SCUOLA SCIENTIFICA TESLIANA DI NATUROPATIA OLISTICA

controllo-sociale

La libertà degli Antichi e dei Moderni al tempo dei social network:

Benjamin Constant e J.J. Rousseau oggi

 

  • 2. Constant

 

2.1.3 L’età della Restaurazione (1814-1830)

Soltanto la caduta di Napoleone permette a Constant di tornare sulla scena politica francese. “Dopo la battaglia di Lipsia del 1813 egli pubblica De l’esprit de conquête et de l’usurpation, un brillante libello anti-napoleonico, che gli dà larga fama e con il quale rientra sulla scena pubblica”*. 

Con l’esilio di Napoleone e il ritorno dei Borbone sul trono di Francia egli può così rientrare in Francia e partecipare attivamente alla vita politica della prima Restaurazione (aprile 1814 – marzo 1815), battendosi per la difesa della nuova costituzione concessa da Luigi XVIII. Pubblica un’opera importante come le Réflexions sur les constitutions et les garanties in cui riformula la propria dottrina costituzionale adattandola al nuovo sistema monarchico e approfondendone i meccanismi. 

Tuttavia, il regime borbonico ha vita assai breve. Egli, con toni perentori, esorta a stringersi attorno al re legittimo, Luigi XVIII, e ad opporsi all’usurpatore che è tornato dall’isola d’Elba per riprendersi il trono della Francia; incita a non cedere a Napoleone paragonandolo ad Attila, a Gengis Khan, facendone dunque l’incarnazione del moderno despota. Tuttavia, questa sua avversione nei confronti di Napoleone terminerà quando, al ritorno del Bonaparte dall’isola d’Elba, lo stesso, durante i Cento Giorni (marzo – giugno 1815), chiederà a Constant di redigere una nuova costituzione liberale da dare al Paese.

Il liberale di Losanna, che fino a poche settimane prima aveva appoggiato il regime politico di Luigi XVIII, decide di accettare la proposta di collaborazione con Napoleone redigendo l’Acte Additionnel, convinto ora, o almeno speranzoso, delle nuove intenzioni liberali dell’Imperatore e attratto dalla possibilità di ricoprire un ruolo politico di primo piano. “Egli sarà il protagonista di una lotta ininterrotta, nel nuovo quadro della monarchia costituzionale, per la difesa dei principi e degli istituti liberali, sia dai banchi del Parlamento (dove guiderà l’opposizione liberale), sia attraverso le opere, tra le più famose ricordiamo i Principes de politique del 1815 (un’opera assai diversa dai Principi di politica del 1806), il Cours de politique constitutionnelle (1818-1820) e il Commentaire sur l’ouvrage de Filangieri (1822-1824)”**. Il regime di Napoleone, come si sa, fallirà miseramente nello spazio di poco più di tre mesi, con l’epilogo della battaglia di Waterloo. Conseguentemente, l’8 luglio 1815 Luigi XVIII ritornò a Parigi.

La Francia era, tuttavia, divisa: da una parte coloro che avevano appoggiato Napoleone e dall’altra coloro che si erano schierati contro di lui. La Seconda restaurazione fu, inevitabilmente, durissima: il cd. “Terrore bianco”. Ne fecero le spese soprattutto coloro che avevano aderito al regime dei Cento Giorni. Gli ultra-realisti, infatti, spingevano il Re a non manifestare alcun perdono, intenzione che aveva invece manifestato nella Dichiarazione di Cambrai. Constant si trovò in grave difficoltà per la sua collaborazione con Bonaparte e, temendo per la propria vita, decise di partire per un esilio volontario che lo porterà per undici mesi a vivere fra Belgio e Inghilterra (ottobre 1815 – settembre 1816).

Il 5 settembre 1816 Luigi XVIII sciolse la Camera dei deputati a maggioranza “ultra”, che nei mesi precedenti aveva tentato in tutti i modi di sfruttare gli strumenti del governo rappresentativo per soffocare i diritti individuali e tornare a una situazione pre-rivoluzionaria.

