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Nel 1940, dopo i tre anni trascorsi all’estero, Jovine pubblica Ladro di galline, una raccolta di sette novelle composte nel decennio ’31-’40.

L’opera attesta il travaglio dello scrittore, che procede in un approfondimento sia formale che contenutistico, pur senza pervenire ad un compiuto equilibrio artistico, cioè alla sintesi tra i due elementi. Le migliori novelle sono Ladro di galline e Malfuta ma quasi in tutte emerge come nuovo protagonista il “contado di Molise”, con i suoi paesaggi, uomini e problemi, e prevale il calore della memoria, dato che vengono presentati personaggi e fatti reali o comunque ispirati alla realtà.

Protagonista della prima novella, Avventura galante, è un cieco, che insidia la serva o, nella conclusione del racconto, è tormentato da un incubo notturno. Nel tentativo di fondere realtà e fantasia, l’autore risente gli influssi letterari di M. Bontempelli ed  E.A. Poe. Più interessante è la seconda novella: Malfuta o della fondazione di un villaggio, storia vera di un paese molisano, Castellino sul Biferno, trasferita però in un’atmosfera favolosa.

Le case del villaggio stanno andando in rovina, per il terreno franoso; le autorità fasciste hanno costruito nuove case in una zona più sicura: i giovani sono pronti ad andare via ma i vecchi si rifiutano di abbandonare le loro catapecchie e in compenso invocano San Rocco. Quando un incendio improvviso distrugge Malfuta, giocoforza ci si rassegna ad accettare il nuovo villaggio, ove ricomincia la vita di sempre. Innovazione artistica è la “coralità”, ottenuta con gli squarci di vita quotidiana, il contrasto vecchi-giovani, il folklore, l’indicazione dei personaggi per categorie e non col nome.Il protagonista vero è il villaggio, e il termine fisso è la terra. Jovine si rivela sin d’ora “scrittore di atmosfere”; beninteso che il tono “favoloso” non è nostalgia di tempi lontani e proiezione nell’irrealtà: è dilatazione del tempo “storico”.

Infatti, i dati storici perdono la loro contingenza e la vita del Molise, - con i suoi problemi, mentalità e aspetto fisico-, conserva caratteristiche immutate. Ciò equivale ad una indiretta denuncia, a una “precisa scelta sentimentale e polemica”. (cfr. E. Ragni, op.cit., p.81).
Si innestano altri peculiari argomenti: l’arcaico legame tra l’uomo e la casa, l’arretratezza ottusa dei contadini, i riti antichissimi.
Il racconto è dei più tipici di Jovine anche sul piano stilistico: malgrado qualche timbro dannunziano, è evidente lo stile cantante, il “ritmo ondulato”, una musicalità interna al discorso della gente semplice, che l’autore, - come accadde al Verga, si china ad ascoltare con “amoroso orecchio”, perché nella memoria riscopre la propria terra e capisce di amarla nei suoi drammi e bellezze. Sono, tuttavia, inevitabili, - ora e in successive opere -, alcuni squilibri di tono e di rappresentazione, per un residuo di educazione letteraria che sopravvive a fianco del nuovo materiale realistico.
 
Il contrasto tra lirismo e realismo, presente nell’ispirazione e nei mezzi espressivi dell’intera raccolta, è particolarmente avvertibile nella terza novella, che dà il titolo al volume, Ladro di galline.

E’ la storia di un trovatello di aspetto gentile, che vive di espedienti, come il rubar galline; alla fine, scoperto, viene ucciso barbaramente dai contadini.

Il personaggio rimane a mezza via tra elementari istinti e purezza di sentimento; è un mosaico, non una creatura unitaria.
Analoga discontinuità nel quarto racconto, Dieci settimane, di stampo autobiografico (per l’esperienza di Jovine come istitutore al collegio Nasuti di Vasto). La vicenda è inquadrata nel mondo piccolo-borghese di provincia, su una tematica che ha ispirato i romanzi precedenti e ritornerà nelle novelle Giustino d’Arienzo (1943) e Uno che si salva (1948); la critica ha parlato di “realismo borghese”, che si intreccia e si integra con il “realismo sociale” dell’altro polo di interesse in Jovine, quello più specificamente meridionale.
 
I motivi di fondo - l’incarico di istitutore in un collegio e le difficoltà di chi vuole studiare o impegnarsi e deve dibattersi tra i problemi economici e l’inerzia della vita provinciale - non sono ben sviluppati come avverrà nelle novelle prima citate.
Nell’uso degli strumento espressivi, Jovine invece è più sicuro di sé, si è liberato dalle reminescenze letterarie e i toni lirici non sono più necessari nel ritmo narrativo.
Le ultime novelle, Sogni d’oro di Michele, Incontro col figlio, Ragazzo al buio, ripetono temi già affrontati e risultano di valore “sperimentale” sotto il profilo statistico.
Nel complesso, Ladro di galline si profila come intermezzo di transizione tra le prime opere e il romanzo Signora Ava.

 

Tratto da:
Francesco Jovine
Redatto a cura di: Anna Maria Sciarretta Colombo
Con la collaborazione di: Miranda Jovine Tortora
Della F.I.D.A.P.A (Federazione Italiana Donne Arti Professioni  Affari) Sezione di Termoli (CB).

 

CONSULTA I RACCONTI DI F. JOVINE

Ladro di galline - Malfuta o della fondazione di un villaggio

Ladro di galline - Sogni d’oro di Michele

Ladro di galline - Avventura galante

Ladro di galline - Incontro col figlio

Ladro di galline - Ragazzo al buio

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