SCUOLA SCIENTIFICA TESLIANA DI NATUROPATIA OLISTICA

Prefazione, di Swami Vivekananda 

Sin dall’alba della storia, fra gli essere umani sono stati osservati numerosi fenomeni straordinari. Ma nei tempi moderni chi ne è testimoni non sempre desidera attestare simili eventi, anche in società che vivono lo splendore della scienza moderna. La gran parte dei casi le prove sono considerate inaffidabili, come se fossero provenienti da persone ignoranti, superstiziose o da imbroglioni. In molti casi i cosiddetti miracoli sono finzioni. Ma cosa cercano di imitare?  Una mente scientifica e onesta non esclude nessuna ipotesi senza adeguata investigazione. Molti scienziati, incapaci di spiegare svariati e straordinari fenomeni mentali, cercano di ignorarne la loro stessa esistenza. Sono quindi, per alcuni aspetti, più criticabili di coloro che pensano che le loro preghiere siano state esaudite da un essere, o da o più esseri che vivono sopra le nuvole, oppure coloro che pensano che i loro desideri possano cambiare il corso dell’universo. Questi ultimi hanno la scusa dell’ignoranza, o almeno di un sistema educativo lacunoso che ha insegnato loro la dipendenza da simili esseri, una dipendenza che è divenuta parte della loro natura. I primi invece non hanno scuse.

[Il Raja-Yoga è una scienza] 

[In India,] questi fenomeni prodigiosi sono stati indagati e studiati per migliaia di anni. Ogni area delle possibilità religiose e spirituali dell’uomo è stata analizzata, e il risultato pratico è la scienza del Raja-Yoga. A differenza dei moderni scienziati, il Raja-Yoga non nega l’esistenza di fatti che sono difficili da spiegare. Al contrario, in modo sobrio ma senza incertezze, dice alle persone superstiziose che i miracoli e le risposte alle preghiere, e i prodigi della fede, benché  reali, non possono essere spiegati con la superstizione o con l’azione di esseri che stanno sopra le nuvole. Dichiara invece che ogni essere umano è solo un condotto per l’infinito oceano di conoscenza e potere che giace oltre l’umanità. Insegna che desideri e voglie sono nell’uomo, e che il potere di esaudirli sono sempre nell’uomo; e che ogni volta che un desiderio o una necessità sono stati risolti, una preghiera è stata esaudita, è avvenuto per l’infinita fonte della natura, e non per intervento soprannaturale.  

[Manifestazioni sottili e grossolane della natura] 

L’idea di esseri soprannaturali [sopra di noi] può sostenere la capacità di azione dell’uomo, ma porta anche decadenza spirituale. Porta infatti dipendenza, paura, superstizione. Degenera in un’orribile credenza nella naturale debolezza dell’uomo. Non esiste il soprannaturale, dice invece lo Yogi, ma in natura ci sono manifestazioni grossolane e manifestazioni sottili. Il sottile è la causa, il grossolano è l’effetto. Il grossolano può essere facilmente percepito dai sensi, non così il sottile.  La pratica del Raja-Yoga conduce il praticante all’acquisizione di percezioni sempre più sottili. 

[La liberazione dell’anima] 

Tutti i sistemi ortodossi della filosofia indiana hanno un obiettivo, la liberazione dell’anima attraverso la perfezione. Il metodo pratico è lo yoga. La parola Yoga copre un immenso spazio di significato, ma sia la scuola filosofica Samkhya sia la scuola Vedanta indicano lo Yoga in una forma o nell’altra. L’oggetto di questo libro è la forma di Yoga conosciuta come Raja-Yoga. Gli Aforismi di Patanjali sono la più autorevole opera sulla disciplina del Raja-Yoga, e rappresentano il libro di studio fondamentale. Gli altri filosofi, anche se occasionalmente differiscono da Patanjali su alcuni punti filosofici, in genere ne accettano il metodo. La prima parte di questo libro comprende diverse lezioni svolte da questo autore a New York. La seconda parte è una libera traduzione degli aforismi (sutra) di Patanjali, con un commento di accompagnamento. [Questa seconda parte non è stata tradotta perché esistono in commercio numerosissime traduzioni e commenti degli Yogasutra più aggiornati e approfonditi, sia dal punto di vista scientifico, sia dal punto di vista divulgativo.] Sforzi sono stati compiuti per evitare eccessivi tecnicismi, mantenendo uno stile semplice e piano. Nella prima parte ci sono alcune indicazioni pratiche semplici e specifiche per lo studente che vuole praticare. Ma è sempre opportuno ricordare che, con rare eccezioni, lo Yoga può essere appreso con sicurezza solo dal diretto contatto con un insegnante. Se queste conversazioni ottengono il risultato di risvegliare il desiderio di approfondimenti, l’insegnante apparirà. Il sistema di Patanjali è basato sul sistema filosofico Samkhya, con poche differenze.

