INTRODUZIONE AL RAJA-YOGA 

Tutta la nostra conoscenza è basata sull’esperienza. Anche quella che chiamiamo inferenza, in cui andiamo dal dettaglio al generale, o viceversa, ha sempre l’esperienza alla sua base. In quelle che sono chiamate scienze esatte si trova facilmente la verità perché si richiama alla particolare esperienza di ogni essere umano. Lo scienziato non ci chiede di credere in qualcosa, ma ottiene certi risultati che vengono dalla sua esperienza, e ragionando su di essi ci chiede di credere nelle sue conclusioni, appellandosi a qualche universale esperienza dell’umanità. In ogni scienza esatta c’è una base comune a tutta l’umanità, in modo che possiamo vedere una volta per tutte la verità o la falsità delle conclusioni tratte. Ora la domanda è: la religione ha simili basi oppure no? Io mi sento di rispondere sia affermativamente, sia negativamente. La religione, così come viene generalmente insegnata in tutto il mondo, si dice sia basata su fede e credenza. In molti casi consiste solo in differenti insiemi di teorie, e questa è la ragione per cui tutte le religioni spesso sono in contrasto fra loro. Queste teorie, a loro volta, sono basate su fede e credenze.

Qualcuno a un certo punto afferma che ci sia un grande Essere seduto sopra le nuvole che governa l’intero universo, e chiede di credere unicamente sulla base delle sue asserzioni. Allo stesso modo, io posso avere le mie idee e chiedere agli altri di aderirvi; se mi chiedono perché, non sono in grado di fornire motivi plausibili. Questo è il motivo per cui religione e filosofie metafisiche hanno una cattiva fama. Ogni persona istruita sembra dire “Queste religioni sono loro mucchi di teorie senza alcun fondamento, ognuno predica quello che gli piace.” Ciononostante, c’è una base universale nella religione, in grado di governare tutte le diverse teorie e tutte le varie idee delle diverse sette dei diversi paesi del mondo. Andando alla loro base ci rendiamo conto che anch’esse sono basate sull’esperienza universale. [Religioni con un libro sacro e religioni senza libro] In primo luogo, se analizziamo tutte le varie religioni del mondo, scopriremo che sono divise in due classi: quelle con un libro sacro e quelle senza libro. Quelle con un libro sono le più forti e hanno un più ampio numero di seguaci. Quelle senza libro sono in gran parte estinte, oppure hanno un seguito piccolo. Tuttavia, in ognuna di esse [le religioni del libro] troviamo un consenso di opinioni:

le verità che insegnano sono il risultato dell’esperienza di particolari persone. I Cristiani chiedono di credere in Cristo, nella sua religione, e il fatto che lui è la reincarnazione di Dio, di credere in Dio, nell’esistenza dell’anima, e in un mondo migliore per quell’anima. Se ne chiedo le ragioni, il Cristiano mi dice di avere fede. Ma se vai alla fonte della Cristianità, scoprirai che è basata sull’esperienza. Cristo disse di avere visto Dio; i discepoli di avere sentito Dio, e così via. Allo stesso modo nel Buddismo si tratta dell’esperienza del Buddha. Egli sperimentò  certe verità, le vide, entrò in contatto con esse, e le predicò al mondo. Lo stesso vale per l’Induismo. Nei loro libri gli autori, che sono chiamati Rishi o saggi, dichiarano di avere sperimentato alcune verità, e queste predicano. In questo modo è chiaro che tutte le religioni del mondo sono basate sopra quella universale e adamantina fondazione di tutta la nostra conoscenza: l’esperienza diretta. I profeti hanno tutti visto Dio, hanno visto la propria anima, hanno visto il loro futuro, hanno sperimentato l’eternità, e ciò che hanno visto hanno predicato.  C’è solo una differenza: secondo queste religioni, specialmente nei tempi moderni, viene fatta una speciale affermazione, ovvero che quelle esperienze non sono più possibili possibili oggi. Erano possibili solo per poche persone, pochi eletti, i primi fondatori delle religioni che portano il loro nome. Oggi queste esperienze non sarebbero più possibili, e quindi dobbiamo credere nella religione in quanto tale.  Questo io lo nego. Se c’è stata un’esperienza in questo mondo in una particolare branca della conoscenza, ne segue assolutamente che tale esperienza è stata possibile milioni di volte prima e potrà essere ripetuta eternamente. L’uniformità è la rigorosa legge della natura: quello che è successo una volta può succedere sempre. 

[La vera essenza della spiritualità]

