Problema dei flussi migratori

 

Anno 2009_24 Ottobre

Il 24 Ottobre, presso la sede nazionale della LIDU, promosso dal Presidente, con l’auspicio di poter organizzare ed intraprendere tra le due organizzazioni “sovrane”, sottostanti a scopi sostanzialmente comuni di solidarietà e di difesa dei diritti fondamentali della persona, si è svolto un incontro tra autorevoli esponenti dell’Associazione e l’”Ordine Danese di San Giovanni”, ovvero Den Danske Johanniterorden. Den Danske Johanniterorden che, frutto non spurio di una “divaricazione”, avvenuta nel 1164, dall’Ordine dei Cavalieri di San Giovanni di Gerusalemme (fondato nel 1099 ed, in seguito, egemonizzato dalla Chiesa di Roma, si trasformò, prima, in Sovrano Militare Ospedaliere Ordine di San Giovanni di Gerusalemme, e poi, con prerogative diplomatiche, in Sovrano Militare Ordine Ospedaliere di Malta o, più semplicemente, in Ordine dei Cavalieri di Malta), si è insediato soprattutto, oltre che in Danimarca (ove, a Copenaghen, ha la sede “centrale”), in Francia, Norvegia, Svezia, Spagna, Germania, Canada, Usa, Svizzera, Italia, Polonia, Regno Unito, Costa Rica ed Australia.

 

All’incontro, sollecitato anche dalle organizzazioni internazionali, cui aderisce la LIDU, si è posto soprattutto attenzione alle possibilità di collaborare in merito al gravissimo problema dei flussi migratori che investono attualmente l’Italia, vista, specialmente da parte degli Africani che si affacciano sul Mediterraneo, quale “porta” naturale per l’accesso all’Europa.

Nel corso della discussione, presieduta e “gestita” dal professor Antonio Virgili, Direttore Scientifico dell’Istituto Italiano di Scienze Sociali, che, ha fatto da interprete, pressoché in simultanea, tra le due rappresentanze (quella dell’Ordine Danese di San Giovanni era guidata dal Gran Commander, avvocato Peter Gabrielksen, e dal Chancellor, la signora, anch’essa avvocato, Bodil E. Gabrielsen), si è pure parlato di altri temi, quali le relazioni tra culture e popoli diversi, la povertà nel mondo in generale, prestando particolare attenzione alle aree economicamente depresse, alle discriminazioni razziali e sociali che ancora perdurano nella “civile” Europa, ai valori dell’ecumenismo e della possibilità di collaborare fattivamente tra “strutture di servizio” appartenenti a diverse confessioni, anche se, a volte, fortemente antagoniste (l’Ordine Danese, da parte sua, è titolare di tre Fondi, sottoposti a controllo pubblico ed a “Conferma Reale”, destinati a scopi umanitari: il “Johanniterfonden”, l’”Hospitalsfonden ed il “”Rodosfonden”).

Di seguito, il comunicato diffuso dopo l’incontro.

In un momento di “speciale” temperie internazionale di natura politico-sociale, in cui, di fronte alle tante tragedie del mondo, che la società globalizzata è costretta ad affrontare e, talvolta, pesantemente a subire, in primis, quella del fondamentalismo, soprattutto di natura islamista, le istanze spirituali e culturali tipiche del mondo occidentale, che poggiano su salde e consolidate radici storiche, chiamate ad uno sforzo generale di solidarismo (una vera e propria “fatica” di Sisifo), sembrano voler accettare la sfida e impegnarsi in iniziative di natura progressivamente ecumenica, afferenti sia i bisogni materiali dell’uomo, sia le sue intrinseche spiritualità culturali, di natura laica e religiosa.

A prescindere, infatti, dalle problematiche relative al finis vitae, alla sessualità, all’accanimento terapeutico, alla fame nel mondo, ai diritti della libertà e della democrazia, alla giustizia, all’educazione morale, sociale e civile etc., le più diverse e complesse istanze che l’uomo ha costruito nei secoli a tutela delle sua identità e della sua identificazione testimoniale, magari anche seguendo il percorso indicato dalle chiese cristiane, sembrano voler decisamente convergere su punti d’iniziativa comune, istituendo baluardi, spirituali e materiali, di garanzia per l’accoglienza alle migrazioni, per il rispetto delle diversità, per l’eguaglianza d’ogni individuo, a prescindere dal sesso, dalla cultura, dal credo e dalle origini.

