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Categoria: STIMOLAZIONE NEUROPSICOLOGICA

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Disturbo del sonno-veglia


I disturbi del sonno-veglia, o disturbi del ritmo circadiano, rappresentano una classe di dissonnie che alterano il ciclo sonno-veglia, provocando delle interferenze con l’inizio o la continuazione del sonno ed alterandone la quantità e la qualità.
Questi disturbi si manifestano principalmente con insonnia, che colpisce fino al 40% della popolazione ogni anno, ed è una significativa causa di morbilità e mortalità. In realtà non è una malattia, ma un sintomo soggettivo per cui un individuo si lamenta di dormire poco e/o male. Essa può essere legata a difficoltà di addormentarsi, a difficoltà di mantenimento del sonno con risvegli multipli oppure a risveglio precoce.
Le insonnie si distinguono, a seconda della durata, in "occasionale" (alcuni giorni), "transitoria" (meno di tre settimane) e "cronica o persistente" (più di tre settimane).
La forma occasionale raramente arriva all'attenzione del medico ed è generalmente imputabile a stress, tensione psicologica o emotiva, ad un cambiamento di orario o ad una breve malattia. Le cause di quella transitoria sono sovrapponibili a quelle già citate per la forma occasionale, ma caratterizzate da maggior consistenza qualitativa e quantitativa.
L'insonnia cronica, invece, può essere dovuta a molteplici cause tra cui ricordiamo i disturbi psichiatrici (ansia, depressione, nevrosi, schizofrenia, alcolismo, tossicodipendenza da farmaci o da droghe), patologie degenerative, traumi, patologie infettive, digestive, vascolari, dolore, disturbi del sonno intrinseci.
I disturbi sonno-veglia possono manifestarsi anche con altri disturbi di tipo persistente, tra cui riscontriamo: sindrome da frequenti cambiamenti dello schema sonno-veglia; sindrome da periodo di sonno anticipato; sindrome da ritmo sonno-veglia non di 24 ore e sindrome da ritmo sonno-veglia irregolare.


-    Sindrome da frequenti cambiamenti dello schema sonno-veglia


Il quadro clinico  è caratterizzato da brevi e frammentati periodi di Sonno durante il giorno, da sonnolenza e da diminuzione delle performance durante la veglia, da difficoltà a ristabilire un regolare ritmo sonno-veglia anche quando le circostanze lo consentirebbero.
Questa sindrome può tipicamente realizzarsi per turni di lavoro a rotazione e per continui cambiamenti di fuso orario. Le rotazioni dei turni di lavoro per periodi brevi (2 - 4 giorni) sembrano meglio sopportate rispetto a quelle per periodi lunghi, dato che l'organismo non ha il tempo di consolidare l'adattamento al nuovo orario e non è quindi costretto a modificare ripetutamente ritmi biologici già acquisiti. Frequente è l'abuso di ipnotici, di psicostimolanti e di alcol.


-    Sindrome da periodo di sonno ritardato


Questo disturbo dipende da un'alterata regolazione interna del ciclo sonno-veglia, ed è caratterizzato da un inizio del sonno e da un risveglio ritardati rispetto a quanto desiderato dal paziente o richiesto dai suoi impegni. L'inizio del sonno ed il risveglio sono stabili, e vi è assoluta incapacità di anticipare il sonno, che, una volta iniziato, non presenta alcuna difficoltà di mantenimento.
Il paziente può riferire semplicemente una difficoltà ad iniziare il sonno ad un ora convenzionale, quindi può essere erroneamente considerato un insonne. Se il paziente, che si addormenta molto tardi nel corso della notte, insiste ad alzarsi ad un'ora convenzionale al mattino, va incontro ad una cronica privazione di sonno e ai conseguenti sintomi durante la giornata. Se va a letto ad un'ora convenzionale senza riuscire ad addormentarsi, ricorre talora agli ipnotici, che possono ottenere qualche risultato, ma peggiorano i disturbi durante la giornata. Un diario giornaliero del ciclo sonno-veglia, redatto per alcune settimane, è indispensabile per arrivare alla diagnosi. La scelta di un'occupazione i cui orari non interferiscano con i periodi di sonno, rappresenta senz'altro la soluzione ottimale per questi pazienti.


-    Sindrome da periodo di sonno anticipato


E' caratterizzata da un inizio del Sonno e da un risveglio che sono più precoci di quanto desiderato dal paziente o richiesto dai suoi impegni sociali. Come nella sindrome da periodo di sonno ritardato, non vi è difficoltà a continuare il sonno una volta che esso sia iniziato; il periodo di sonno è stabile, ma assolutamente non modificabile. Questa sindrome non interferisce generalmente con la scuola o il lavoro. E' meno frequente della precedente e solo raramente porta ad una cronica privazione di sonno con comparsa di sonnolenza e di ridotta efficienza durante la giornata. Ciò di cui si lamenta maggiormente il paziente è l'incapacità a restare sveglio la sera.


