La cattedrale di Sees

L’attuale cattedrale si erge sulle rovine d’un santuario gallo-romano.

Distrutta parecchie volte, è stata riedificata come la vediamo oggi, sotto il regno di San Luigi (1226-1270).

E’ un capolavoro del 13° secolo normanno e francese.

Subì mutilazioni successive durante la Guerra di Cento anni, le guerre di religione (1562-1598) e la Rivoluzione francese (1789).

A forma d’una vasta croce latina, la cattedrale misura 106m per 42m, e 24m d’altezza sotto la volta.

E’ una navata aperta alla luce: si può notare la trasparenza del coro e lo slancio verticale dell’architectura.

La navata centrale affiancata da vaste navate laterali conta sette arcate di cui una, ai piedi delle torri, è stata murata per consolidare l’edificio, e sostiene l’organo.

Guardiamo la navata.

Ogni arcata comprende tre piani:

- le arcate, che riposano sui capitelli;

- il chiostro sospeso (o triforium);

- le finestre alte.

I pilastri che sostengono le arcate misurano 1,70m in diametro.

Sopra ciascuna di loro, un capitello circolare con due file di fogliame.

Davanti ogni pilastro, una colonna si slancia in un getto, fino alla ricaduta delle nervature della volta.

Ai lati delle arcate: un rosone in cavo, con sei lobi, fiancheggiato da due trifogli, sotto una fascia di quadrifogli.

Il triforium è famoso per le sue proporzioni e la sua leggerezza.

La sua eleganza ricorda il chiostro del “Mont St Michel”.

Al di sopra, sotto le finestre alte, c’è un cordone continuo di foglie d’acanto e di trifogli.

Le vetrate delle finestre alte sono scomparse durante le guerre di religione (nel 1573).

Il pozzo fu scoperto nel 1880, in occasione delle riparazioni del pavimento delle navate laterali.

L’architetto Ruprich ROBERT lo riparò e aggiunse una sponda decorata nello stile romanico.

Tali pozzi si trovavano spesso nelle chiese del medioevo e simboleggiavano l’acqua, fonte di vita, ma anche servivano alla costruzione degli edifici e, di più, aiutavano quelli che, utilizzando “il diritto d’asilo” della casa di Dio, avevano bisogno d’acqua.

 

 

  • Il TRANSETTO SUD

 

Risale interamente al fine del Duecento.

I piloni di congiunzione col coro sono alleggeriti da colonnette molto armoniose.

Al di là dell’altare, guardiamo il rosone nord: sembra un motivo di merletto, o un cristale di neve…

Questo rosone è come un riassunto della fede cristiana: Gesù è morto e risuscitato.

Nel centro: Cristo sulla croce, con uno sfondo di cielo stellato.

Nei sei piccoli rosoni raggianti, vediamo alcune scene del Vangelo, dopo la risurrezione di Gesù.

Cominciamo da quella a sinistra, in basso:

- Gesù risorto, vincitore della morte;

- le sante donne che vanno al sepolcro;

- l’apparizione di Gesù a Maria Maddalena nel giardino (in alto a sinistra);

- l’apparizione di Gesù a Tommaso (a destra);

- Gesù con due discepoli sulla via di Emmaus;

- Gesù spezza il pane coi due discepoli.

Sotto il rosone, la benda rappresenta dieci vescovi o santi della diocesi.

Anche nel transetto sud: una graziosa statua (in marmo) della Vergine, Nostra Signora di Sées.

Di fronte: la statua detta “Il bel Dio di Sées”, attribuita al Bernini, (Seicento).

 

L’ABSIDE comprende cinque cappelle:

La cappella di Santa Maddelena.

A sinistra: una vetrata antica che rappresenta Maddelena ai piedi di Gesù.

Nel centro, il centurione romano porta il colpo di lancia nel costato di Gesù.

A destra: due apostoli.

La cappella di San Agostino.

(I canonici di Sées seguivano la regola di San Agostino).

Nelle vetrate: San Agostino insegna – medita alla tavola di studio – spiega la regola a un gruppo di canonici attenti.