Manifesto è, infatti, per scendere più nel concreto della realtà del nostro Paese, al centro, più d’altri, considerata anche la particolare contiguità con l’area medio-orientale, con il fenomeno della migrazione clandestina e con le amplissime propaggini meridionali del mare nostrum, “affaccio” naturale dell’Africa sull’Europa, l’atteggiamento solidaristico della Chiesa di Roma, sovente in contrasto con lo Stato centrale, in merito all’accoglienza, alla tolleranza confessionale, alla sicurezza sociale (troppo spesso usata, da alcune “parti” politiche, quale subdolo grimaldello per rigurgiti “trasversali” di connotazione biecamente razzistica).

Contestualmente, nel campo della laicità, gli istituti aconfessionali, cercano di moltiplicare i loro sforzi di solidarietà verso tutti coloro che, diuturnamente concussi nei loro diritti fondamentali e primari, si trovano esposti ad ogni tipo di violenza, vessazione e sottrazione di libertà e giustizia.

Su questo specifico fronte, a partire dalle prime “seminagioni”, effettuate dalle cosiddette “Associazioni Democratiche”, a loro volta “germinate” dall’epopea mazzinianogaribaldina, per un Paese unito e democratico in cui tutti, senza distinzione di sesso, razza, ceto, casta, credo politico e religioso fossero “affratellati”, spicca, istituzionalmente, la “Lega Italiana per i Diritti dell’Uomo”, che, associata alla più ampia e composita “Lega Internazionale per i Diritti dell’Uomo”, può annoverare, tra i “momenti” più rappresentativi delle sue battaglie per la “Giustizia e la Libertà”, sia il sostegno, ad oltranza, assieme ad Emile Zola, della causa del capitano (ebreo) franco-alsaziano Alfred Dreyfus, ingiustamente condannato (anche per ragioni razzistiche) quale traditore, all’inferno dell’Isola del Diavolo della Cayenna, sia l’organizzazione, per quei tempi, dell’oceanico funerale (oltre trecentomila persone) dei fratelli Carlo e Nello Rosselli (Parigi, 1937), trucidati, su mandato di Mussolini, a colpi di pugnale, dalla “Cagoule” francese a “Bagnoles sur l’Orne”.

Parimenti impegnato sui temi della solidarietà, nazionale ed internazionale, e sulla tutela delle minoranze contro ingiustizie e discriminazioni, in modo conforme, ad una visione prettamente laica delle vicende umane e politiche, è, senz’altro, da annoverarsi l”Ordine Danese di San Giovanni”, ovvero “Den Danske Johanniterorden”, derivante da una “divaricazione”, avvenuta nel 1164, dall’Ordine dei Cavalieri di San Giovanni di Gerusalemme, che, costituito nel 1099 ed, in seguito, confessionalmente egemonizzato dalla Chiesa cattolica di Roma, si trasformò, prima, in “Sovrano Militare Ospedaliere Ordine di San Giovanni di Gerusalemme”, e poi, con prerogative diplomatiche, in “Sovrano Militare Ordine Ospedaliero di Malta” o, più semplicemente, in “Ordine dei Cavalieri di Malta”.

Nel 1099, appunto, il re Valdemaro il Grande di Danimarca, assegnò alla “frazione” Danese dell’Ordine di San Giovanni di Gerusalemme il possesso dei territori afferenti la località di Antvorskov, dove i cavalieri, nel corso dei successivi quattro secoli, eressero un imponente monastero.

Al contrario di quanto accaduto in altri Paesi, con la Riforma, in Danimarca, l’Ordine non fu mai sciolto e, sebbene vi siano valutazioni “divergenti e diversificate” su alcuni aspetti legati al “Grande Magistero” dello Zar Paolo 1° di Russia, con il tempo, finì per consolidare sempre più la sua autonomia rispetto allo Stato Pontificio, impegnato a dare alla ricostituzione dell’Ordine originario un’impronta prettamente cattolico-confessionale.

Dal 1934, con la riattivazione e riorganizzazione delle attività “mortificate” dalla grave depressione economica del 1929, le “iniziative” solidaristiche dell’Ordine danese, ripresero con vigore e con taglio di pretto stampo aconfessionale ed umanitario.