Le due più importanti sono:  

1. Patanjali ammette un Dio Personale nella forma di un primo insegnante di Yoga, mentre il solo Dio che il Samkhya ammette è un essere quasi perfetto temporaneamente responsabile del ciclo di creazione.

2. Lo Yogi considera di essere tutt’uno con l’anima, o Purusha (spirito), mentre il Samkhya no. 

— L’Autore.

 

Gianni Lombardi. Raja-Yoga di Vivekananda: Nuova traduzione in italiano (Italian Edition) Edizione del Kindle.

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Che cos’e’ il sistema craniosacrale

Il sistema nervoso centrale è l’unica struttura del nostro corpo a non essere soggetta alla forza di gravità. Si tratta di un sistema idraulico semichiuso, in cui il liquido cerebrospinale, prodotto nei plessi corioidei dei ventricoli cerebrali, circola nello spazio subaracnoideo di encefalo e midollo spinale per essere riassorbito nelle granulazioni aracnoidee. In questo modo, esattamente come ognuno di noi quando viveva nel ventre materno “galleggiando” indifferente alla forza di gravità, il sistema nervoso galleggia nel fluido costituito dal liquido cerebrospinale. Come il feto è in collegamento con l’esterno attraverso gli organi di senso e il cordone ombelicale, così il nostro sistema nervoso, oltre che con gli organi di senso (che ad esso sono direttamente collegati) scambia informazioni con l’esterno grazie al fluido in cui è immerso.

In realtà, alcune ricerche recenti sembrano confermare la circolazione del liquido cerebrospinale in tutti i tessuti del corpo, attraverso una rete fittissima, parallela a quella dei capillari e del sistema nervoso. Ma poiché la ricerca medicoscientifica (è un fatto, non una notazione polemica) è possibile solo se sponsorizzata e finanziata dalle aziende agroalimentari, chimiche e farmaceutiche, che possono e devono ricavare un utile dai risultati della ricerca stessa, è a tutti evidente come la ricerca sul significato dell’esistenza del sistema craniosacrale passerà sempre in secondo piano rispetto a quelle che possono condurre al brevetto di un nuovo farmaco.

A tutt’oggi, quello che la scienza biomedica sa della funzione del liquido cerebrospinale, (prodotto attraverso la filtrazione del sangue nella quantità da 100 a 1000 cc al giorno) è solo che in parte esso garantisce una “ammortizzazione” degli urti che potrebbero danneggiare il sistema nervoso, e in parte che esso svolge la funzione di nutrire e depurare da sostanze tossiche i delicati tessuti nervosi.

Da sempre la medicina occidentale ha considerato i fluidi corporei (a partire dalla dottrina degli umori della medicina ippocratica) come veicoli di malattie, al punto che fino a (relativamente) poco tempo fa, digiuni, salassi, clisteri e ogni altra pratica che servisse ad espellere fluidi erano considerate il rimedio principe contro ogni malattia. Oggi fortunatamente riteniamo che come per tutti i fluidi, la funzione del liquido cerebrospinale potrebbe essere quella di agire da trasportatore di informazioni: insieme al liquido sono trasportate vitamine, tossine, neurotrasmettitori e relative informazioni. Queste possono giungere attraverso gli organi di senso alle strutture nervose deputate alla loro elaborazione, e da qui essere trasportate nel resto del corpo a tutte le cellule tramite la circolazione del liquido cerebrospinale, che è direttamente in contatto con tali strutture nervose, e che dopo la filtrazione nei ventricoli cerebrali le conduce attraverso tutto il corpo.

Esistono altre informazioni non cognitive, che sfuggono cioè alla nostra percezione ed elaborazione consapevole: per esse il sistema deputato è quello immunitario, il nostro occhio interno, che vigila incessantemente per proteggerci e per informarci non solo sugli “attacchi” di sostanze tossiche in senso materiale, ma che , insieme agli altri sistemi, collabora per porre in atto strategie difensive contro le “tossine” psicoemotive.

