napolitano

ELEZIONE DEL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA GIORGIO NAPOLITANO

DAL VIAGGIO AMERICANO A SENATORE A VITA

Figlio di un affermato penalista di area liberale, Giorgio Napolitano, laureato in Giurisprudenza, si forma politicamente nella Napoli antifascista degli anni del crollo della dittatura e dell’immediato dopoguerra. Giovanissimo ed ancor prima di dedicarsi alla politica, che sarà anche scelta di vita, manifesta grande attenzione e curiosità per la cultura e gli ambienti culturali come l’amore e la passione per il teatro e la critica cinematografica che lo porta a collaborare a qualche periodico di taglio politico-letterario “vero e proprio vivaio di energie intellettuali antifasciste”(1).

Di teatro scrive, ma si cimenta pure nella regia con una compagnia teatrale del Guf e nella recitazione, il suo essere intellettuale non lo abbandonerà mai e lo accompagnerà nel suo percorso politico e nella sua eloquente carriera, e, ancor prima della sua scelta politica, entra a far parte di un gruppo di uomini di cultura e artisti napoletani, destinati a lasciare tracce profonde nel campo del cinema, del teatro, del giornalismo e della letteratura.

A testimoniare l’interesse ed il coinvolgimento di Giorgio Napolitano a frequentazioni intellettuali, che tracciano e raccolgono le angosce e contraddizioni della sua città, sono a riportare una citazione integrale del Presidente fatta nel 2011: “Quando entrai all’Università, nel 1942, fui introdotto in qualche modo, nella politica da due amici: Maurizio Barendson, mio compagno di classe, e Antonio Ghirelli, già molto politicizzato. Entrambi facevano capo al settimanale dei Guf che si chiamava ‘IX maggio’.

I Guf(2) in tutt’Italia erano crogiuoli di discussione abbastanza eterodossa ed entrai a far parte di un gruppo in cui c’erano personaggi molto estrosi come Francesco Rosi, Giuseppe Patroni Griffi, Raffaele La Carpia”(3).

Nel novembre del 1945 Giorgio Napolitano trova nella solida amicizia con Mario Alicata lo sprone per chiedere ed ottenere la tessera del Partito Comunista, quindi incontra Giorgio Amendola che avrà una grande influenza nella sua crescita e formazione politica.

Il mese di giugno del 1946 segna un momento politico importante e significativo per la città di Napoli, ma soprattutto per il giovane Napolitano che accentua l’impronta moderata del suo carattere e esalta delineando il suo impegno meridionalistico(4).

Dopo la proclamazione dei risultati del referendum istituzionale, si assiste all’assalto dei manifestanti monarchici alla sede partenopea del PCI, episodio cruento della storia del Partito Comunista nel contesto politico cittadino.

Dal settembre del 1946 Napolitano cominciò a lavorare come segretario per il Centro economico italiano per il Mezzogiorno, istituzione nata nell’ambito dei governi di unità nazionale e presieduta dal senatore Giuseppe Paratore quale centro di studi e di discussioni sulla realtà economica del Mezzogiorno(5). A partire dal 1947, e per dieci anni a seguire, Napolitano farà parte del Movimento per la Rinascita del Mezzogiorno.

Con le elezioni del 1948, Napolitano diventa funzionario del PCI pur non avendo un adeguato bagaglio ideologico e, come lui stesso affermerà in un’intervista, sufficiente conoscenza del marxismo ed i suoi massimi “testi sacri”(6).

Il clima politico sia in campo nazionale che internazionale è quello infuocato della dirompente guerra fredda con la dura opposizione di Palmiro Togliatti e del gruppo dirigente del partito al patto Atlantico(7) ed alle nascenti istituzioni europee. Fedele al suo carattere impegnato e tenace partecipa attivamente alle battaglie del partito, senza mai perdere di vista dal suo impegno politico quelle, a lui care, per il riscatto e lo sviluppo del Mezzogiorno.

Nel 1953 a soli ventotto anni, Giorgio Napolitano è eletto deputato per la prima volta e farà parte del Parlamento, tranne che nella quarta legislatura, fino al 1996, sempre riconfermato nella circoscrizione di Napoli.

