SCUOLA SCIENTIFICA TESLIANA DI NATUROPATIA OLISTICA

ramayana

Ramayana - Aranya Kanda (libro della selva)

Libro bello da leggere. Il capolavoro epico della mitologia induista. Narra le avventure di Rama, la perdita' della sua sposa, cerca aiuto in Sugriva,  re delle scimmie.

Sulla strada incontrarono un eremita; trascorsero la notte nel suo accogliente rifugio e  gli chiesero dove potevano trovare un  luogo sicuro senza rettili velenosi, ricco di corsi d'acqua, fiori e alberi da frutto.

L'eremita indicò loro un posto e gli diede anche la sua benedizione.
Sita con la sua bellezza, fascino e coraggio aveva conquistato il grande Santo, che le donò due abiti già cuciti e sistemati con varie decorazioni, la bellezza e il fascino eterno, senza invecchiare, e l’amore eterno con il marito, oltre ad un sacco di fiori freschi, lussureggianti e svafilanti.
I tre esuli si accomiatarono dal generoso amico Bramino con saluti d’addio, che, senza indugio, andò a nascondersi negli oscuri boschi, allo stesso modo come quando il sole scompare tra le nuvole.
I tre amici poi andarano da un eremita all’ altro, salutandoli ovunque con affabilità e cortesia.
È così per dieci anni.

Una volta una grande aquila Dzhatayyu, re degli uccelli, in possesso di un incommensurabile potere, si rivolse a Rama con parole gentili e cordiali: Io sono amico del re Dasarata. Se non vi dispiace, mi prendete come vostro compagno.
Io proteggerò Sita ovunque, quando è lontana da Laxman.
Molto lieto, rispose Rama e abbracciò il nobile uccello.
Finalmente giunsero in un luogo perfetto con le radici dolci, frutta, gazzelle e uccelli a migliaia, di ogni genere.
Laxman, costruttore specializzato, presto costruì una graziosa villetta per i suoi amici. Tutti vivevano felicemente, godendo della bellezza della splendida natura.

Ma un giorno, il Re degli uccelli si avvicinò a Rama e le disse: ho bisogno di vedere i miei genitori, perdonatemi generosi amici miei, e se la mia compagnia vi alletta, allora ritornerò presso di voi.
Addio, re degli uccelli, e torna al più presto possibile, ti aspettiamo disse Rama.
Una volta nella loro felice oasi, piena di puro piacere, apparve una strega, molto brutta, ma che aveva la capacità di trasformarsi.
Così potè  mutarsi in una bella donna, ma Rama e Laxman non mostrarono alcun interesse per ella.
Lei irritata da questo, si precipitò con furia su Sita, per divorarla.
Laxman catturò la strega e le tagliò il naso e le orecchia.

Lei urlò e quel grido terribile si sentì nell'intera foresta, lei immediatamente e il più rapidamente corse da suo fratello-demone, e tutta sanguinante, gli si lamentò amaramente.
Il fratello della strega, si arrabbiò e ordinò ai quattordici demoni, i” passaggeri notturni”, come la morte, di catturare i tre eremiti: Rama, Sita e Laxman ed ucciderli.
Il demone all’ordine di morte, aveva aggiunto: la mia cara sorella vuole bere il loro sangue.
I 14 demoni subito partirono per eseguire l'ordine.
Rama li vide, lasciò Sita e Laxman, e si preparò da solo per la battaglia contro i demoni.
Utilizzarono, con impeto, i martelli, le spade e le lance.
Rama iniziò a scagliare le sue freccie divine.