In alto della finestra centrale, il Santo impartisce la benedizione.

La cappella del Santissimo Sacramento.

Prima, era la cappella della Madonna.

La Vergine si trova dappertutto in questa cattedrale: all’entrata, al più alto del coro.

In questa cappella, la sua vetrata si trova ora nella finestra a sinistra: porta il Bambino Gesù (in verde) e gli presenta una mela rossa.

Nelle altre finestre, si vedono San Pietro con le chiavi, San Andrea che tiene una croce, e San Francesco di Assisi.

Nel fondo della cappella, c’è una vetrata recente offerta da Mgr Tregaro, vescovo di Sées alla fine dell’Ottocento.

La cappella di San Godegrande.

Alle finestre (dalla sinistra alla destra): la Vergine e il Bambino, Giovanni Battista.

Quelle due vetrate sono state rifatte – si crede – dopo l’incendio del 1375.

San Godegrande, quindicesimo vescovo di Sées, nel secolo ottavo, e sua sorella, Santa Opportuna che fondò un monastero di Benedettine a Almenèches (12 km da Sées).

La vetrata dei drapieri di Sées, che la offrirono.

L’ultima vetrata rappresenta il donatore.

La cappella di San Nicola.

Nella prima vetrata, il Santo insegna a uno dei suoi studenti, come Sant’Anna insegna alla Vergine Maria.

Al centro e a destra, due leggende di San Nicola: “C’erano tre bambini…” e “C’erano tre ragazze da marito…”.

 

 

  • IL TRANSETTO NORD

 

Andiamo avanti fino ai due gradini.

Davanti a noi, si trova un altare “Luigi XIV” che proviene dal convento dei Francescani di Sées.

Dal Duecento, i Francescani non hanno mai cessato di pregare, di predicare, di servire i poveri.

Il re San Luigi aveva offerto al convento di Sées una spina della corona della passione.

Al di là dell’altare, due vetrate, probabilmente le due più antiche della cattedrale: la Visitazione e l’Annunciazione.

Saliamo i gradini e andiamo presso il leggio: un bellissimo leggio, dal basamento triangolare.

Sotto l’aquila (del quale la Bibbia dice che spiega le sue ali sopra i suoi piccoli e li porta sulle penne (Deut. 32.11-) si vedono tre piani di figure simboliche:

al piano superiore: la bocca che proferisce la parola;

in mezzo: l’orecchio che ode tutto;

sotto: l’occhio al quale niente sfugge.

Nella piccola cappella, Jean de Bernieres, uno dei vescovi costruttori della cattedrale, con San Gervasio e San Protasio.

Questa cappella è dedicata a San Latuino, primo vescovo di Sées e patrono della nostra parocchia.

La scena dietro l’altare rappresenta Cristo in gloria (nel centro): alla sua destra, quattro persone si avvicinano a lui, per domandare la guarigione e, segno della loro fede, una di loro tiene un libro aperto, colle parole “Credo in un solo Dio”.

Alla sinistra di Cristo, è rappresentata la morte di Latuino.

Guardiamo ora il rosone sud:

Un rosone d’oro e di sole, nel quale dominano i colori rosso e giallo.

Nel centro, il Cristo, intorno al quale si irradiano gli Apostoli, in una prima serie di dodici medaglioni.

Su di quelli, si ramificano 24 rosoni dedicati ai 24 anziani dell’Apocalisse.

Nella banda, sotto il rosone, le grandi figure profetiche dell’Antico Testamento.

Dalla sinistra alla destra: Ezechiele e Daniele, Isaia col mantello rosso, Geremia in giallo, Giona, Salomone, il re Davide in verde, Iesse, padre di Davide, Isacco e Abramo, padre di tutti i credenti.

Andiamo ora nella navata, ai piedi dei gradini del coro e, un’altra volta, ammiriamo il coro, il suo slancio, la sua luce.

All’incrocio dei transetti: L’ALTARE DEL SETTECENTO circondato da quattro balaustre di marmo, fu posto qui da Mgr du Plessis d’Argentré.

