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Categoria: STIMOLAZIONE NEUROPSICOLOGICA

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Counseling: ascolto e decodificazione della sofferenza

Quanto può essere complesso tollerare i cambiamenti ed accettare le diversità legate alla malattia e alla sua gestione terapeutica?

Il counseling sanitario è un intervento che nasce con lo scopo di far emergere e potenziare le capacità adattive e le risorse individuali della persona malata e dei familiari, nonché di incrementare le capacità comunicative degli operatori sanitari.

Il counseling si è sviluppato negli anni settanta come strumento di lavoro in ambito psicosociale.

Con esso si indica un processo di interazione tra due persone, di cui una è in difficoltà, processo orientato a far prendere coscienza della propria situazione in modo da poterla gestire fino a giungere alla risoluzione della stessa. Si tratta quindi di un intervento che favorisce il cambiamento e sollecita le risorse del soggetto stesso.

"Il processo di counseling enfatizza l'importanza dell'auto-percezione, dell'autodeterminazione e dell'autocontrollo: il risultato finale è misurabile attraverso il grado in cui si riesce a rendere una persona capace di azioni razionali e positive”.

In quest'ultimo decennio l'aumento di patologie fisiche ad ampi risvolti psicosociali hanno contribuito ad individuare il counseling quale strumento di lavoro anche in ambito sanitario.

Proprio a fronte delle problematiche riscontrate l'O.M.S. ha suggerito il counseling quale modalità di approccio sia in ordine alla prevenzione che alla cura definendolo come "un processo di dialogo e di interazione”.

Il counseling è diretto ad aiutare il paziente in un momento di crisi, ad incoraggiare cambiamenti nel suo stile di vita, se necessario, proponendo azioni e comportamenti realistici, ed è volto a metterlo in grado di accettare le informazioni ansiogene favorendo l'adattamento alle relative implicazioni".

Il Counseling in ambito sanitario

L'obiettivo principale del counseling è dunque quello di fornire il supporto necessario a fronteggiare la vasta gamma di aspetti psicosociali connessi alla malattia.

Non è necessariamente specialistico, cioè non è di esclusiva pertinenza degli operatori di area psicologica.

Può essere attuato, a partire da problemi di ordine fisico, da operatori sanitari.

"Essere ammalato significa, infatti, distogliere la mia intenzionalità dal mondo... per raccoglierla sul mio corpo, anzi sulla malattia che non consente più al mio corpo di pro-gettarsi nel mondo come prima accadeva.

Tutto ciò, lo ripetiamo, non è "conseguenza" della malattia, ma sua "essenza".

Il capovolgimento dell'ordine della presenza in occasione della malattia, l'incapacità di inserirsi nel mondo e di abitarlo come lo si abitava prima, la vita sempre più ridotta e l'esistenza sempre più contratta sono eventi che non possono essere concepiti come "conseguenze psichiche" di disturbi somatici, perché il principio di causalità è una relazione determinata dove l'effetto è proporzionato e omogeneo alla causa, mentre, in presenza di una malattia dei bronchi, dello stomaco, del cuore, è impossibile circoscrivere un effetto, perché disturbato è tutto il mio modo di essere al mondo, un modo più debole, più apprensivo, più pauroso”.*

 

Nel momento in cui il soggetto si confronta con il disagio fisico è nel corpo che sta incontrando la sua sofferenza ed è trattenuto nel corpo dal dolore che accompagna l'esperienza di malattia.

Spesso in ambito sanitario si ritiene di aver svolto attività di counseling quando si forniscono informazioni.

Ma esso, come già visto, non si riduce alla pura e semplice informazione.

Consiste piuttosto in un radicale cambiamento di atteggiamento verso il malato e la sua malattia, il conseguente abbandono del modello unidirezionale da operatore a malato e un ampliamento dell'attenzione che comprenda la rilevanza emotiva che ogni contenuto, anche solo informativo, contiene. Richiede cioè attenzione da parte dell'operatore sanitario al mondo soggettivo del malato e al proprio, possibile solo se questi si sente chiamato in causa.

Solo così il counseling agisce; non basta cioè una formazione teorica alle tecniche del colloquio, ma è necessaria la capacità di ascolto e la consapevolezza della risonanza emotiva che ha, per sé e per l'altro.

Il ruolo dell’infermiere

Anche l'infermiere può utilizzare il counseling benché il suo ruolo sia meno definito e ancor più lasciato all'iniziativa personale.

È un ruolo che richiede anche una sinergia con quello degli altri operatori, del medico in primo luogo.

Vi sono compiti, quali quello preventivo ed educativo, per i quali il counseling è lo strumento più adeguato.

È strumento utile anche nel corso del processo terapeutico, a cui l'infermiere collabora, nelle situazioni in cui si precisa nel soggetto in cura un interrogativo, si presenta un problema, o si rende necessario prendere una decisione.

Il counseling è lo strumento per elaborare, sistematizzare, ristrutturare, tutto ciò; renderlo comprensibile e accettabile.

Altrettanto dicasi per il rapporto con i parenti, per gran parte di fatto gestito dagli infermieri, spesso ancor più problematico e importante di quello con lo stesso malato.

Ma anche qui ci si trova a cimentarsi con un territorio poco definito, non riconosciuto, lasciato all'intuito, al buon senso e all'iniziativa dei singoli. Il counseling obbliga alla costatazione che tutta la formazione infermieristica, oltre che essere per gran parte teorica, è improntata al "fare".

La "parola che cura" come forma di accompagnamento della cura del corpo è il punto di arrivo di una ricerca che porta a superare "l'uomo dimezzato" ma anche "l'infermiere dimezzato", incapace di instaurare con i propri malati/utenti relazioni umane significative e di trarne da esse benefici.

Martina Dott.ssa Cordeschi

UNIVERSITA’ CATTOLICA DEL SACRO CUORE – ROMA

FACOLTA’ DI MEDICINA E CHIRURGIA “A. GEMELLI”

ISTITUTO FIGLIE DI SAN CAMILLO

SCUOLA “PADRE LUIGI TEZZA”

CORSO DI LAUREA I LIVELLO IN INFERMIERISTICA

Tesi di laurea

Il pensiero è azione: stimolazione neuropsicologica come strumento di assistenza

ANNO ACCADEMICO 2011-2012

* Galimberti U., 1990

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