SCUOLA SCIENTIFICA TESLIANA DI NATUROPATIA OLISTICA

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CENNI STORICI SUL CADORE

ANNO 1915

Secondo attacco agli sbarramenti.

Il mattino del 30 luglio, riordinate le truppe e rifornite le artiglierie, ebbe inizio un secondo attacco agli sbarramenti. Lo sforzo venne esercitato, in gran parte, contro le stesse posizioni che già avevano messo a dura prova lo sfortunato valore delle nostre truppe, ed anche questa volta non dette, e per le medesime ragioni – insufficienza di mezzi, andamento sfavorevole del terreno di attacco, abilità di apprestamenti difensivi – risultati tangibili.

La sera del 2 agosto, la 18ª Divisione attaccò sul Col di Lana le due forti posizioni denominate “Panettone” e “Cappello di Napoleone”, che coronavano rispettivamente gli speroni di Salesei e di Agai, ma l’azione, benché più volte ritentata con molta decisione, non riuscì. Qualche tratto di trincea nemica, ove l’impeto dell’assalto portò il piede dei nostri fanti, fu ben resto dovuto abbandonare.

Qualche reale vantaggio fu conseguito invece sulle Tofane; il giorno 3 agosto, infatti, dopo una lunga e pertinace lotta, veniva espugnata la forcella tra le due Tofane, e più tardi, il 18 settembre, un nucleo di volontari della Compagnia volontari Feltre riusciva ad impadronirsi della sommità della Tofana 1ª (m. 3220).

Sterili, al contrario, per quanto sanguinosi, furono i ripetuti tentativi della Brigata Reggio e dei Battaglioni alpini Belluno e Val Chisone, per estendere il nostro possesso sul gruppo Falzarego-Lagazuoi e per inerpicarsi sulle nude pareti del Castelletto.

Il giorno 3 agosto e l’11 dello stesso mese furono tentati nuovi attacchi alle posizioni avversarie del monte Piana, ma anche questa volta le difese avversarie resero vani gli sforzi delle nostre fanterie.

La 10ª Divisione eseguì, il 4 agosto, un attacco alle aspre posizioni montane del M. Rotheck (/M. Rosso) e del Bleim Feichten (al Pineto), che coprivano lo sbarramento di Sexten, ad oriente del Passo di M. Croce Comelico. Un battaglione del 92° Fanteria riuscì ad impadronirsi della sommità del Rotheck, ma, sopraffatto dal tiro d’artiglieria ed insidiato dalle posizioni laterali, tuttora in mano dell’avversario, fu costretto a ritirarsi. E quale, infruttuoso esito ebbe un nuovo attacco alle stesse posizioni, ritentato il giorno 6 settembre, che ci costò perdite molto dolorose.

Un generoso tentativo, diretto alla riconquista del monte Peralba, fu eseguito, in accordo con altri movimenti delle truppe della Zona Carnia, nella notte dell’8 agosto, da un gruppo di volontari della Compagnia Pieve di Cadore, di alpini del Battaglione Dronero e dell’8° Bersaglieri, guidati da un giovane animoso, Fabio Monti, volontario cadorino. La trincea avversaria, sulla cima del monte, fu con irresistibile impeto assaltata e presa, ma l’accorrere di rinforzi costrinse il valoroso drappello ad abbandonarla. Fabio Monti rimase ucciso sulla posizione, com’è ricordato dalla lapide, che oggi si legge su questa vetta: “Qui giunse l’8 agosto 1915 – audacemente sfidando per l’Italia la notte, l’abisso e le armi – Fabio Monti di Auronzo – volontario alpino del Cadore – Qui rimase il corpo ferito nella fronte – oltre andando lo spirito e le sorti!”.

Con migliore fortuna si combatté, infine, ad oriente dello sbarramento di Landro, ove, dal giorno 12 agosto al 19, si svolse una serie di movimenti partenti dal monte Paterno e dalle tre cime di Lavaredo, e diretti all’aggiramento degli sbarramenti avversari. Vincendo la viva resistenza austriaca, furono compiuti notevoli progressi nella regione dei laghi Bòden ed in quella della Grava Longa (Langen Alpe), raggiungendo il pieno possesso della Forcella di Toblin, alla testata della Rienza Nera.

Tratto da:

CENNI STORICI SUL CADORE

edito dalla

BRIGATA ALPINA CADORE

SM – UFFICIO OAIO

Generale di Brigata (ris) Antonio GELSOMINO

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