Davanti l’altare: Gesù è deposto nel sepolcro (in rame dorato).

Dietro l’altare: la scoperta dei corpi di San Gervasio e San Protasio (in marmo).

Non si sa molto a proposito di questi due santi, solo che erano fratelli e furono martirizzati sotto il regno di Nerone.

I loro corpi furono scoperti nel 386 a Milano e il loro culto si sviluppò rapidamente.

La cattedrale di Sées possiede alcune reliquie di questi due martiri, che sono rappresentati all’entrata della cattedrale – lato sud – in un gran quadro: uno decapitato, l’altro frustrato a morte.

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  • La storia

 

Di fronte alla chiesa del “Domine Quo Vadis”, al bivio tra la Via Appia Antica e la Via Ardeatina, parzialmente nascosto da due edifici che insistono sulle sue strutture, sorge un antico sepolcro romano del tipo a tumulo su podio quadrangolare .
E’ la tomba che Tito Flavio Abascanto, influente liberto dell’imperatore Domiziano fece erigere, nei suoi terreni presso il fiume Almone, per la moglie Priscilla prematuramente scomparsa. La legge romana non consentiva di seppellire entro le mura urbane. Era, quindi, abitudine delle famiglie aristocratiche edificare i propri sepolcri lungo le strade consolari, in prossimità della città, spesso all’interno delle loro proprietà suburbane. La monumentalità delle tombe egizie era il segno del prestigio delle diverse famiglie romane per chi accedeva alla città del suburbio.
Il poeta Stazio (Silvae, V. 1) fornisce un dettagliato racconto dei funerali della giovane Priscilla. Le sue spoglie, imbalsamate ed avvolte in vesti di porpora, furono deposte in un sarcofago di marmo ed i suoi tratti furono riprodotti in statue dalle sembianze di dee ed eroine della mitologia greco-romana sistemate all’interno del sepolcro.