-    Sindrome da ritmo sonno-veglia non di 24 ore


Questa sindrome è caratterizzata da un progressivo ritardo dell'inizio del sonno e del risveglio in giorni successivi, a causa di un ritmo sonno-veglia maggiore di 24 ore (tipicamente di circa 25 ore). A causa di ciò si alternano periodi in cui il ritmo interno non è in fase con i "sincronizzatori" socio-ambientali e il paziente lamenta difficoltà ad iniziare il sonno e sonnolenza durante la giornata, e periodi in cui il ritmo interno è sincronizzato con l'ambiente ed il paziente non ha alcun disturbo. Un diario del ciclo sonno-veglia è necessario per la diagnosi. Periodiche difficoltà del paziente ad assolvere i propri impegni possono essere aggravate dall'abuso di ipnotici e di psicostimolanti.




-    Sindrome da ritmo sonno-veglia irregolare


Questa sindrome è caratterizzata dalla mancanza di un ritmo sonno-veglia chiaramente organizzato. Essa comporta, durante la giornata, brevi periodi di sonno a tempi irregolari ed un'eccessiva permanenza a letto: talora i pazienti non riescono a mantenere fissi neppure i tempi dei pasti. Il sonno notturno è abbreviato e talora frammentato. Si realizza così un ciclo sonno-veglia poliritmico con un quadro clinico che può erroneamente essere considerato un'insonnia. Il paziente può, infatti, lamentare difficoltà ad addormentarsi alle ore convenzionali ed a continuare il Sonno per un tempo adeguato; può, inoltre, riferire una sonnolenza e una ridotta efficienza durante i periodi di veglia. Spesso i pazienti non si rendono conto che sonnellini diurni ed insonnia notturna sono strettamente correlati, e pertanto talora abusano di ipnotici e psicostimolanti. Non solo il ciclo sonno-veglia, ma anche altre funzioni biologiche, come la temperatura, perdono la loro abituale ritmicità circadiana.



Trattamento psicologico dei disturbi del sonno



Oggi possiamo affermare che la maggior parte dei disturbi del sonno, soprattutto l'insonnia, sono trattabili in tempi davvero molto brevi e soprattutto senza uso di farmaci. Occorre sottolineare, così come per ogni altro disturbo, una attenta valutazione diagnostico-differenziale e del funzionamento globale.
I tempi di trattamento dei disturbi del sonno sono tra i più brevi, grazie alle innovazioni tecniche prodotte dall'indirizzo metodologico della psicologia cognitiva.
Poche sedute sono, nella maggior parte dei casi, sufficienti per un miglioramento della qualità del sonno (minori risvegli o assenza di risvegli, sensazione di riposo al risveglio).
Lo psicologo dovrà valutare con attenzione le modalità di gestione del disturbo da parte del paziente e verificare l'assenza di condizioni mediche generali che potrebbero essere alla base del disturbo. Mediamente il paziente con insonnia ha una generale tendenza al controllo con una produzione di pensiero piuttosto elevata.
Quando ai disturbi del sonno si associa bruxismo (sbattere o digrignare i denti) lo psicologo utilizzerà le tecniche di intervento psicologico anche per la riduzione delle tensioni che producono il fenomeno del bruxismo.
I disturbi del sonno sono diventati un serio problema medico,infermieristico e psicologico ad elevata incidenza sulla popolazione mondiale. La carenza di sonno viene accumulata dal nostro organismo e va ad interessare le performance neuro comportamentali, la funzione endocrina, il benessere fisico e la salute emotivo-mentale.
Evidenze scientifiche dimostrano come la perdita del sonno e i disturbi annessi, influiscono sulla funzione endocrina diminuendo i livelli dell’ormone della crescita e determinando un’alterazione delle cellule immuno-protettive dell’organismo. Tutto questo porta ad un aumento dei livelli di cortisolo, e quindi ad una reazione che può indicare elevati livelli di stress.
Una corretta gestione dei ritmi circadiani dei pazienti eviterebbe, così, ricadute per la loro salute e sicurezza. 


Martina dott.ssa Cordeschi

 

UNIVERSITA’ CATTOLICA DEL SACRO CUORE – ROMA
FACOLTA’ DI MEDICINA E CHIRURGIA “A. GEMELLI”
ISTITUTO FIGLIE DI SAN CAMILLO
SCUOLA “PADRE LUIGI TEZZA”
CORSO DI LAUREA I LIVELLO IN INFERMIERISTICA
Tesi di laurea
Il pensiero è azione: stimolazione neuropsicologica come strumento di assistenza
ANNO ACCADEMICO 2011-2012

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