Tre anni più tardi, nel 1956, si apre una pagina nuova nella storia del comunismo internazionale, al XX Congresso del PCUS, c’è il rapporto segreto di Chruscev sui crimini di Stalin, e nel novembre dello stesso anno arriva la brutale repressione della rivoluzione ungherese da parte delle truppe sovietiche.

Questo evento mette alla luce e drammaticamente a galla le contraddizioni della “svolta”di Chruscev e le “doppiezze”della politica di Togliatti. Napolitano è tra i non pochi intellettuali della scena politica ad esprimere consenso e giustificazione all’invasione dell’Armata Rossa e tra coloro che emigreranno al Partito Socialista c’è Antonio Giolitti.

Trent’anni più tardi Napolitano riconoscerà le ragioni di Giolitti e parlerà di una storica occasione mancata al PCI e da Presidente della Repubblica, renderà omaggio ai martiri magiari, a cominciare da Imre Nagy primo ministro ungherese deposto nel 1956 ed imprigionato ed impiccato due anni dopo, inchinandosi davanti alla loro tomba al cimitero di Budapest, gesto mosso non solo dal dovere politico e morale di Capo dello Stato ma soprattutto personale(8).

Dopo il X Congresso, nel 1962, Napolitano entra a far parte del gotha(9) del partito, entra nella Direzione nazionale del partito e la sua maturità politica cresce ed esprime un atteggiamento critico ed insofferente per le regole del centralismo democratico, segno questo che la sua vita politica sarà sempre incentrata e tracciata su di una profonda attività intellettuale.

Dal 1966 al 1969 è coordinatore dell’Ufficio politico e della Segreteria. Negli anni della Solidarietà nazionale è responsabile della politica economica del Pci, in pratica ambasciatore delle Botteghe Oscure nei rapporti con i governi Andreotti(10).

Dopo la morte di Togliatti, la segreteria del partito è affidata a Luigi Longo ed il peso politico di Napolitano cresce e nell’agosto del 1968, quando i carri armati sovietici soffocano la “primavera di Dubcek”, è incaricato di redigere il progetto di rivoluzione in cui il partito esprime per la prima volta il suo dissenso dall’URSS, manifestando una parziale presa di distanza dell’appoggio incondizionato al paese guida del comunismo.

I fatti di Praga segnano storicamente uno spartiacque nei rapporti tra le Botteghe Oscure e Mosca. Quando Longo, colpito da ictus, è costretto a lasciare l’incarico e si affida nelle mani di Enrico Berlinguer, Napolitano lascia l’ufficio politico e si dedica ad un’attività prevalentemente culturale entrando in più stretto contatto con gli intellettuali di sinistra, storici, scrittori ed in tale spirito di condivisione organizza convegni ed approfondisce tali conoscenze anche al fine di svelare squarci di verità sulla storia segreta del partito(11).

Le tensioni tra Pci e partito sovietico, partendo dal dissenso sulla Cecoslovacchia, porteranno ad un decisivo distacco che porterà Napolitano a condividere ed incoraggiare la linea euro-comunista di Berlinguer essendo ormai matura la proposta del compromesso storico berlingueriano(12), alla quale Giorgio Napolitano attribuisce una connotazione ideologica; scelta molto importante per sbloccare la politica nazionale e dare risposta a situazioni allarmanti come l’inflazione galoppante ed il terrorismo.

Sostiene la svolta di Berlinguer sulla NATO ed appoggia la nuova linea del partito che, alla fine  del 1977, approva al Senato e alla Camera due risoluzioni unitarie in cui è posto quale tema fondamentale di riferimento alla politica estera italiana l’appartenenza all’Alleanza Atlantica ed alle istituzioni europee. Giorgio Napolitano è senza alcun dubbio il responsabile della politica economica del partito e nell’aprile del 1978, nei drammatici giorni del sequestro Moro, ottiene il visto per una missione negli Stati Uniti d’America: una svolta storico-politica essendo il primo dirigente del Pci ad ottenerne l’ingresso.

