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Il “TITOLO”

 

I.    I “TITOLI” A ROMA

 

Il secolo III è stato un periodo di forte crescita esterna ed interna per la comunità cristiana di Roma.
Il numero dei suoi membri, in continuo aumento, creava serie difficoltà per il funzionamento pastorale di un unico centro comunitario.
Si avvertì così la necessità di creare altri centri per la cura pastorale dei fedeli: la città venne divisa, sotto Papa Fabiano, in sette circoscrizioni pastorali.
Questa struttura organizzativa venne perfezionata nella metà del secolo con la istituzione dei cosiddetti “titoli” o chiese titolari: le singole regioni vennero dotate di una domus ecclesiae, ossia di una casa di proprietà della comunità cristiana in cui i fedeli si riunivano per il culto e per altri scopi pastorali.

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CHIESA DI S. LORENZO IN FONTE

VIA URBANA, 50 – ROMA

Lorenzo nacque in Osca (Huesca), città della Spagna, nella prima metà del secolo III. Venuto a Roma, centro della cristianità, si distinse per la sua pietà, carità verso i poveri e la sua integrità di costumi.

Grazie alle sue doti, Papa Sisto II lo nominò Diacono della chiesa. Doveva sovrintendere all’amministrazione dei beni, accettare le offerte, custodirle e conservarle, e provvedere ai bisognosi, agli orfani e alle vedove.
Per queste mansioni Lorenzo fu uno dei personaggi più noti della prima cristianità di Roma ed uno dei martiri più venerati, tanto che la sua memoria fu ricordata da molte chiese e cappelle costruite in suo onore.
La storia ci dice che Lorenzo fu catturato dai soldati dell’imperatore Valeriano il 6 agosto 258 nelle catacombe di S. Callisto assieme a Papa Sisto II ed altri diaconi. 
Mentre il Pontefice con gli altri diaconi subirono subito il martirio, Lorenzo fu risparmiato per estorcergli i tesori della chiesa.
Narrasi che all’imperatore Valeriano, che gli imponeva la consegna dei tesori della chiesa, Lorenzo abbia portato davanti dei poveri ed ammalati ed abbia detto: «Ecco i tesori della chiesa».

 

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DAL MUSEO DEL PIZZO DI SAN GALLO (CH)

(HERRLICHKEITEN -Textile Kirchenschätze aus St. Gallen)


Da secoli si è soliti associare splendore e sontuosità soprattutto alla Chiesa cattolica. Tessuti di più colori e decorati competono con gli oggetti degli orafi artigiani e dei maestri vetrai nell’attirare ammirazione. Le celebrazioni liturgiche sono sfarzose messinscena dell’opera d’arte totale, sintesi perfetta di musica, testi e decorazioni.
La produzione dei cosiddetti paramenti è sottoposta a regole severe, secondo le quali colori, materiali e forme scandiscono le varie fasi dell’anno liturgico o le feste ecclesiastiche.

 

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