Per cui, ancorché, conservi la caratteristica di fondo d’essere cristiano ed ecumenico, dal punto di vista effettuale ed operativo è, di fatto, apolitico, apartitico, ed assolutamente indipendente, in quanto nella scelta dei suoi vertici non soggiace all’autorità di alcuna Chiesa o Governo.

La sede legale e centrale dell’Ordine, che usa anche la denominazione di “Supremus Ordo Domus Hospitalis Sancti Johannis Hierosolymitani”, è ubicata a Copenaghen.

Attraverso un’ampia serie di accordi con altre organizzazioni, per così dire, parimenti “cavalleresche”, è, oggi, al centro di una “rete” internazionale di persone e “gruppi” presenti e diffusi in Francia, Norvegia, Svezia, Spagna, Germania, Canada, Usa, Svizzera, Italia, Polonia, Regno Unito, Costa Rica, ed Australia.

Il “Den Danske Joanniterorden”, con il tempo, ha costituito e gestisce tre Fondi destinati a scopi umanitari, con “Conferma Reale”, sottoposti a controllo pubblico: “Il Johanniterfonden”, “L’Hospitalsfonden” ed “Il Rhodosfonden”.

Ebbene, nell’ambito delle molteplici iniziative di consolidamento dei suoi ruoli istituzionali statutari e di ampliamento dei rapporti con enti, uffici ed organizzazioni interne ed esterne al nostro Paese, aventi consonanza di scopi e fini, nel pomeriggio di Martedì 24 Ottobre, la Lega Italiana dei Diritti dell’Uomo, presso la propria sede romana, si è “incontrata”, per sondare eventuali possibilità di collaborazioni e per un più generale scambio d’informazioni e di valutazione sui problemi che, stante soprattutto il fenomeno dell’immigrazione, affliggono, al momento, l’Italia, con due fra più alti esponenti del “Den Danske Johaniterorden: il Grand Commander, avvocato Peter Gabrielsen, e il Chancellor, avvocato Bodil E. Gabrielsen.

L’incontro, organizzato dal professor Antonio Virgili, Direttore Scientifico dell’Istituto Italiano di Scienze Sociali, nonché membro della Commissione Cultura della LIDU, e svoltosi in un clima d’informale cordialità, ha anche preso in esame il tema delle relazioni tra culture e popoli diversi, quello della povertà nel mondo in generale, con attenzione particolare alle aree depresse, quello delle discriminazioni razziali e sociali che ancora perdurano nella “civile” Europa, quello dell’ecumenismo e della collaborazione tra gli appartenenti a religioni diverse e, spesso, antagoniste.

Essendo, quindi, stata riscontrata piena consonanza di idee su tutto, si sono presi impegni per futuri “abboccamenti”, in occasione di eventi specifici da affrontare, magari insieme, e per altri incontri di approfondimento delle tematiche relative alla solidarietà ed all’impegno sodale (ciascuno con le proprie prerogative e caratteristiche) verso la giustizia sociale ed economica delle popolazioni migranti, e verso chi, discriminato, perseguitato, incarcerato e concusso nei suoi diritti primari nella Patria d’origine, una volta che “approda” in Occidente, non solo non può diventare, per sorte, vittima di altra violenza, ma deve essere accolto senza discriminazioni e ricevere quel diritto d’asilo che, secondo le leggi internazionali, gli spetta senza riserve.

Il professor Virgili, concordemente ed ufficialmente riconosciuto quale “tramite” tra le due organizzazioni, che, per quanto diverse, si trovano in piena sintonia in merito al perseguimento del benessere economico, sociale e morale delle popolazioni “discriminate”, al sostegno degli ideali di fratellanza universale ed alla difesa della libertà, della giustizia e dei diritti umani fondamentali, nel concludere i lavori dell’incontro, s’è impegnato a promuovere altri “contatti” operativi, proponendo specifiche occasioni di “azione comune”, ogni qual volta ciò si renderà necessario.

 

Tratto dal documento della Lega Italiana

dei Diritti dell’Uomo Onlus:

Testimonianza

“Report 2008-2009”

Iniziative, documenti, prese di posizioni, deliberati,

lettere, ecc. in materia di diritti, nel biennio

curato da Gian Piero Calchetti e Sara Lorenzelli

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