I saggi della scienza dello Yoga, quindi, dichiarano non solo che la religione è basata sull’esperienza di antichi tempi, ma anche che nessun uomo può essere religioso finché non ha le stesse esperienze lui stesso. Lo Yoga è la scienza che ci insegna come fare queste esperienze. Non serve a niente parlare di religione se non la si sperimenta. Perché ci sono così tanti contrasti, guerre e discussioni nel nome di Dio? Ci sono stati più spargimenti di sangue nel nome di Dio che per altre cause, perché i popoli non sono mai andati alla fonte. Si accontentavano di seguire le tradizioni dei loro antenati, e volevano che gli altri facessero la stessa cosa. Che diritto ha un uomo di affermare di avere un’anima se non la sente, o di dire che esiste un Dio se non lo vede? Se c’è un Dio dobbiamo vederlo, se c’è un’anima dobbiamo percepirla. In caso contrario, meglio non credere. È meglio essere sinceramente atei piuttosto che ipocriti.  [La metafisica è inutile?] Dall’altra parte, l’idea moderna fra i maggiori studiosi è che religione, metafisica e ogni ricerca di un Essere Supremo sia futile. Per molte persone istruite l’idea della religione sembra non avere basi: il suo unico valore sembra essere che fornisca dei motivi per essere buoni e bravi cittadini. Se gli uomini credono in Dio, pensano alcuni, è più probabile che divengano buoni, morali e bravi cittadini. Non possiamo incolparli per queste idee, visto che il genere di educazione che ricevono è il condizionamento a credere una serie di nozioni astratte, senza sostanza concreta. Gli si chiede di vivere secondo le parole. È possibile? Se fosse possibile, io non avrei nessuna considerazione per la natura umana. L’uomo aspira alla verità, vuole sperimentare la verità in prima persona. Quando l’ha sperimentata, dichiarano i Veda, allora tutti i dubbi svaniscono, l’oscurità si squarcia. “O figli dell’immortalità, persino quelli che vivono nelle più alte sfere, la via è trovata; c’è una via fuori da questa oscurità, e questa è percepire Colui che è oltre tutta l’oscurità; non c’è altra via.” [Un metodo scientifico: il Raja-Yoga] La scienza del Raja-Yoga propone all’umanità un metodo pratico e scientifico per raggiungere la verità. In primo luogo ogni scienza deve avere il suo metodo di investigazione. Se vuoi diventare un astronomo e gridi “Astronomia! Astronomia!” questa non arriverà mai. Lo stesso con la chimica.  Occorre seguire una certa metodica. Devi andare in un laboratorio, prendere diverse sostanze, mischiarle, farle reagire, sperimentare, e da queste esperienze verrà la conoscenza della chimica. Se vuoi diventare astronomo devi andare in un osservatorio, prendere un telescopio, studiare le stelle e i pianeti, e quindi diventerai un astronomo. Ogni scienza ha i suoi metodi. Io posso predicare migliaia di sermoni, ma questi non ti faranno diventare religioso, finché non avrai praticato il metodo. Queste sono le verità dei saggi di ogni paese, di ogni era, di uomini puri e privi di egoismo, che non hanno altri motivi che fare del bene al mondo. Tutti dichiarano di avere trovato delle verità più grandi di quelle che i sensi ci comunicano, e invitano a verificarle.  Ci chiedono di intraprendere il metodo e praticarlo onestamente, e quindi se non troveremo questa verità più elevata, avremo diritto di dire che non ci sono verità nelle loro asserzioni. Ma prima di aver verificato non siamo razionali nel negare la verità delle loro asserzioni. Quindi dobbiamo lavorare con fiducia usando i metodi prescritti, e la luce arriverà. [L’osservazione alla base della conoscenza] Per acquisire la conoscenza facciamo uso delle generalizzazioni, e queste sono basate sull’osservazione. Prima osserviamo i fatti, poi generalizziamo, e quindi traiamo conclusioni sui principi. La conoscenza della mente, dell’interna natura dell’uomo, del pensiero, non potrebbe esistere se non avessimo la capacità di osservare i fatti che avvengono all’interno di noi stessi. È relativamente facile osservare i fatti del mondo esterno, poiché molti strumenti sono stati inventati a questo scopo, ma per osservare il nostro mondo interno non abbiamo strumenti che ci aiutino. Ma dobbiamo osservare per avere una vera conoscenza. Senza appropriata analisi, qualsiasi scienza sarebbe senza speranza, pura teoria. E questo è il motivo per cui gli psicologi hanno sempre discusso fra loro, eccetto quei pochi che avevano trovato i mezzi di osservazione. 

[La mente per osservare la propria mente]

La scienza del Raja-Yoga, in primo luogo, propone di darci questi mezzi per osservare gli stati interni. Lo strumento è la mente stessa. Il potere di attenzione, quando adeguatamente guidato e diretto verso il mondo interno, analizzerà la mente, e illuminerà i fatti per noi. I poteri della mente sono come i raggi di luce dissipati; quando vengono concentrati, essi illuminano. Questo è il nostro unico mezzo di conoscenza. Tutti lo usano, sia nel mondo esterno sia in quello interno. Ma, per lo psicologo, la stessa minuta osservazione deve essere diretta verso il mondo interno, la stessa che lo scienziato dirige verso il mondo esterno. Questo richiede una grande quantità di pratica.  Dalla nostra infanzia in avanti ci hanno insegnato a prestare attenzione solo al mondo esterno, ma non al mondo interno, per cui molti di noi hanno quasi perso la capacità di osservare i meccanismi interni. Fermare le distrazioni della mente, portarla a concentrarsi con tutto il suo potere su sé stessa, in modo che possa conoscere la sua stessa natura, è molto difficile e richiede molto lavoro. Ma [probabilmente] questa è l’unica via per utilizzare un metodo scientifico di conoscenza dell’oggetto mente. A cosa serve questa conoscenza? In primo luogo, la conoscenza stessa è la più grande ricompensa a sé stessa. Secondariamente è utile perché porterà via la nostra sofferenza. Quando, analizzando la propria mente, l’uomo entra in contatto diretto con qualcosa di eterno che non sarà mai distrutto, qualcosa che per sua natura è eternamente puro e perfetto, non sarà mai più miserabile o infelice. Tutta la sofferenza umana viene dalla paura e dal desiderio insoddisfatto. [Essenzialmente la sofferenza è la paura del futuro e il desiderio insoddisfatto di quello che non possiamo o non riusciamo a ottenere] L’uomo può scoprire che non morirà mai, e quindi non avrà più paura della morte. Quando scopre di essere perfetto, non avrà più desideri vani, e in assenza di paura e di desiderio, non ci sarà più sofferenza ma perfetta beatitudine, persino in questo corpo. [La concentrazione della mente] C’è un solo metodo con cui ottenere questa conoscenza, ed è chiamato concentrazione. Il chimico nel suo laboratorio concentra tutte le energie della mente in un solo punto, nei materiali che sta analizzando, e così scopre i suoi segreti. L’astronomo concentra tutte le energie della sua mente e le proietta attraverso il telescopio verso i cieli; e così le stelle, il sole e la luna gli offrono i loro segreti. Più concentro il mio pensiero sui temi di cui sto parlando con te, più luce riesco a irradiare su di te e sul tema. Quando tu mi ascolti, più ti concentri e più facilmente riesci ad afferrare quello che ti dico. Tutta la conoscenza del mondo non è stata acquisita grazie alla concentrazione della mente? Il mondo è pronto a cedere tutti i suoi segreti se solo sappiamo come bussare, come dare il colpo necessario. La forza del colpo che apre le porte viene solo dalla concentrazione. Non c’è limite al potere della mente umana. Più è concentrata, maggiore è il potere che si scarica su un singolo punto. Questo è il segreto. 

