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LEGGE TURCO NAPOLITANO, I PROBLEMI DELL’IMMIGRAZIONE

L’attuale normativa relativa alle politiche d’immigrazione in Italia è per la maggior parte frutto della combinazione di due provvedimenti: il Testo Unico n. 286 del 25 luglio 1998, essenzialmente basato sulla legge n. 40 del 6 marzo 1998 (cosiddetta “Turco-Napolitano”, dal nome dei Ministri degli Affari sociali e dell’Interno), e la n. 189 del 30 luglio 2002 (cosiddetta “Bossi-Fini”, dal nome del Ministro per la Devolution e del vicepremier dell’allora Governo di centro-destra, leader rispettivamente della Lega Nord e di Alleanza Nazionale), e nelle loro ulteriori modificazioni.

Il rispetto dei diritti fondamentali e la garanzia della salute dell’individuo sono i motivi di ispirazione principale di questa legge che ha tre campi d’azione: il flusso degli immigrati, la promozione dell’integrazione e la lotta contro la clandestinità.

Secondo la legge Turco-Napolitano, il governo stabilisce ogni tre anni dopo alcune discussioni con i rappresentanti delle Regioni, le Province, i Comuni, le unioni commerciali e le associazioni che operano nel campo dell'integrazione degli immigrati, la linea del flusso immigratorio sulla base di provvedimenti della legge menzionata.

L'introduzione del sistema “percentuale di entrata” è stabilita sulla base del mercato del lavoro, le necessità e gli accordi bilaterali firmati coi paesi “soci”.

La politica della “quota” è uno strumento di pianificazione, non propriamente uno strumento umanitario come la politica di asilo, la protezione provvisoria o la misura di ricongiunzione familiare.

Favorire l'immigrazione è un’ottima politica nel contesto economico e sociale di aree agiate e popolate in gran parte da anziani.

L’economia italiana ha bisogno di lavoratori stranieri soprattutto nel settore dell’edilizia, dei servizi socio assistenziali (anziani, disabili, ecc.), dell’artigianato, dell’industria meccanica e dell’agricoltura.

Spesso immigrati possono trovare lavoro in tutti i settori rifiutati dalla popolazione residente (compiti servili, lavori non qualificati e lavori stagionali) anche se a volte c'è anche una richiesta di figure professionali e più qualificate nel campo dell’alta tecnologia.

 

Salvatore Dott. Carlone

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