Il panorama politico della seconda Restaurazione era composto da tre grandi partiti. A destra si collocavano gli “Ultras”, i monarchici reazionari, tra i quali il fratello del sovrano, sostenitori delle idee controrivoluzionarie teorizzate negli anni dell’Impero da intellettuali come Joseph de Maistre, Louis de Bonald e François-René de Chateaubriand. Al centro erano schierati i “ministeriali”, che appoggiavano l’azione del governo e che costituivano un partito eterogeneo i cui esponenti maggiori erano i cosiddetti Dottrinari, cioè un gruppo di intellettuali e politici che, schierati in favore della monarchia costituzionale, rifiutavano la sovranità popolare e si rifacevano all’idea di una sovranità della ragione. 

A sinistra, infine, vi erano i cosiddetti “Indipendenti” (tra cui troviamo soprattutto liberali, ma anche repubblicani ed ex bonapartisti) fautori della sovranità popolare, che, ispirati dai principi dell’Ottantanove, si battevano per i diritti individuali, per la libertà di stampa e per quella religiosa. 

Nella nuova situazione politica, certamente più sicura e aperta alle istanze liberali, Constant potè tornare in Francia (settembre 1816) per riprendere la propria azione politica e le proprie battaglie politico-culturali. Dirigendo diversi periodici e pubblicando numerosi scritti sempre fortemente legati ai dibattiti politici, divenne gradualmente il capo riconosciuto degli Indipendenti. Nel 1819, dopo aver pronunciato all’Athénée Royal il famoso Discorso sulla libertà degli Antichi e dei moderni, venne eletto per la prima volta alla Camera dei deputati, cominciando così a battersi per la libertà direttamente dai banchi parlamentari.

Per i primi anni del regno (1817-1820) Luigi XVIII sembrò intenzionato ad accogliere varie istanze liberali e a instaurare un vero governo rappresentativo, attuando una politica moderata. La situazione cambiò nel 1820, quando un esponente del governo, il Duca di Berry, fu assassinato. Questo delitto mutò completamente l’atteggiamento del re che inaugurò una politica fortemente reazionaria, assecondando le idee del fratello, il futuro sovrano Carlo X. 

Nel 1824, quando Luigi XVIII muore, Carlo X, infatti, gli subentra, esasperando ancora di più la politica reazionaria del fratello. È l’ultimo ministero, quello guidato da Polignac nel 1830, a esasperare le forze liberali del Paese. I suoi tentativi di porre sotto censura la stampa, di dissolvere il Parlamento e di restringere il suffragio, causeranno lo scoppio della Rivoluzione di Luglio. Carlo X fu costretto ad abbandonare Parigi, ma la monarchia sopravvisse con la salita al trono di Luigi Filippo d’Orleans, ramo cadetto dei Borbone. 

Appoggiato dalla borghesia bancaria e dai ceti produttivi della Francia, il nuovo sovrano si fece promotore di una nuova costituzione, concepita finalmente non più come concessione regia, ma come un vero e proprio patto tra sovrano e nazione. È il trionfo dei princìpi liberali sostenuti da Constant nell’arco di tutta una vita. Il liberale svizzero, benché fosse ormai stanco e ammalato, si schierò in favore del nuovo re e partecipò agli eventi del luglio 1830 aprendo in barella il corteo dei rivoluzionari. Morì di lì a poco, nel dicembre dello stesso anno.

* Ibidem

** Ibidem

Renata  Dott.ssa COVIELLO

UNIVERSITA’ DEGLI STUDI NICCOLO’ CUSANO - TELEMATICA ROMA

FACOLTA’ DI SCIENZE POLITICHE

CORSO DI LAUREA IN SCIENZE POLITICHE E DELLE RELAZIONI INTERNAZIONALI

TESI DI LAUREA:

“La libertà degli Antichi e dei Moderni al tempo dei social network: Benjamin Constant e J.J. Rousseau oggi”

ANNO ACCADEMICO 2017-2018

 

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