isaija

L’antica letteratura serba è legata alle sorti dello stato serbo medievale ed ha soprattutto carattere monastico, sorta alla fine del sec. XII, e tramontata, anche se non definitivamente, verso la metà del sec. XV

Il suo centro principale è fuori della zona serba: nel monastero Chilandari sul Monte Athos.La lingua in cui scrivono gli scrittori serbi di questo periodo non è il “volgare”, ma un avvicinamento parziale del paleoslavo al serbo; l’alfabeto di cui si servono è, senza eccezioni, il cirillico, che, come nelle altre terre slavo- ortodosse, resterà l’unica scrittura, legata a tradizioni religiose e nazionali, dei Serbi.

Ricca, se considerata dal punto di vista del numero dei manoscritti che si sono conservati, la letteratura medievale serba risulta povera, quando vi si vogliano applicare criteri di originalità o di valore letterario.Di poesia – versioni dal bizantino – non ci sono che pochi e insignificanti tentativi.Fra le opere in prosa prevalgono numericamente traduzioni dal bizantino – spesso adattamenti di quelle bulgare – di opere liturgiche e teologiche, ma per la loro importanza vanno segnalati in prima linea gli scritti biografici.

San Sava (1169 -1235 o 1236) ne diede il primo esempio con la breve descrizione della vita monastica di suo padre, Simeone (Život Sv. Simeuna), al secolo Stefano, fondatore della dinastia dei Nemanja.Lo seguirono nel sec. XIII: suo fratello, il re Stefano, che pure narrò (dopo il 1215), la vita di suo padre e predecessore, e i monaci Domenziano e Teodosio, che fra l’altro compilarono ciascuno una Vita di San Sava.Biografie panegiriche di re, santi e dignitari ecclesiastici non mancano neanche nei secoli seguenti: ne sono autori l’arcivescovo Danilo (intorno al 1340) e i bulgari Gregorio Camblak e Costantino di Kostenec, detto il filosofo, la cui Vita del despota Stefano Lazarević (scritta intorno al 1431) è tuttora apprezzata anche per il suo valore storico.

Nella letteratura profana vanno segnalati: il Codice di Stefano Dušan (Zakonik Cara Dušana, 1349) che s’ispira anche agli statuti latini delle città dalmate, e diversi rifacimenti di materia romanzesca giunta in Serbia probabilmente dall’Oriente vicino e lontano: così, p. es., le storie di Alessandro Magno e di Barlaam e Giosafat e la vita di Esopo.Verso l’Adriatico invece ci riportano alcuni rifacimenti di romanzi cavallereschi.

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