Sulle meningi sono presenti cellule immunitarie: gli antigeni arrivano al cervello con il sangue, (che, filtrato, diventa nei ventricoli cerebrali liquido cerebrospinale) e sono intercettati da cellule immunitarie, coinvolgendo microglia e linfociti che attraversano la barriera ematoencefalica e da qui passano al liquido interstiziale e alla linfa. Il fatto che insieme a sostanze materiali vengano trasportate “informazioni” è una ipotesi che sembra plausibile anche alla luce della stessa fisica quantistica, se pensiamo che per ogni informazione (l’onda, il pensiero, l’emozione) esiste una corrispondente entità materiale (la particella, l’ormone, il neuropeptide) e viceversa.

La vita si esprime attraverso il fluido del liquido cerebrospinale che determina il movimento dei tessuti che si frappongono tra esso e le strutture più rigide, le ossa. Queste, a loro volta, producono un movimento dei tessuti e dei fluidi ad esse collegati determinando la trasmissione di informazioni, cioè di energia. Passiamo da energia a materia e viceversa, secondo una serie di ritmi diversi, di cui quello craniosacrale è uno dei più misteriosi e affascinanti.

  • Tratto dal libro: Terapia Craniosacrale tradizionale di Guido A. Morina

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Il Reiki ad indirizzo teosofico di Helena Blavatsky

Il reiki che è illustrato nel presente manuale si ispira ai principi della società teosofica fondata da Elena Blavatsky nel 1875 a New York, ma il suo metodo è stato elaborato a seguito di un lungo processo di interpretazione dei testi esoterici della Blavatsky, i quali sono stati tradotti nella pratica del Reiki grazie all'opera di alcuni grandi maestri esoterici nel corso dello scorso secolo.

La società teosofica rappresentò, alla fine del 19º secolo, il movimento esoterico di riferimento per tutti coloro che, a livello internazionale, ricercavano una forma di sintesi, o di sincretismo, tra tutte le religioni, le scienze e le filosofie orientali e occidentali. Oggi questo straordinario obiettivo di crescita e di evoluzione culturale si manifesta nell'approccio scientifico definito ”consilienza", il quale propone la sintesi del significato di tutte le scienze, naturali e umane.

Negli ultimi decenni del 19º secolo iniziò il primo vero grande interesse della cultura occidentale nei confronti di quella orientale e Helena Blavatsky ebbe il grande merito di portare negli Stati Uniti e in Europa la conoscenza dei testi sacri orientali. La società teosofica può essere considerata il primo movimento New Age della storia, in quanto proclamava innanzitutto principi di condivisione, solidarietà e fratellanza universale, e si proponeva di approfondire e diffondere lo studio comparato delle religioni, filosofie e scienze umane e naturali nell'ottica nella ricerca del significato delle leggi della natura e del comportamento umano.

Negli anni ’30 del 20º secolo, alcuni membri della società teosofica italiana, tra cui l'ingegner Renzo Curti(1), si proposero l'ambizioso obiettivo di applicare ciò che gli studi condotti all'interno della società teosofica avevano elaborato fino a quel momento per costruire una disciplina pratica, fondata su un metodo di elevazione morale e spirituale alla portata di tutti, che consentisse di diffondere la conoscenza delle scienze esoteriche attraverso un approccio scientifico applicato ai rituali religiosi, alle arti marziali orientali e all’alchimia.

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Essi capirono che gli studi, i dibattiti e le dispute teoriche all'interno della società teosofica erano diventati sempre più appannaggio di una élite culturale e sociale (in contrasto con gli scopi originali della società) e cercarono quindi all'interno nella cultura dell'Estremo Oriente un metodo ispirato a quello delle arti marziali, il quale permettesse a chiunque di elevarsi culturalmente e spiritualmente attraverso l'applicazione di pratiche che costituissero un ponte tra la materialità e la meccanicità della scienza occidentale e la spiritualità orientale.

Lo trovarono nel Reiki, il quale aveva già proceduto a una sintesi dei principi e delle tecniche da utilizzare all'interno di una pratica spirituale universale, ma che mancava di un rigoroso approccio scientifico fondato sul significato simbolico degli strumenti, degli esercizi e delle tecniche utilizzate all'interno della pratica di questa disciplina.

Secondo i Maestri spirituali della Società teosofica, infatti, il reiki che si stava diffondendo agli inizi del secolo scorso in Giappone era troppo marcatamente condizionato dalla mentalità e dalla cultura religiosa dell’Estremo Oriente, al punto da rifiutare ogni interpretazione in termini scientifici dei rituali rigidi e dogmatici su cui si fondava.