[I segreti della mente]

È facile concentrare la mente sulle cose esterne, la mente naturalmente va verso l’esterno. Ma non è il caso della religione, della psicologia, della metafisica, dove il soggetto e l’oggetto sono uno. L’oggetto è interno, la mente stessa è l’oggetto, ed è necessario studiare la mente: la mente che studia la mente. Sappiamo che esiste un potere della mente chiamato riflessione. Io parlo con te. Allo stesso tempo sto a parte, come se fossi una seconda persona, conoscendo e ascoltando quello che sto dicendo. Tu lavori e pensi allo stesso tempo, mentre una porzione della tua mente sta al tuo fianco e vede quello che stai pensando. I poteri della mente dovrebbero esser concentrati e rivolti su sé stessa. E, come i luoghi più oscuri rivelano i loro segreti sotto i raggi penetranti del sole, così la mente concentrata penetra e rivela i suoi stessi segreti. In questa maniera arriviamo alla base della fede, l’autentica spiritualità della religione. Possiamo comprendere in modo diretto se abbiamo un’anima, se la vita dura cinque minuti o l’eternità, se c’è un Dio nell’universo e altro. Ci verrà rivelato. Questo è quello che il Raja-Yoga promette di insegnare. L’obiettivo di questo insegnamento è come concentrare la mente e quindi come scoprirne i segreti più nascosti. Infine, generalizzare il suo contenuto e trarne le conclusioni. Lei, in ogni caso, non chiede mai quale sia la nostra religione, se siamo Deisti o Atei, se Cristiani, Ebrei o Buddisti. Siamo esseri umani; questo è sufficiente. Ogni essere umano ha il diritto e la potenzialità di ricercare spiritualità e religione. Ogni essere umano ha il diritto di chiedere la ragione ultima, perché esistiamo, e avere questa domanda risposta per sé stesso, se solo si impegna a trovarla. 

[La mente è la parte più sottile del corpo] 

Fin qui, quindi, vediamo che nello studio del Raja-Yoga nessuna fede o credenza particolare è necessaria. Non sei obbligato a credere finché non trovi tu stesso; questo è quello che ci insegna. La verità non richiede supporti per stare in piedi. Pensi che i fatti del nostro risveglio spirituale richiedano sogni o immaginazione per essere provati? Certamente no. Lo studio del Raja-Yoga richiede solo lungo tempo e costante pratica. Una parte di questa pratica è fisica, ma in gran parte è mentale. Man mano che procediamo scopriremo quanto la mente sia collegata con il corpo. Se pensiamo che la mente sia semplicemente una parte più sottile del corpo, e che la mente agisce nel corpo, allora è evidente che il corpo agisce con la mente. Se il corpo è malato, anche la mente si ammala. Se il corpo è sano, la mente è altrettanto sana e forte. Quando uno è arrabbiato, la mente viene disturbata. Quando la mente è disturbata, il corpo diventa a sua volta disturbato. Per la maggioranza dell’umanità la mente è sotto il controllo del corpo, e quindi è molto poco sviluppata. La gran parte dell’umanità è poco distante dagli animali. Non solo, ma in molti casi il loro autocontrollo è poco più elevato di quello degli animali. Abbiamo poco controllo della nostra mente. Pertanto per dominarla, per controllare corpo e mente, dobbiamo usare certi accorgimenti fisici. Quando il corpo è sufficientemente controllato, possiamo tentare la manipolazione della mente. Manipolando la mente, siamo in grado di portarla sotto controllo, farla lavorare come desideriamo, e farla concentrare come desideriamo.  [Il sottile è la causa, il grossolano l’effetto] Secondo i Raja-Yogi, il mondo esterno è solo la forma grossolana di quello interno, o sottile. Il sottile è la causa, il grossolano l’effetto. Quindi il mondo esterno è l’effetto, quello interno la causa. Allo stesso modo le forze esterne sono semplicemente le parti grossolane, di cui le forze interne sono quelle sottili. L’uomo che ha scoperto e appreso come manipolare le forze interne porta l’intera natura sotto il suo controllo. Lo Yogi si propone nientemeno di manipolare l’intero universo, controllare la natura. Desidera arrivare al punto in cui le “leggi della natura” non hanno più nessuna influenza su di lui, il punto in cui è in grado di superarle. Egli sarà il padrone della natura, interna ed esterna. Il progresso e la civilizzazione della specie umana semplicemente significano controllare questa natura.  Differenti popoli intraprendono diversi processi per controllare la natura. Così come nella stessa società alcuni individui vogliono controllare la natura esterna e altri quella interna, allo stesso modo fra i popoli alcuni vogliono controllare la natura esterna, altri quella interna. Alcuni dicono che controllando il mondo esterno controlliamo tutto. Altri che controllando la natura interna controlliamo tutto. Portando i due concetti all’estremo, entrambi hanno ragione, perché nell’universo non c’è una reale divisione fra interno ed esterno. Queste sono limitazioni arbitrarie che non sono mai esistite. Gli esternalisti e gli internalisti sono destinati a incontrarsi allo stesso punto, quando entrambi raggiungono gli estremi della loro conoscenza. Esattamente come un fisico, quando spinge agli estremi la sua conoscenza la scopre fondersi con la metafisica, allo stesso modo un metafisico scoprirà che ciò che chiama mente e ciò che chiama materia non hanno reali distinzioni perché la realtà è Unica. [La fisica quantistica sta arrivando a formulare ipotesi analoghe, come ha fatto notare “Il Tao della fisica” di Fritjof Capra.] [Attenti ai misteri] Il fine e obiettivo di tutte le scienze è scoprire l’unità, l’Uno da cui tutto viene fabbricato, l’Uno che esiste come molti. Il Raja-Yoga propone di partire dal mondo interno, studiare la natura interna e attraverso ciò, controllare l’intero, interno ed esterno. È un tentativo molto antico. In India ha avuto particolare intensità, ma è stato tentato anche in altre nazioni. Nei paesi Occidentali veniva considerato misticismo e le persone che cercavano di praticarlo venivano bruciate o uccise come streghe o stregoni. In India, per varie ragioni, cadde nelle mani di persone che distrussero il 90% della conoscenza, e cercarono di rendere impenetrabile segreto il rimanente. In tempi moderni sono sorti in Occidente cosiddetti maestri molto peggiori di quelli indiani, perché mentre questi conoscevano qualcosa, i moderni imitatori non sapevano nulla.  Tutto quello che è segreto e misterioso in questi sistemi di Yoga deve essere rifiutato una volta per tutte. La miglior guida nella vita è la forza. Nella religione, come in altre materie, occorre scartare tutto quello che indebolisce, perché non ha nulla a che fare con essa. Il culto dei misteri indebolisce il cervello umano. Ha pressoché distrutto lo Yoga, una delle scienze più grandi. Da quando fu scoperto, più di quattromila anni fa, lo Yoga fu perfettamente delineato, formulato e predicato in India. Colpisce il fatto che [nelle opere scritte] più è moderno il commentatore più ci sono errori, mentre più è antico l’autore più il commento è razionale. Molti scrittori moderni parlano di ogni genere di mistero. In questo modo lo Yoga cadde nelle mani di poche persone che ne fecero un segreto, invece di lasciarlo splendere sotto la luce del giorno. Lo fecero per avere più potere personale.  

