(function() { var cx = '000482480240528106050:6zvch_agk4s'; var gcse = document.createElement('script'); gcse.type = 'text/javascript'; gcse.async = true; gcse.src = (document.location.protocol == 'https:' ? 'https:' : 'http:') + '//cse.google.com/cse.js?cx=' + cx; var s = document.getElementsByTagName('script')[0]; s.parentNode.insertBefore(gcse, s); })();
Stampa
Categoria: DIPENDENZA E LAVORO NELLA FAMIGLIA

forze-lavorative

Le forze lavorative nei rapporti di dipendenza

La famiglia dal punto economico si procurava le forze necessarie creando su determinate persone poteri derivanti da rapporti di dipendenza e soggezione, di varie specie e di diversa durata, con un unico denominatore: la sottoposizione al potere del pater familias.
Ogni dipendenza costituiva una fattispecie particolare, come si  è evidenziato precedentemente, caratterizzata dall’intensità e dalla durata che ogni rapporto poneva in essere.
Sui figli venduti, pur sopravvivendo la patria potestas del pater originario, l’acquirente  aveva il potere del mancipium, che non si realizzava come la potestas dominica sugli schiavi: situazione che si verificava anche per i noxae dediti, che rimanevano in mancipio pur non diventando schiavi.

Altre caratteristiche possiede il potere sui nexi, per i quali la loro permanenza in stato di soggezione non dipende esclusivamente dall’arbitrio del creditore, quanto dalla possibilità di estinguere il loro debito.

Anche il potere sugli addicti  configura un potere diverso: essi, qualunque sia stata la causa per la quale sono stati posti in essere, non diventano schiavi e rappresentano una categoria il cui stato di soggezione non deriva da un negozio fra privati, bensì da una pronuncia del magistrato.

Il potere del pater  sugli schiavi invece è una potestas, ossia lo stesso potere che il pater aveva nei confronti dei suoi figli: mentre per i primi il potere viene indicato con la patria potestas, per gli schiavi viene denominato potestas dominica. Mentre lo schiavo liberato per mezzo della manomissione non chiude il rapporto con chi lo ha liberato, infatti egli assume lo status di libertino con le conseguenti limitazioni di carattere giuridico e sociale nei confronti del patronus, le persone in mancipio manomesse diventano ingenue, così anche i nexi e gli adicti che una volta liberati riacquistano il loro status di liberi.
Altra differenza fra lo schiavo e la persona in mancipio consiste nell’eventuale offesa che questi soggetti possono ricevere: mentre l’offesa nei confronti di uno schiavo non costituisce iniura, al contrario  iniura è l’offesa nei confronti di persone in mancipio.
Alla varietà dei rapporti e dei poteri delle situazioni di dipendenza finora trattate corrispondono i diversi impieghi delle forze lavorative nell’ambito della famiglia.

La maggior parte  sono forze lavorative nell’ambito della famiglia stessa, dipendenza dettata in primis dal volere – potere del pater e in secundis dalle esigenze di mantenimento del gruppo familiare: un insieme di forze lavorative, che danno luogo all’impresa familiare, in cui rientrano i figli altrui comprati, i nexi e gli schiavi. Una parte è data, anche se numericamente inferiore, dalle forze di lavoro che arrivano nel gruppo familiare occasionalmente, come i noxae dediti e gli addicti.
La struttura economica romana, dapprima prevalentemente agricola e pastorale si svolgeva con l’impiego delle diverse categorie di persone soggette al pater familias,  per la produzione relativa al consumo domestico e non anche per il mercato: le forze lavorative erano costituite per la maggior parte dalla plebe più povera assoggettata come nexi, addicti o figli venduti dal pater.

Successivamente, già dalla seconda metà del IV secolo, a seguito delle guerre  di espansione, comincia ad incrementarsi la richiesta da parte della plebe più povera dell’assegnazione di terra, comportando questo evento il ridursi dell’offerta volontaria e la sottomissione di lavoro assoggettato alle famiglie più abbienti.
La politica espansionistica portò alla riduzione in schiavitù dei prigionieri di guerra, utilizzati e sfruttati, nel mercato del lavoro: aumentando la schiavitù  diminuirono le altre fattispecie di dipendenza, fino alla scomparsa di alcuni di essi.
Non si trattò di una scomparsa totale, ma sicuramente di una riduzione significativa soprattutto per i nexi e i figli venduti, mentre continuano ad esistere gli addicti e i figli noxae dediti, anche se in numero limitato.
La schiavitù si moltiplica fino a raggiungere il massimo livello nel I e II secolo a.C., con la funzione di “forza lavorativa assorbente”*.

 

 

CONSULTA ANCHE:
Dipendenza e lavoro nella famiglia
Dipendenza e stato di soggezione: un rapporto economico-patrimoniale
Origini della servitù e sottomissione al pater familias
I rapporti di sottomissione del filius e degli estranei
Le manumissiones
Il potere del pater familias

*  Serrao F. “Diritto ecc…”, op. cit., p. 286 e ss.

Questo sito utilizza cookies