orologio

SANT’ANTONINO

Martire di Apamea di Siria
Patrono di Monte Porzio Catone



La storia


Del nostro Patrono si sa pochissimo. Anche la nuova edizione del Martirologio Romano (Libreria Editrice Vaticana, Roma 2001, p. 465) gli dedica solo poche righe: “Die 2 Septembris: APAMEAE IN SYRIA, SANCTI ANTONINI, MARTYRIS, QUI, LAPICIDA, CUM IDOLA GENTIUM DESTRUISSET, VICESIMO AETATIS ANNO PROPTER FIDEI STUDIUM A PAGANIS NECATUS ESSE FERTUR” (2 settembre: Ad Apamea in Siria, [si celebra la memoria di] Sant’Antonino, martire, che, scalpellino, avendo distrutto gli idoli dei pagani, a vent’anni, a causa dell’amore della fede, si dice che da essi venne ucciso).
Non si può aggiungere molto di più a quanto dice il Martirologio, se non che Antonino visse nel III sec. D.C..
Il Racconto del suo martirio (la Passio) è andato perso, purtroppo, ma attraverso notizie raccolte da altri testi si può tentare di ricostruire qualche tratto biografico.
-    Secondo quanto riportato nel Martirologio Geronimiano, Antonino nacque ad Aribazos nella Siria Seconda; scalpellino di mestiere, passando un giorno vicino Apamea di Siria, antica città posta sul fiume Oronte, rimproverò fortemente i pagani che adoravano i loro idoli.
-    Il Codice Cryptoferratense (risalente a prima del X sec. ca.) narra che Antonino trascorse due anni presso un anacoreta di nome Teotimo e poi fece ritorno ad Apamea, dove, rivelando uno zelo che rasentava l’imprudenza, entrò nel tempio cittadino e frantumò gli idoli dei pagani, che per questo lo percossero violentemente. Il vescovo della Città, poco tempo dopo, gli chiese di costruire una chiesa dedicata alla SS. Trinità, ma non appena Antonino iniziò i lavori fu assalito dai pagani che, offesi dalla sua sfuriata, l’uccisero. Antonino aveva solo vent’anni.
-    Il Sinassario Armeno, infine, racconta che il corpo di Antonino fu dapprima smembrato e poi sepolto in una caverna ad Apamea, sulla quale il vescovo della Città fece costruire una basilica a lui dedicata. L’esistenza di questa basilica, che fu poi distrutta nel VII secolo, è confermata da citazioni negli Atti di un Concilio della Siria Seconda nel 518 d.C. ed ancora in una memoria presentata dai Vescovi siri al Concilio di Costantinopoli nel 536 d.C..
Da qui la storia di s. Antonino finisce e comincia quella delle sue reliquie che sarebbero state portate da un certo Festo nella Noble-Val in Francia, dopo la distruzione di Apamea; da qui passarono poi a Pamièrs ed altre ancora nella vicina cittadina di Palencia in Spagna.
Più verosimilmente, le reliquie di Antonino giunsero in Francia grazie ad un gruppo di monaci che avevano con sé le reliquie del Martire e che nel secolo XI si stabilirono nella piana di Tolosa. Qui essi edificarono un convento in aperta campagna: questo convento e questo luogo, che poi divennero una città, dal Santo martire di Apamea ricevettero il nome di Pamièrs e diventarono così la sua “patria” nella pia leggenda che vi si costruì e che veniva ripetuta nei vari luoghi ove si venerava il nostro Santo.
Di questa leggenda parla anche un nostro concittadino, don Carlo Chierichini, viceparroco di Monte Porzio nel secondo decennio del secolo scorso, in un libretto da lui scritto nel 1916 (II ed.) e stampato presso la Tipografia dell’Abbazia italo-orientale di S. Nilo di Grottaferrata.
La diffusione del culto di S. Antonino presso Monte Porzio Catone si deve con tutta probabilità ad alcuni dei monaci orientali che, alla fine del VI sec. d.C. (580 ca), diretti verso l’Europa per sfuggire all’invasione persiana di Siria, Palestina, Egitto e Asia Minore, si stabilirono alle falde della nostra Città, presso l’antica chiesa rurale che, già tempio pagano nel I sec. d.C., fu ribattezzata con il nome e la memoria del martire Antonino (così viene chiamata, nel 1074, dal papa Gregorio VII nella bolla con cui ne faceva dono all’Abate del monastero benedettino di Montecassino: “… ecclesia una, vocabulo S. Antonini, sita in territorio Montis Porculi…”).
Da quanto venne mai a Monte Porzio, ed anzi mai si mosse dalla Siria: e il miracolo detto appare evidente che S. Antonino non dell’acqua, allora? Riguardo il miracolo dell’acqua che, secondo la Tradizione, S. Antonino fece sgorgare dalla terra arida, nel luogo ove ora sorge la cappella rurale a lui dedicata, per irrigare le campagne e alleviare le sofferenze della popolazione, va detto che esso avvenne, con tutta probabilità, in Pofi (FR), in un periodo di grande siccità, e per intercessione del nostro Santo. E’ ipotizzabile che la notizia del miracolo si sia poi diffusa in altri luoghi (sin qui, tra noi) grazie ai contatti che i monaci di cui sopra intrattenevano con i loro confratelli stanziati altrove e grazie a quanti “passarono parola”.
Diversi i segni lungo i secoli dell’affetto e della venerazione che i monteporziani nutrono per il loro Patrono: nel 1769 viene posta la prima pietra dell’Oratorio di S. Antonino al centro storico; nel 1771 è approvata canonicamente (ed è quindi già esistente da qualche tempo) dal card. Enrico Stuart, duca di York e 115° vescovo di Frascati, l’Arciconfraternita di S. Antonino Martire; nel 1773 è commissionata a Gatano Lapis la pala dell’altare dell’Oratorio che ha per soggetto la “Gloria di S. Antonino”; nel 1897 è edita la I edizione della vita di S. Antonino; nel 1900 circa viene composta da Suor Teodolinda, delle Figlie della Croce, l’inno al Santo “Venite fedeli”; nel 1916 viene pubblicata la II edizione, ampliata ed aggiornata, della vita del Santo a cura di Don Carlo Chierichini (v. oltre); nel 1942 viene commissionato ed eseguito l’attuale stendardo del Santo; nell’ultimo decennio del ‘900 si intensificano gli studi sulla figura di Antonino; nel giugno del 1999 Don Gioacchino Liberti, allora parroco, recatosi in pellegrinaggio in Siria, porta a Monte Porzio, in una sorta di “gemellaggio spirituale” nel nome del nostro Santo, alcune pietre tolte dal martyrion (luogo della custodia delle reliquie dei martiri, dove sicuramente è stato custodito anche il corpo di Antonino) e dal pavimento dell’antica Chiesa di Apamea; sempre nel 1999, infine, gli alunni della locale Scuola media realizzano, aiutati dalla pittrice Marjlin Juda Orlandi, un nuovo piccolo stendardo del martire siriano Antonino.
Il culto di S. Antonino Martire è diffuso in Italia (nel Lazio a Pofi, Castelnuovo di Porto, Pico Famese, Grotte di Castro…; Calabria), in Francia ed in Spagna.
Proprio dalla Spagna proviene la reliquia (parte dell’omero destro del Santo) che fu fatta arrivare a Monte Porzio dal Card. Duca di York nel 1772.