[Il maestro deve dire tutto] 

In primo luogo, non c’è mistero in quello che insegno. Il poco che so ve lo dico tutto. Quello che sono in grado di comprende lo spiego, per quello che non conosco farò riferimento a ciò che dicono i libri. È sbagliato credere ciecamente. Devi esercitare il tuo ragionamento e giudizio; devi praticare, e vedere se le cose accadono o no. Esattamente come ti comporteresti con qualsiasi altra scienza. Non c’è né mistero né pericolo. Tutto quello che è vero deve essere predicato nelle pubbliche vie, in piena luce. Ogni tentativo di mistificazione crea pericolo. [La filosofia Samkhya alla base dello Yoga] Prima di procedere, parlerò un po’ di filosofia Samkhya, su cui l’intero Raja-Yoga è basato. Secondo la filosofia Samkhya la genesi della percezione avviene così: lo stimolo degli oggetti esterni viene portata dagli organi esterni ai rispettivi centri del cervello, questi portano lo stimolo alla mente, da qui alla facoltà cosciente, e qui il Purusha (l’anima, lo spirito) riceve lo stimolo, da cui la percezione. Dopo di che il Purusha dà gli ordini necessari ai centri motori. Con l’eccezione del Purusha, tutti gli organi coinvolti sono materiali, ma la mente è di una materia più sottile degli organi esterni. Il materiale di cui la mente è composta forma la materia sottile chiamata Tanmatra. Questi diventano grossolani e costituiscono la materia esterna. Questo afferma la filosofia Samkhya. E così fra l’intelletto e la materia grossolana c’è solo una differenza di grado. Il Purusha, lo spirito eterno, è l’unica cosa che è immateriale. La mente è uno strumento a disposizione dell’anima, attraverso il quale l’anima cattura gli oggetti esterni. La mente è sempre oscillante e in cambiamento e può, quando perfezionata può avere attaccamento a molte cose, una sola o nessuna. Per esempio, se io ascolto un orologio con grande attenzione, non vedo niente attraverso gli occhi, dimostrando che la mente non è in quel momento collegata con l’organo visivo ma lo è con l’organo auditivo. Ma la mente perfezionata può collegarsi a tutti gli organi simultaneamente. Ha inoltre il potere riflessivo di guardare in sé stessa e nelle sue profondità. Questo potere riflessivo è quello che gli Yogi vogliono ottenere, concentrando i poteri della mente, portandoli verso l’interno, cercando di conoscere cosa accade al suo interno. Qui non è questione di semplice fede: è l’analisi a cui sono arrivati alcuni filosofi. La fisiologia moderna ci dice che gli occhi non sono gli organi della visione, ma che l’organo è in uno dei centri nervosi del cervello, e così tutti gli altri sensi. La fisiologia ci dice che questi centri sono fatti della stessa materia del cervello stesso. La filosofia Samkhya ci conferma la stessa cosa. La prima è un’affermazione della fisiologia, la seconda è psicologica. Ciononostante sono uguali. Ma il nostro campo di ricerca si estende oltre.  

[Uno stato di percezione superiore] 

Lo Yogi propone di conquistare quel fine stato di percezione in cui può sentire tutti diversi stati mentali. Ci sono percezioni mentali di ognuno di essi. Si può percepire come la sensazione viaggia, come la mente la riceve, come arriva a una determinata facoltà, come questo arriva fino al Purusha. Così come ogni scienza richiede certe preparazioni e un suo proprio metodo, che deve essere seguito anche senza essere compreso pienamente, come nel Raja-Yoga. [Dieta spirituale] Certe regole riguardo al cibo sono necessarie. Dobbiamo usare quel cibo che ci permette di avere la mente più pura possibile. Se vai in un giardino zoologico, vedi la dimostrazione pratica. Vedi gli elefanti, grandi animali ma calmi e gentili; se vai alle gabbie di leoni e tigri vedi animali nervosi, che dimostrano quanta differenza fa il cibo. Tutte le forze che stanno lavorando nel corpo fisico sono prodotte dal cibo: lo vediamo ogni giorno. Se inizi a digiunare, prima il tuo corpo diventa debole, la forza fisica ne soffre; dopo qualche giorno anche la forza mentale ne soffre. Prima di tutto la memoria svanirà. Poi arriva un punto in cui diventa difficile pensare, difficilissimo seguire un ragionamento. All’inizio della pratica dobbiamo quindi osservare quale cibo assumiamo, essere particolarmente disciplinati. Poi sarà possibile essere più flessibili: quando la pianta è giovane ha bisogno di sostegno, poi quando diventa un albero i sostegni si possono togliere perché è abbastanza forte da resistere da solo a tutti gli assalti. 

