La libertà degli Antichi e dei Moderni al tempo dei social network:

Benjamin Constant e J.J. Rousseau oggi

 

Conclusioni

 

Questo lavoro non ha inteso esprimere una critica (sia essa positiva o negativa) sull’influenza dei social network in tema di partecipazione politica, democrazia e libertà. Questo aspetto va lasciato all’analisi autorevole dei sociologi e più in generale degli studiosi della comunicazione politica.

Quello che si è voluto mettere qui in risalto è che la rivoluzione tecnologica, al di là delle aspettative messianiche sulle quali molti confidano o all’opposto temono, non ha in realtà aperto nuovi scenari sulla natura delle faccende politiche o sulla ricerca di quale sia l’ordine politico auspicabile. Infatti, l’utilizzo dei i nuovi strumenti informatici non ha proposto nuove soluzioni ai conflitti sociali, semmai vi è una ridistribuzione delle argomentazioni già a suo tempo magnificamente sviscerate da grandi pensatori come Rousseau e Constant.

Il tema, in fondo, rimane sempre lo stesso: qual è il grado minimo di partecipazione politica che misura lo stato di salute di un’organizzazione sociale, quale dovrebbero essere i limiti dell’azione autoritativa dello Stato, e quali dovrebbero essere i veicoli di approvazione e disapprovazione, scelta e rifiuto, lode e biasimo da parte del corpo sociale nei confronti del proprio “sovrano”.

Se critica vi è, lo è semmai sul fatto che l’analisi sull’influenza delle nuove tecnologie sembra essersi appiattita sugli effetti contingenti del loro condizionamenti. In altre parole, si sente la mancanza di voci autorevoli che, disinteressandosi di questioni in fondo dozzinali come la manipolazione del consenso politico (dozzinali in quanto soggette ai mutamenti precari dello spirito umano), cerchino di approfondire le conseguenze sostanziali e durature in ambito di nuove visioni dell’organizzazione per la convivenza civile.

In tal senso, sarebbe opportuno che si alzasse il volume di voci critiche sul superficiale, ancorché abbagliante, nuova fascinazione verso la “partecipazione diretta”, incoraggiata da piattaforme informatiche politiche che alimentano il miraggio che ogni membro di tutto il corpo sociale possa avere un’influenza reale sulle decisioni legislative, come se dall’esasperata modernizzazione informatica si possa ottenere quella libertà degli antichi (ammesso che di libertà si possa parlare) che lo stesso Rousseau aveva ritenuto possibile solo in ristretti ambiti territoriali.

Inoltre, quel che è peggio è che, presi da questo nuovo “Eldorado” informatico, si perda di vista la mirabile lezione di Constant sul rischio di perdita di libertà civili, la cui conquista è stata il frutto di lunghe e faticose battaglie svoltesi nei due secoli precedenti. Quel rischio secondo il quale, a fronte di una falsa rappresentazione di una nuova forma di partecipazione diretta (tramite i social network), il cittadino rinunci alla difesa dei propri diritti soggettivi. Ciò senza nemmeno la consapevolezza tanto amata da Rousseau sulla sottomissione del cittadino al corpo sovrano, perché all’elemento di falsa illusione della partecipazione diretta si associa il reale distacco dalla politica, intesa nel senso più nobile del termine, distacco che rimane, ma che anzi è amplificato proprio dall’impersonalità degli stessi strumenti informatici che offrono l’allucinazione di “essere parte” di un organismo, di un gruppo, di una comunità. Da qui il fondato pericolo, di cui si è già ampiamente discusso, che si possa sviluppare una “democrazia autoritaria” senza che i cittadini se ne rendano conto.

La sfida affinché questo non accada è ancora aperta, ma è tempo che ci si muova in tal senso, perché è su questa battaglia che si dimostrerà se la filosofia politica può svolgere ancora un ruolo fondamentale nella società, oppure se declinerà in un irreversibile confinamento di studi elitari senza alcun contatto con i mutamenti della realtà.

 

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