Latore dell’invito era stato, tre anni prima, il Prof. Stanley Hoffman docente all’Università di Harvard che aveva, però, ricevuto veto contrario da Henry Kissinger. A vincere le resistenze dell’amministrazione Carter fu l’ambasciatore americano a Roma, Richard Gardner, grazie al quale arrivò l’invito a Napolitano rivolto da alcune prestigiose università americane: Princeton, Yale, Georgetown University di Washington, Harvard.

Fu un successo senza precedenti in cui Napolitano, senza bisogno di interpreti parlando perfettamente inglese, incontrò studiosi, giornalisti, politologi e colse l’occasione, con i suoi toni pacati e da comunista misurato, per illustrare direttamente agli americani la linea della fermezza assunta dal Pci contro il terrorismo brigatista che l’Italia stava purtroppo vivendo in quei giorni(13).

Napolitano espone con chiarezza il proprio pensiero riformista accogliendo l’interesse dei suoi interlocutori anche se non mancano riserve e diffidenze, ma questa esperienza americana lo porterà a guardare con sempre maggiore distacco alle vicende del partito, poiché l’area riformista diventa bersaglio di pesanti attacchi da parte degli altri dirigenti del partito, i così detti “miglioristi”, termine coniato dal filosofo Salvatore Veca che fa riferimento ad un’azione politica mirante a migliorare le condizioni di vita della classe lavoratrice senza però rivoluzionare in modo strutturale il capitalismo, che sono, in questa fase storica, accusati di essere subalterni al Psi.

Negli anni ottanta si accentuano le diverse visioni e divergenze tra Berlinguer e Napolitano, al quale il partito appare privo di strategia a lungo termine, per cui inevitabilmente i rapporti si incrinano in particolare nella condotta da tenere nei confronti del Partito socialista che, con l’affermarsi della segreteria di Bettino Craxi, entra in una fase di maggiore dinamismo.

Con l’elezione di Oscar Luigi Scalfaro al Quirinale, Giorgio Napolitano approda, grazie ad una larga intesa tra le forze politiche, alla poltrona di presidente della Camera dei Deputati nel giugno del 1992, ma si tratta di un compito particolarmente gravoso in quanto, con il voto dell’aprile precedente la sconfitta dei principali partiti aveva registrato la forte ascesa ed avanzata politica della Lega Nord di Umberto Bossi e Napolitano deve districarsi in una situazione particolarmente difficile e delicata, in quanto sul suo tavolo a Montecitorio arrivano ben 619 domande di autorizzazioni a procedere nei confronti di deputati con le più varie ipotesi di reato.

Siamo nel pieno delle inchieste di Tangentopoli del pool Mani Pulite destinate a colpire soprattutto gli esponenti della Dc e del Psi, e il sentimento di delegittimazione del Parlamento si monta ad un sentimento di diffusa protesta nei confronti dei partiti e delle istituzioni, alimentato dalla corruzione, e si parla di “Parlamento degli inquisiti”(14).

E’un biennio durissimo, quello tra il 1992-94, in cui compito dello Stato è di contemperare l’esigenza di non ostacolare l’attività della giustizia con quella del rispetto e dignità del Parlamento ed in questa stagione il ruolo di Napolitano, quale presidente della Camera, è più che mai delicato e determinante ed il suo carattere moderato è preziosa e fondamentale per assicurare, in sintonia con Scalfaro e con Spadolini, presidente del Senato, la tenuta dello Stato democratico. Con i tentativi di riforme istituzionali, con la nuova commissione bicamerale presieduta da De Mita e poi da Nilde Iotti, Napolitano incoraggia il processo riformista, e pur dichiarandosi contrario al presidenzialismo craxiano(15) opta per un meccanismo di designazione preventiva del primo ministro.

Il rapporto tra Craxi e Napolitano è stato lungo quasi un ventennio e si è concluso definitivamente nel 1994 con un Craxi latitante e pieno di rancori che dal suo esilio tunisino dedicò cinque litografie al veleno nei confronti di coloro che furono da lui definiti “bugiardi ed extraterrestri”(16)

Nel 1996 l’Ulivo torna a vincere la sfida elettorale e Napolitano cade vittima del “Mattarellum”(17) e non è rieletto ma, quale segno del cambiamento politico, Prodi lo sceglie quale Ministro degli Interni e diventa il primo ex comunista chiamato a tenere le chiavi del Viminale. Il suo cursus honorum(18), patrimonio di esperienza accumulato in quasi sessant’anni di attività politica e presenza nelle istituzioni non si arresta e nel 1999 è eletto all’assemblea di Strasburgo; per un quinquennio occupa la delicata poltrona di presidente della Commissione affari costituzionali che rappresenta il coronamento di una lunga battaglia europeista che Napolitano vive sperando, soprattutto, nella realizzazione di una Costituzione europea, battaglia per l’Europa che egli riprenderà dall’ufficio del Quirinale.