Uno Yogi deve evitare i due estremi del lusso e dell’austerità. Non deve digiunare né torturare la carne. Chi lo fa, dice la Bhagavad-Gita, non può essere uno Yogi: “Chi digiuna, chi veglia incessantemente, chi dorme troppo, chi lavora troppo, chi non lavora, nessuno di essi può essere uno Yogi” (Bhagavad-Gita, VI, 16).

Gianni Lombardi. Raja-Yoga di Vivekananda: Nuova traduzione in italiano (Italian Edition) Edizione del Kindle.

 

 

 

 

Prefazione, di Swami Vivekananda 

Sin dall’alba della storia, fra gli essere umani sono stati osservati numerosi fenomeni straordinari. Ma nei tempi moderni chi ne è testimoni non sempre desidera attestare simili eventi, anche in società che vivono lo splendore della scienza moderna. La gran parte dei casi le prove sono considerate inaffidabili, come se fossero provenienti da persone ignoranti, superstiziose o da imbroglioni. In molti casi i cosiddetti miracoli sono finzioni. Ma cosa cercano di imitare?  Una mente scientifica e onesta non esclude nessuna ipotesi senza adeguata investigazione. Molti scienziati, incapaci di spiegare svariati e straordinari fenomeni mentali, cercano di ignorarne la loro stessa esistenza. Sono quindi, per alcuni aspetti, più criticabili di coloro che pensano che le loro preghiere siano state esaudite da un essere, o da o più esseri che vivono sopra le nuvole, oppure coloro che pensano che i loro desideri possano cambiare il corso dell’universo. Questi ultimi hanno la scusa dell’ignoranza, o almeno di un sistema educativo lacunoso che ha insegnato loro la dipendenza da simili esseri, una dipendenza che è divenuta parte della loro natura. I primi invece non hanno scuse.

[Il Raja-Yoga è una scienza] 

[In India,] questi fenomeni prodigiosi sono stati indagati e studiati per migliaia di anni. Ogni area delle possibilità religiose e spirituali dell’uomo è stata analizzata, e il risultato pratico è la scienza del Raja-Yoga. A differenza dei moderni scienziati, il Raja-Yoga non nega l’esistenza di fatti che sono difficili da spiegare. Al contrario, in modo sobrio ma senza incertezze, dice alle persone superstiziose che i miracoli e le risposte alle preghiere, e i prodigi della fede, benché  reali, non possono essere spiegati con la superstizione o con l’azione di esseri che stanno sopra le nuvole. Dichiara invece che ogni essere umano è solo un condotto per l’infinito oceano di conoscenza e potere che giace oltre l’umanità. Insegna che desideri e voglie sono nell’uomo, e che il potere di esaudirli sono sempre nell’uomo; e che ogni volta che un desiderio o una necessità sono stati risolti, una preghiera è stata esaudita, è avvenuto per l’infinita fonte della natura, e non per intervento soprannaturale.  

[Manifestazioni sottili e grossolane della natura] 

L’idea di esseri soprannaturali [sopra di noi] può sostenere la capacità di azione dell’uomo, ma porta anche decadenza spirituale. Porta infatti dipendenza, paura, superstizione. Degenera in un’orribile credenza nella naturale debolezza dell’uomo. Non esiste il soprannaturale, dice invece lo Yogi, ma in natura ci sono manifestazioni grossolane e manifestazioni sottili. Il sottile è la causa, il grossolano è l’effetto. Il grossolano può essere facilmente percepito dai sensi, non così il sottile.  La pratica del Raja-Yoga conduce il praticante all’acquisizione di percezioni sempre più sottili. 

[La liberazione dell’anima] 

Tutti i sistemi ortodossi della filosofia indiana hanno un obiettivo, la liberazione dell’anima attraverso la perfezione. Il metodo pratico è lo yoga. La parola Yoga copre un immenso spazio di significato, ma sia la scuola filosofica Samkhya sia la scuola Vedanta indicano lo Yoga in una forma o nell’altra. L’oggetto di questo libro è la forma di Yoga conosciuta come Raja-Yoga. Gli Aforismi di Patanjali sono la più autorevole opera sulla disciplina del Raja-Yoga, e rappresentano il libro di studio fondamentale. Gli altri filosofi, anche se occasionalmente differiscono da Patanjali su alcuni punti filosofici, in genere ne accettano il metodo. La prima parte di questo libro comprende diverse lezioni svolte da questo autore a New York. La seconda parte è una libera traduzione degli aforismi (sutra) di Patanjali, con un commento di accompagnamento. [Questa seconda parte non è stata tradotta perché esistono in commercio numerosissime traduzioni e commenti degli Yogasutra più aggiornati e approfonditi, sia dal punto di vista scientifico, sia dal punto di vista divulgativo.] Sforzi sono stati compiuti per evitare eccessivi tecnicismi, mantenendo uno stile semplice e piano. Nella prima parte ci sono alcune indicazioni pratiche semplici e specifiche per lo studente che vuole praticare. Ma è sempre opportuno ricordare che, con rare eccezioni, lo Yoga può essere appreso con sicurezza solo dal diretto contatto con un insegnante. Se queste conversazioni ottengono il risultato di risvegliare il desiderio di approfondimenti, l’insegnante apparirà. Il sistema di Patanjali è basato sul sistema filosofico Samkhya, con poche differenze.

Le due più importanti sono:  

1. Patanjali ammette un Dio Personale nella forma di un primo insegnante di Yoga, mentre il solo Dio che il Samkhya ammette è un essere quasi perfetto temporaneamente responsabile del ciclo di creazione.