Il reiki che essi intendevano diffondere anche in occidente avrebbe quindi dovuto rappresentare un metodo di crescita e di elevazione spirituale, e non un metodo terapeutico come quello proposto dal reiki tradizionale. Si consideri, infatti, che la società teosofica accoglieva principalmente scienziati (si pensi al medico antroposofico Rudolf Steiner, ai medici psicoanalisti Wilhelm Berger e Helmut Wertheimer) ossia intellettuali che applicavano i principi del metodo scientifico nello studio, nella analisi dei fenomeni nella realtà e nella loro pratica professionale. Essi non potevano che rifiutare una pratica che proponeva la cura di disturbi fisici e psichici tramite rituali religiosi, come è ancora oggi nel reiki tradizionale, senza neppure prendere in considerazione l'esistenza e l'influenza della ricerca medica, psicologica e scientifica in materia di guarigione.

Nel corso nella seconda metà del secolo scorso, quando le scienze mediche e psicologiche avevano già iniziato il loro poderoso processo di ricerca, di scoperte, di aggiornamento e di approfondimento secondo i principi e il metodo scientifico, l'opera dei maestri della società teosofica italiana proseguì attraverso il continuo perfezionamento del metodo del Reiki, da quel momento definito “metodo Blavatsky”, il quale si arricchì via via del contributo di psicologi, teologi, sociologi, medici, psichiatri, i quali condividevano il principio fondamentale secondo il quale simboli e rituali esoterici dovevano essere interpretati e applicati alla pratica spirituale non in quanto tali, ma come strumenti di risveglio della conoscenza e della consapevolezza del singolo individuo; sul presupposto che l’energia necessaria per avviare e sostenere il processo di crescita e di guarigione spirituale andasse ricercato nelle risorse interne dell’uomo, e non in forze soprannaturali alle quali sottomettersi passivamente.

A seguito di viaggi in India, a Ceylon (l’odierna Sri Lanka) e in Giappone, essi giunsero alla conclusione che coloro che avevano alle spalle una vita di studio e di applicazione alla ricerca nelle scienze esoteriche e di quelle naturali e umane avrebbero dovuto ispirarsi al principio morale della condivisione del sapere e iniziare alle scienze esoteriche il popolo.

Per fare ciò, come si diceva, era necessario che coloro che volevano avvicinarsi a questo percorso di crescita e di conoscenza e di consapevolezza venissero "iniziati" da un maestro spirituale, con l'idea che i migliori tra loro avrebbero potuto a loro volta acquisire le competenze e la qualifica di maestri in scienze esoteriche e diffondere così il metodo Blavatsky.

In comune con il metodo Usui, queste due forme di reiki hanno mantenuto il ricorso a protocolli e tecniche sotto forma di rituali, e il presupposto tipicamente esoterico della iniziazione alla pratica spirituale da parte di un maestro. A parte ciò, i due metodi differiscono in maniera molto netta, in quanto il metodo Blavatsky rifiuta di assecondare il richiamo suggestivo della superstizione e della religiosità applicata alla cura di disturbi fisici e psichici. A differenza del reiki commercialmente diffuso, perché facile e non impegnativo, esso si basa su un approccio scientifico all’uso di simboli e rituali e sulla consapevolezza e partecipazione attiva del singolo individuo al processo di guarigione spirituale, fondata sullo studio, il lavoro e la condivisione dei risultati.

1 E’ dagli appunti raccolti dall’Ing. Renzo Curti che sono tratti gran parte degli insegnamenti esoterici illustrati all’interno dei manuali di formazione al Reiki Blavatski.

  • Tratto dal libro "Manuale di Reiki I livello" di Davide Lamberti, Monica Bentivoglio

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BREVE STORIA DELLA TERAPIA CRANIOSACRALE

 

La terapia craniosacrale nasce da una costola dell’osteopatia(1), disciplina fondata negli Stati Uniti nel 1874 da Andrew Taylor Still, bizzarro medico americano, il quale ebbe non poche difficoltà a far accettare al mondo della medicina tradizionale del tempo la sua , per certi versi rivoluzionaria, concezione della salute. Come tutti i personaggi che hanno lasciato un impronta nella storia, era un uomo dai molteplici interessi, curioso e aperto a nuovi modi di interagire con la realtà esterna. Come medico, per esempio, era particolarmente interessato alle tecniche terapeutiche degli indiani d’America, i quali non operavano una distinzione così netta come quella dei medici occidentali tra spirito e materia, e che ritenevano che la salute dipendesse da un equilibrio con la natura. Questa concezione, secondo cui tutte le forme che assume la realtà esterna hanno un preciso significato simbolico legato alla funzione e allo scopo, ispirò la sua visione della salute, riassumibile nei tre principi fondamentali dell’osteopatia ( ma perfettamente applicabili anche oggi a qualunque visione olistica della salute):