 

 

  • Foto concessa dalla fam. P. Bassotti di Monte Porzio Catone




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sacrocuore Foto concessa dalla fam. P. Bassotti di Monte Porzio Catone

 

SANT’ANTONINO

Martire di Apamea di Siria
Patrono di Monte Porzio Catone



PREGHIERA A S. ANTONINO


O martire Antonino,
testimone fedele di Cristo,

Tu che appena ventenne fosti ucciso
per aver distrutto gli idoli dei pagani,
aiutaci a distruggere i tanti “idoli”
che oggi ci separano dall’unico Padre.

Tu, Antonino, che hai seguito il Signore
sulla via della Croce, ottienici
dal Principe dei Martiri di poterti imitare
conducendo una vita santa.

Tu che per noi facesti sgorgare
fresche acque da terre aride,
prega ancora per noi Gesù,
perché Egli faccia sgorgare in noi
la sorgente dell’acqua viva dell’eternità.

Volgi infine il tuo sguardo su questa tua
Città, o glorioso nostro Patrono,
ed invoca con noi per lei
i doni e i frutti dello Spirito Consolatore.

Benedici tutti e tutte:
preservaci da ogni male,
ottienici i doni della pace e del bene
e fa che al termine del nostro pellegrinaggio
ci sia dato di venirti a ringraziare,
o Antonino, nella Santa Gerusalemme
dove con Te, che hai meritato la palma
della vittoria, con gli Angeli, i Santi
e Maria Vergine loderemo per sempre
il nostro Dio.

A Lui la lode, l’onore e la gloria
Per sempre! Amen! Alleluia!

Redatto a cura del Gruppo Liturgico Parrocchiale
Parrocchia San Gregorio Magno
Piazza Duomo 7 - 00040 MONTE PORZIO CATONE (RM)

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pulpito

DUOMO di SAN GREGORIO MAGNO

MONTE PORZIO CATONE

Cappella della BEATA VERGINE MARIA


Questa cappella è dedicata alla Vergine Maria. La forte impronta e presenza mariane nel Duomo hanno spinto alcuni studiosi ad ipotizzare che esso sia stato, in una fase della sua storia, santuario mariano.
Al suo interno è visibile il fonte battesimale: per il pronunciato plasticismo e la contenuta semplicità della decorazione, quest’opera marmorea si fa risalire all’epoca della costruzione del Duomo (1666).

 

Foto concessa dalla fam. P. Bassotti di Monte Porzio Catone



Parrocchia San Gregorio Magno
Piazza Duomo 7 - 00040 MONTE PORZIO CATONE (RM)
PRO MANUSCRIPTO – MONTE PORZIO CATONE, AGOSTO 2003

 

 


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