2. Lo Yogi considera di essere tutt’uno con l’anima, o Purusha (spirito), mentre il Samkhya no. 

— L’Autore.

 

Gianni Lombardi. Raja-Yoga di Vivekananda: Nuova traduzione in italiano (Italian Edition) Edizione del Kindle.

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BREVE STORIA DELLA TERAPIA CRANIOSACRALE

 

La terapia craniosacrale nasce da una costola dell’osteopatia(1), disciplina fondata negli Stati Uniti nel 1874 da Andrew Taylor Still, bizzarro medico americano, il quale ebbe non poche difficoltà a far accettare al mondo della medicina tradizionale del tempo la sua , per certi versi rivoluzionaria, concezione della salute. Come tutti i personaggi che hanno lasciato un impronta nella storia, era un uomo dai molteplici interessi, curioso e aperto a nuovi modi di interagire con la realtà esterna. Come medico, per esempio, era particolarmente interessato alle tecniche terapeutiche degli indiani d’America, i quali non operavano una distinzione così netta come quella dei medici occidentali tra spirito e materia, e che ritenevano che la salute dipendesse da un equilibrio con la natura. Questa concezione, secondo cui tutte le forme che assume la realtà esterna hanno un preciso significato simbolico legato alla funzione e allo scopo, ispirò la sua visione della salute, riassumibile nei tre principi fondamentali dell’osteopatia ( ma perfettamente applicabili anche oggi a qualunque visione olistica della salute):

1) Il corpo è un unità

2) Struttura e funzione sono interconnesse

3) Il corpo è dotato di un meccanismo di autoriparazione

Secondo Still, la salute dipende dall’equilibrio dinamico tra le varie strutture corporee e dal libero scorrimento dei fluidi, in quanto ogni restrizione o disfunzione a livello delle articolazioni, dei muscoli e dei tessuti, conduce alla malattia. Partendo dallo studio della anatomia e fisiologia dell’apparato muscolo scheletrico egli riteneva che tutte le relative restrizioni e disfunzioni potessero essere eliminate grazie a precise tecniche di manipolazione. Evidentemente, si tratta di una concezione che a molti, oggi, può sembrare troppo meccanicistica e legata solo all’aspetto materiale del sistema mente-corpo, ma che all’epoca ebbe un effetto dirompente sulla concezione tradizionale della medicina. Teniamo conto che l’inconscio e la psicoanalisi erano ancora di là da essere portati alla luce , che la fisica era una scienza ancora primitiva, che il ruolo delle emozioni, dei ricordi, dei sentimenti sulla nostra salute non era neanche preso in considerazione. In una tale situazione, affermare che il paziente poteva essere curato senza intervenire semplicemente sull’organo o sul tessuto malato, ma cercando di riportarlo in una condizione di equilibrio nella sua interezza,(andando ad agire magari su altre parti del corpo, apparentemente prive di disturbi e disfunzioni), era già un’eresia.

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Affermare che la salute e la funzionalità del corpo e delle sue singole parti possa essere condizionata dalla postura o da restrizioni del tessuto connettivo, era una assurdità. Ma avere il coraggio di affermare che la guarigione potesse venire, oltre che da Dio e dai medici, anche e specialmente da una non meglio identificata forza vitale di autoguarigione che ognuno di noi possiede, era veramente troppo . Still fu costretto per tutta la vita a sopportare la derisione e la diffidenza di gran parte della classe medica, il che non gli impedì di fondare una sua scuola e di avere molti pazienti soddisfatti e una schiera di sostenitori. Si dice che una volta fu sfidato a guarire una persona affetta da infezione da parassiti intestinali: i suoi colleghi , medici ortodossi, si chiedevano come una manipolazione di muscoli, ossa e articolazioni potesse avere qualche cosa a che fare con dei parassiti intestinali. Egli raccolse la sfida e , come potete immaginare, il paziente guarì perfettamente in breve tempo. A chi gli chiese come avesse fatto, egli rispose:

“Io non ho guarito il paziente da una infezione da parassiti intestinali con la manipolazione osteopatica, io l’ho solo aiutato a recuperare energia e vitalità: tutto il resto, l’ha fatto lui.”

Ecco comparire ancora una volta i concetti tipicamente naturopatici di energia e vitalità , che andremo ad approfondire , nel corso degli studi, anche nell’ottica della visione delle scienze moderne. Per ora basti sottolineare la profondità e vastità del concetto espresso con queste poche parole dal medico americano: la vera guarigione, se pur attivata dall’intervento del terapista, è un processo che si attiva grazie ad energie insite nella persona stessa del paziente, e che non possono essergli “ profuse” dall’esterno.

 

Tra i suoi allievi ,il giovane W. Sutherland era uno dei più curiosi e aperti: un giorno, osservando un cranio esploso, cioè un cranio in cui le singole ossa erano state separate, si accorse della strana struttura dell’osso temporale. Come è noto, il temporale (una delle prime ossa che si ossificano già alla sedicesima settimana di vita embrionale) è costituito, fondamentalmente, di una parte piatta, la squama, e dalla rocca petrosa. La prima deriva dalla dura madre, la seconda da cartilagine. Ebbene , la strana struttura del bordo esterno della squama gli fece venire il dubbio che essa non fosse in origine “saldata” a parietale e sfenoide, ma che potesse avere una certa libertà di movimento, come per consentire una sorta di respirazione ; in pratica intuì che potesse essere il residuo di quelle che erano le branchie del pesce poste proprio dietro gli occhi e la bocca, che svolgono appunto questa funzione. In effetti, se riflettiamo solo un attimo sul fatto che la vita è sorta nel mare, cioè nei fluidi, possiamo cogliere connessioni e analogie illuminanti.