1) Il corpo è un unità

2) Struttura e funzione sono interconnesse

3) Il corpo è dotato di un meccanismo di autoriparazione

Secondo Still, la salute dipende dall’equilibrio dinamico tra le varie strutture corporee e dal libero scorrimento dei fluidi, in quanto ogni restrizione o disfunzione a livello delle articolazioni, dei muscoli e dei tessuti, conduce alla malattia. Partendo dallo studio della anatomia e fisiologia dell’apparato muscolo scheletrico egli riteneva che tutte le relative restrizioni e disfunzioni potessero essere eliminate grazie a precise tecniche di manipolazione. Evidentemente, si tratta di una concezione che a molti, oggi, può sembrare troppo meccanicistica e legata solo all’aspetto materiale del sistema mente-corpo, ma che all’epoca ebbe un effetto dirompente sulla concezione tradizionale della medicina. Teniamo conto che l’inconscio e la psicoanalisi erano ancora di là da essere portati alla luce , che la fisica era una scienza ancora primitiva, che il ruolo delle emozioni, dei ricordi, dei sentimenti sulla nostra salute non era neanche preso in considerazione. In una tale situazione, affermare che il paziente poteva essere curato senza intervenire semplicemente sull’organo o sul tessuto malato, ma cercando di riportarlo in una condizione di equilibrio nella sua interezza,(andando ad agire magari su altre parti del corpo, apparentemente prive di disturbi e disfunzioni), era già un’eresia.

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Affermare che la salute e la funzionalità del corpo e delle sue singole parti possa essere condizionata dalla postura o da restrizioni del tessuto connettivo, era una assurdità. Ma avere il coraggio di affermare che la guarigione potesse venire, oltre che da Dio e dai medici, anche e specialmente da una non meglio identificata forza vitale di autoguarigione che ognuno di noi possiede, era veramente troppo . Still fu costretto per tutta la vita a sopportare la derisione e la diffidenza di gran parte della classe medica, il che non gli impedì di fondare una sua scuola e di avere molti pazienti soddisfatti e una schiera di sostenitori. Si dice che una volta fu sfidato a guarire una persona affetta da infezione da parassiti intestinali: i suoi colleghi , medici ortodossi, si chiedevano come una manipolazione di muscoli, ossa e articolazioni potesse avere qualche cosa a che fare con dei parassiti intestinali. Egli raccolse la sfida e , come potete immaginare, il paziente guarì perfettamente in breve tempo. A chi gli chiese come avesse fatto, egli rispose:

“Io non ho guarito il paziente da una infezione da parassiti intestinali con la manipolazione osteopatica, io l’ho solo aiutato a recuperare energia e vitalità: tutto il resto, l’ha fatto lui.”

Ecco comparire ancora una volta i concetti tipicamente naturopatici di energia e vitalità , che andremo ad approfondire , nel corso degli studi, anche nell’ottica della visione delle scienze moderne. Per ora basti sottolineare la profondità e vastità del concetto espresso con queste poche parole dal medico americano: la vera guarigione, se pur attivata dall’intervento del terapista, è un processo che si attiva grazie ad energie insite nella persona stessa del paziente, e che non possono essergli “ profuse” dall’esterno.

 

Tra i suoi allievi ,il giovane W. Sutherland era uno dei più curiosi e aperti: un giorno, osservando un cranio esploso, cioè un cranio in cui le singole ossa erano state separate, si accorse della strana struttura dell’osso temporale. Come è noto, il temporale (una delle prime ossa che si ossificano già alla sedicesima settimana di vita embrionale) è costituito, fondamentalmente, di una parte piatta, la squama, e dalla rocca petrosa. La prima deriva dalla dura madre, la seconda da cartilagine. Ebbene , la strana struttura del bordo esterno della squama gli fece venire il dubbio che essa non fosse in origine “saldata” a parietale e sfenoide, ma che potesse avere una certa libertà di movimento, come per consentire una sorta di respirazione ; in pratica intuì che potesse essere il residuo di quelle che erano le branchie del pesce poste proprio dietro gli occhi e la bocca, che svolgono appunto questa funzione. In effetti, se riflettiamo solo un attimo sul fatto che la vita è sorta nel mare, cioè nei fluidi, possiamo cogliere connessioni e analogie illuminanti.