Nel 2005 la nomina a senatore a vita(19).

 

Salvatore Dott. Carlone

 

1 G.Cazzato Il Custode p149, novembre 2011

2 I Gruppi universitari fascisti (GUF) furono l'articolazione universitaria del Partito Nazionale Fascista.

3 Colloquio di G.Napolitano con gli autori, 11 marzo 2011

4 Cfr.M.Palermo, Memorie di un comunista napoletano, Parma 1975,pp339-346

5 Colloquio di G. Napolitano con gli autori, 11 marzo 2011

6 Intervista di G. Napolitano alla “Frunkfurter Allgemeine”, 16 luglio 2006

7 Il Trattato Nord Atlantico, anche conosciuto come Patto Atlantico, è un trattato puramente difensivo stipulato tra le potenze dell'Atlantico settentrionale a cui poi aderiranno anche paesi non geograficamente atlantici (ossia senza sbocchi sull'Oceano Atlantico) come l'Italia, la Grecia, la Turchia ed altri. Il Patto Atlantico è firmato a Washington, negli Stati Uniti, il 4 aprile 1949. Le 12 nazioni che lo siglarono e che saranno poi anche le prime fondatrici della NATO furono: Stati Uniti d’America; Gran Bretagna; Canada (Le prime tre sono le più importanti fondatrici)

8 Cfr.P.Cacace, L’omaggio di Napolitano ai martiri dell’Ottobre ungherese, in “Il Messaggero”, 25 settembre 2006

9 gruppo ristretto formato da chi è ai livelli più alti di una certa categoria: Esempio: il Gotha della finanza italiana, dell'alta moda.

10 G.Cazzato Il Custode, novembre 2011Alberto Castelvecchi Editore

11 G.Napolitano, Intervista sul Pci a cura di e.j.Hobsbawm, Roma-Bari 1976

12 G.Napolitano, Dal Pci al socialismo europeo cit., p.111

13 G.Mammarella, Il Quirinale Ed Laterza, p294

14 Cfr.G.Napolitano, Una transazione incompiuta?, nuova edizione di Dove va la Repubblica, Milano 2006, pp53sgg

15 Ivi, pp177 sgg

16 G.Cazzato Il Custode, p124

17 Il terzo passo dell’analisi sul regime elettorale nell’Italia repubblicana, è rappresentata dalla Riforma del 1993, quella che il celebre politologo Giovanni Sartori definì spiritosamente mattarellum dal nome del deputato del Partito popolare (Ppi) Sergio Mattarella che la elaborò. Tale riforma della legge elettorale fu possibile perché la vita politica italiana viveva in quegli anni una fase di cruciale importanza, vale a dire il passaggio dalla prima alla seconda repubblica.

18 Il cursus honorum era l'ordine sequenziale degli uffici pubblici tenuti dall'aspirante politico sia nella Repubblica Romana che nei primi anni dell'Impero romano. Fu progettato per gli uomini di rango senatoriale. Il cursus honorum conteneva una miscela di incarichi militari e politici. Ogni ufficio aveva un'età minima per l'elezione. C'erano intervalli minimi per tenere uffici successivi e leggi che proibivano di reiterare un ufficio.

19 La carica di senatore a vita è, nella Repubblica Italiana, una carica cui accedono di diritto, salvo rinuncia, gli ex Presidenti della Repubblica, definiti senatori di diritto e a vita (art. 59, comma 1 della Costituzione). Inoltre, il Presidente della Repubblica può nominare cinque senatori a vita per aver "illustrato la Patria per altissimi meriti nel campo sociale, scientifico, artistico e letterario" (art. 59, comma 2 della Costituzione).

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