 

1 Come la donna è nata, secondo la Genesi, da una costola dell’uomo, così la terapia craniosacrale è nata da una costola dell’osteopatia. Rispetto a quest’ultima, infatti, essa rappresenta il lato più dolce, accogliente, contenitivo, non violento, cioè il lato “femminile” della terapia corporea.

  • Tratto dal libro: Terapia Craniosacrale tradizionale di Guido A. Morina

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Che cos’e’ il sistema craniosacrale

Il sistema nervoso centrale è l’unica struttura del nostro corpo a non essere soggetta alla forza di gravità. Si tratta di un sistema idraulico semichiuso, in cui il liquido cerebrospinale, prodotto nei plessi corioidei dei ventricoli cerebrali, circola nello spazio subaracnoideo di encefalo e midollo spinale per essere riassorbito nelle granulazioni aracnoidee. In questo modo, esattamente come ognuno di noi quando viveva nel ventre materno “galleggiando” indifferente alla forza di gravità, il sistema nervoso galleggia nel fluido costituito dal liquido cerebrospinale. Come il feto è in collegamento con l’esterno attraverso gli organi di senso e il cordone ombelicale, così il nostro sistema nervoso, oltre che con gli organi di senso (che ad esso sono direttamente collegati) scambia informazioni con l’esterno grazie al fluido in cui è immerso.

In realtà, alcune ricerche recenti sembrano confermare la circolazione del liquido cerebrospinale in tutti i tessuti del corpo, attraverso una rete fittissima, parallela a quella dei capillari e del sistema nervoso. Ma poiché la ricerca medicoscientifica (è un fatto, non una notazione polemica) è possibile solo se sponsorizzata e finanziata dalle aziende agroalimentari, chimiche e farmaceutiche, che possono e devono ricavare un utile dai risultati della ricerca stessa, è a tutti evidente come la ricerca sul significato dell’esistenza del sistema craniosacrale passerà sempre in secondo piano rispetto a quelle che possono condurre al brevetto di un nuovo farmaco.

A tutt’oggi, quello che la scienza biomedica sa della funzione del liquido cerebrospinale, (prodotto attraverso la filtrazione del sangue nella quantità da 100 a 1000 cc al giorno) è solo che in parte esso garantisce una “ammortizzazione” degli urti che potrebbero danneggiare il sistema nervoso, e in parte che esso svolge la funzione di nutrire e depurare da sostanze tossiche i delicati tessuti nervosi.

Da sempre la medicina occidentale ha considerato i fluidi corporei (a partire dalla dottrina degli umori della medicina ippocratica) come veicoli di malattie, al punto che fino a (relativamente) poco tempo fa, digiuni, salassi, clisteri e ogni altra pratica che servisse ad espellere fluidi erano considerate il rimedio principe contro ogni malattia. Oggi fortunatamente riteniamo che come per tutti i fluidi, la funzione del liquido cerebrospinale potrebbe essere quella di agire da trasportatore di informazioni: insieme al liquido sono trasportate vitamine, tossine, neurotrasmettitori e relative informazioni. Queste possono giungere attraverso gli organi di senso alle strutture nervose deputate alla loro elaborazione, e da qui essere trasportate nel resto del corpo a tutte le cellule tramite la circolazione del liquido cerebrospinale, che è direttamente in contatto con tali strutture nervose, e che dopo la filtrazione nei ventricoli cerebrali le conduce attraverso tutto il corpo.

Esistono altre informazioni non cognitive, che sfuggono cioè alla nostra percezione ed elaborazione consapevole: per esse il sistema deputato è quello immunitario, il nostro occhio interno, che vigila incessantemente per proteggerci e per informarci non solo sugli “attacchi” di sostanze tossiche in senso materiale, ma che , insieme agli altri sistemi, collabora per porre in atto strategie difensive contro le “tossine” psicoemotive.

Sulle meningi sono presenti cellule immunitarie: gli antigeni arrivano al cervello con il sangue, (che, filtrato, diventa nei ventricoli cerebrali liquido cerebrospinale) e sono intercettati da cellule immunitarie, coinvolgendo microglia e linfociti che attraversano la barriera ematoencefalica e da qui passano al liquido interstiziale e alla linfa. Il fatto che insieme a sostanze materiali vengano trasportate “informazioni” è una ipotesi che sembra plausibile anche alla luce della stessa fisica quantistica, se pensiamo che per ogni informazione (l’onda, il pensiero, l’emozione) esiste una corrispondente entità materiale (la particella, l’ormone, il neuropeptide) e viceversa.

La vita si esprime attraverso il fluido del liquido cerebrospinale che determina il movimento dei tessuti che si frappongono tra esso e le strutture più rigide, le ossa. Queste, a loro volta, producono un movimento dei tessuti e dei fluidi ad esse collegati determinando la trasmissione di informazioni, cioè di energia. Passiamo da energia a materia e viceversa, secondo una serie di ritmi diversi, di cui quello craniosacrale è uno dei più misteriosi e affascinanti.

  • Tratto dal libro: Terapia Craniosacrale tradizionale di Guido A. Morina

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Il Reiki ad indirizzo teosofico di Helena Blavatsky

Il reiki che è illustrato nel presente manuale si ispira ai principi della società teosofica fondata da Elena Blavatsky nel 1875 a New York, ma il suo metodo è stato elaborato a seguito di un lungo processo di interpretazione dei testi esoterici della Blavatsky, i quali sono stati tradotti nella pratica del Reiki grazie all'opera di alcuni grandi maestri esoterici nel corso dello scorso secolo.

La società teosofica rappresentò, alla fine del 19º secolo, il movimento esoterico di riferimento per tutti coloro che, a livello internazionale, ricercavano una forma di sintesi, o di sincretismo, tra tutte le religioni, le scienze e le filosofie orientali e occidentali. Oggi questo straordinario obiettivo di crescita e di evoluzione culturale si manifesta nell'approccio scientifico definito ”consilienza", il quale propone la sintesi del significato di tutte le scienze, naturali e umane.