 

1 Come la donna è nata, secondo la Genesi, da una costola dell’uomo, così la terapia craniosacrale è nata da una costola dell’osteopatia. Rispetto a quest’ultima, infatti, essa rappresenta il lato più dolce, accogliente, contenitivo, non violento, cioè il lato “femminile” della terapia corporea.

  • Tratto dal libro: Terapia Craniosacrale tradizionale di Guido A. Morina

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La respirazione naturale e corretta

Per scoprire se la vostra respirazione è corretta, potete fare un piccolo test.

L’unico strumento richiesto sono le vostre mani e un posto dove sdraiarvi che non sia troppo morbido.

Una volta sdraiati mettetevi comodi per circa un minuto, in modo che il vostro respiro si normalizzi. Passato il minuto poggiate una mano in alto sul torace e l’altra sull’addome, dove finisce la gabbia toracica, proprio sopra l’ombelico.

Ora, continuando a respirare normalmente, senza fare sforzi di qualunque tipo, seguite il movimento delle vostre mani. Se si muove la mano posata sull’addome, state respirando correttamente, perché vuol dire che utilizzate il diaframma, il muscolo della respirazione su cui avete posato la mano. Se si muove l’altra mano, quella posta in alto sul torace, state facendo una respirazione di tipo toracico, e gli esercizi di respirazione miglioreranno di molto il vostro modo di respirare.

Imparare a respirare in maniera efficiente e profonda è facile.

La prima e unica regola che dobbiamo rispettare per imparare una nuova tecnica è metterci al lavoro e continuare finché non la padroneggiamo in maniera soddisfacente. Il perfezionamento avverrà col tempo. Mettete una mano sull’addome, proprio sopra l’ombelico, e quando respirate, fate salire e scendere la mano, regolarmente, senza fretta. Ci vogliono pochi minuti per capire quali muscoli utilizzare (il diaframma). L’esercizio è riuscito quando si muove solo il diaframma, la respirazione è addominale e la parte superiore del petto non si muove. In pochi minuti si dovrebbe sentire una differenza nella respirazione, più profonda, lenta e regolare.

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Ora che si è appreso il modo corretto di respirare, si può verificare se si respira sempre in questo modo, durante le normali attività quotidiane. L’ascolto del proprio corpo è fondamentale. Basta fermarsi ogni tanto e “ascoltare” il respiro. Se scorre come durante l’esercizio, si sta effettuando la respirazione corretta, altrimenti si è tornati a respirare con la parte alta del torace. In questo caso basta riprendere a respirare come durante l’esercizio. Dopo qualche giorno di questo addestramento la respirazione diaframmatica dovrebbe essere permanente.

Controllate ancora per qualche tempo, e poi fatelo ad intervalli molto lunghi. Alla fine dimenticherete di farlo, e avrete ottenuto una profonda respirazione diaframmatica.

Se ci si accorge che si è tornati a respirare con la parte alta del torace, ripetere l’esercizio base e il periodo di ascolto. E’ molto utile respirare con la mano sull’addome prima di addormentarsi: oltre ad essere un esercizio utile per la respirazione, favorisce il rilassamento e il sonno.

Se si ha difficoltà a coordinare i movimenti dell'addome con le fasi respiratorie, vi consigliamo di estendere l'addome in fuori e di contrarlo in dentro alcune volte senza respirare. Esercitatevi fino a quando estendere contrarre l'addome sarà facile, quasi automatico. Poi provate a coordinare questi movimenti con le fasi respiratorie senza eseguire le pause. Infine, quando avrete imparato anche questo, fate le corrette pause tra ogni movimento respiratorio.

Un altro metodo per facilitare l'apprendimento della respirazione terapeutica è quello di appoggiare una mano sull'addome. Durante l'espirazione spingete in dentro l'addome con la mano; durante l'inspirazione allentare la pressione della mano sull'addome.

Un terzo sistema per imparare con facilità la respirazione è il seguente: sdraiatevi sul letto senza cuscino, sollevate le gambe e appoggiate un libro sulla parte bassa del torace e sull'addome. Osservando il libro, riuscirete a controllare se state coordinando correttamente il movimento dell'addome con le fasi respiratorie. Infatti, durante l'espirazione il margine inferiore del libro deve inclinarsi verso il basso.

 

 Tratto dal libro: Manuale di pranoterapia di Davide Lamberti, Guido A. Morina

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