Negli ultimi decenni del 19º secolo iniziò il primo vero grande interesse della cultura occidentale nei confronti di quella orientale e Helena Blavatsky ebbe il grande merito di portare negli Stati Uniti e in Europa la conoscenza dei testi sacri orientali. La società teosofica può essere considerata il primo movimento New Age della storia, in quanto proclamava innanzitutto principi di condivisione, solidarietà e fratellanza universale, e si proponeva di approfondire e diffondere lo studio comparato delle religioni, filosofie e scienze umane e naturali nell'ottica nella ricerca del significato delle leggi della natura e del comportamento umano.

Negli anni ’30 del 20º secolo, alcuni membri della società teosofica italiana, tra cui l'ingegner Renzo Curti(1), si proposero l'ambizioso obiettivo di applicare ciò che gli studi condotti all'interno della società teosofica avevano elaborato fino a quel momento per costruire una disciplina pratica, fondata su un metodo di elevazione morale e spirituale alla portata di tutti, che consentisse di diffondere la conoscenza delle scienze esoteriche attraverso un approccio scientifico applicato ai rituali religiosi, alle arti marziali orientali e all’alchimia.

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Essi capirono che gli studi, i dibattiti e le dispute teoriche all'interno della società teosofica erano diventati sempre più appannaggio di una élite culturale e sociale (in contrasto con gli scopi originali della società) e cercarono quindi all'interno nella cultura dell'Estremo Oriente un metodo ispirato a quello delle arti marziali, il quale permettesse a chiunque di elevarsi culturalmente e spiritualmente attraverso l'applicazione di pratiche che costituissero un ponte tra la materialità e la meccanicità della scienza occidentale e la spiritualità orientale.

Lo trovarono nel Reiki, il quale aveva già proceduto a una sintesi dei principi e delle tecniche da utilizzare all'interno di una pratica spirituale universale, ma che mancava di un rigoroso approccio scientifico fondato sul significato simbolico degli strumenti, degli esercizi e delle tecniche utilizzate all'interno della pratica di questa disciplina.

Secondo i Maestri spirituali della Società teosofica, infatti, il reiki che si stava diffondendo agli inizi del secolo scorso in Giappone era troppo marcatamente condizionato dalla mentalità e dalla cultura religiosa dell’Estremo Oriente, al punto da rifiutare ogni interpretazione in termini scientifici dei rituali rigidi e dogmatici su cui si fondava.

Il reiki che essi intendevano diffondere anche in occidente avrebbe quindi dovuto rappresentare un metodo di crescita e di elevazione spirituale, e non un metodo terapeutico come quello proposto dal reiki tradizionale. Si consideri, infatti, che la società teosofica accoglieva principalmente scienziati (si pensi al medico antroposofico Rudolf Steiner, ai medici psicoanalisti Wilhelm Berger e Helmut Wertheimer) ossia intellettuali che applicavano i principi del metodo scientifico nello studio, nella analisi dei fenomeni nella realtà e nella loro pratica professionale. Essi non potevano che rifiutare una pratica che proponeva la cura di disturbi fisici e psichici tramite rituali religiosi, come è ancora oggi nel reiki tradizionale, senza neppure prendere in considerazione l'esistenza e l'influenza della ricerca medica, psicologica e scientifica in materia di guarigione.

Nel corso nella seconda metà del secolo scorso, quando le scienze mediche e psicologiche avevano già iniziato il loro poderoso processo di ricerca, di scoperte, di aggiornamento e di approfondimento secondo i principi e il metodo scientifico, l'opera dei maestri della società teosofica italiana proseguì attraverso il continuo perfezionamento del metodo del Reiki, da quel momento definito “metodo Blavatsky”, il quale si arricchì via via del contributo di psicologi, teologi, sociologi, medici, psichiatri, i quali condividevano il principio fondamentale secondo il quale simboli e rituali esoterici dovevano essere interpretati e applicati alla pratica spirituale non in quanto tali, ma come strumenti di risveglio della conoscenza e della consapevolezza del singolo individuo; sul presupposto che l’energia necessaria per avviare e sostenere il processo di crescita e di guarigione spirituale andasse ricercato nelle risorse interne dell’uomo, e non in forze soprannaturali alle quali sottomettersi passivamente.

A seguito di viaggi in India, a Ceylon (l’odierna Sri Lanka) e in Giappone, essi giunsero alla conclusione che coloro che avevano alle spalle una vita di studio e di applicazione alla ricerca nelle scienze esoteriche e di quelle naturali e umane avrebbero dovuto ispirarsi al principio morale della condivisione del sapere e iniziare alle scienze esoteriche il popolo.

Per fare ciò, come si diceva, era necessario che coloro che volevano avvicinarsi a questo percorso di crescita e di conoscenza e di consapevolezza venissero "iniziati" da un maestro spirituale, con l'idea che i migliori tra loro avrebbero potuto a loro volta acquisire le competenze e la qualifica di maestri in scienze esoteriche e diffondere così il metodo Blavatsky.

In comune con il metodo Usui, queste due forme di reiki hanno mantenuto il ricorso a protocolli e tecniche sotto forma di rituali, e il presupposto tipicamente esoterico della iniziazione alla pratica spirituale da parte di un maestro. A parte ciò, i due metodi differiscono in maniera molto netta, in quanto il metodo Blavatsky rifiuta di assecondare il richiamo suggestivo della superstizione e della religiosità applicata alla cura di disturbi fisici e psichici. A differenza del reiki commercialmente diffuso, perché facile e non impegnativo, esso si basa su un approccio scientifico all’uso di simboli e rituali e sulla consapevolezza e partecipazione attiva del singolo individuo al processo di guarigione spirituale, fondata sullo studio, il lavoro e la condivisione dei risultati.

1 E’ dagli appunti raccolti dall’Ing. Renzo Curti che sono tratti gran parte degli insegnamenti esoterici illustrati all’interno dei manuali di formazione al Reiki Blavatski.

  • Tratto dal libro "Manuale di Reiki I livello" di Davide Lamberti, Monica Bentivoglio

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