Le magiche freccie colpirono i demoni uno per uno, finchè non furono uccisi tutti i quattordici demoni.
La strega corse piangendo da suo fratello lo spiritello; non piangere, nobile signora, disse fratello.
Ora, queste persone spregevoli saranno abbattute, e godrai del loro sangue.
Il demone, senza indugio, raccolse un gruppo di 14.000 demoniaci, che sedettero su un grande carro adornato d’oro e pietre preziose, argento, immagini del sole, luna, stelle, uccelli, pesci, montagne, fiori ed alberi.
Andate avanti! Gridò il demone alla massa, armata di bastoni, lance e tridenti, che subito iniziarono la battaglia come una burrasca.
All’improvviso, un vento terribile, dalle nuvole precipitò del sangue, caddero pietre dal cielo, il sole s’oscurò, nel cielo apparve una luce rossa, uccelli che volavano nell'aria e gridavano, così attirarono l’attenzione della massa di demoni.
Un cattivo auspicio, una profezia disse demone, ma io non ho paura, perché nel mio petto è la mia forza.
Rama disse a Laxman di nascondere Sita in una grotta, coprirla di arbusti, e rimanere al suo fianco per proteggerla; da solo si precipitò contro l'intero esercito.

I demoni lo attaccarono da tutti i lati: ma le sue freccie infuocate, volavano velocemente come fulmini, una dopo l’altra senza tregua, colpivano i demoni in continuazione, che coprirono una intera distesa di cadaveri, l' esercito demoniaco era debellato.
Poi, in cielo si udirono le grida di gioia degli esseri celesti: "Bravo, Rama, bravo".
Rama, gioioso e trionfante, si recò da Sita, e continuarono a vivere felici nel loro rifugio.
Quando la cattiva maga alla quale Laxman aveva tagliato il naso e il orecchio, vide che tutti i quattordicimila demoni erano stati abbattuti da Rama, terrorizzata fuggì sull'isola di Ceylon, dove regnava il demone dei demoni, suo fratello Ravana, il flagello dell’universo.
Questo mostro era seduto su un trono d'oro: aveva dieci teste e venti mani, gli occhi di color rame, teneva la bocca sempre aperta, come la bocca dei morti.

Intorno al mostro stazionavano i suoi consiglieri.
La strega corse verso di lui, urlando con frenesia: ah! Tu stai qui calmo in disinvoltura a godere di tutti i piaceri, e non sai che nel bosco corriamo un grande pericolo.
E’arrivato un eremita, Rama, che ha distrutto il tuo esercito, e per poco non mi uccidevano, mi hanno deturpata.

Guardandola disse: "Lo uccideremo".

Tu non sai, ma è con una donna. Presagisco di essere insultata da lei. Se non la distruggeremo, la nostra rovina è imminente! Non dubito della tua vittoria, e Sita diventerà la tua schiava.La sua bellezza non vede mai il tramonto, è una delle ninfe più belle e la dea di tutti: è così snella che potrebbe passare attraverso un anello.

Calmati, disse Ravana, mantieni lo spirito forte: mai nessuno mi ha sconfitto, non credo che sarà Rama, non importa chi è lui, anche se è il più forte in quell’accozzaglia di persone. Io catturerò Sita, per fartela divorare.

Iniziò a pensare all’opera demoniaca.

 

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Dopo un lasso di tempo, Laxman e Sita stavano parlando delle lezioni sante dei Veda, ammirando la bellezza del loro rifugio, godendo della vita pacifica e della felicità, inaspettatamente, dagli arbusti fioriti una stupenda gazzella uscì fuori: aveva il mantello d'oro, nella quale erano incorporate stelle d'argento, smeraldi e altre pietre preziose, le quattro corna erano avvolte con fili di perle mentre gli occhi con i diamanti.

Vedendola, Sita fu subito presa da gioia indescrivibile: Rama, nobile amico mio, guarda che bella questo capretta! Avrei voluto averla! Prova a prenderla e se non ci riesci, sparale, sarebbe bello fare un tappeto dalla sua pelle!
No, lo trovo brutale, contrariamente alla natura femminile, meglio catturare la creatura, e la teniamo per compagnia durante la nostra solitudine, e quando tu sarai Re e io regina, la porteremo con noi, la ameremo, la carezzeremo, e lei sarà la nostra gioia nel nostro magnifico palazzo.

Bene, disse Rama, ti porto questa gazzella, viva o morta! Laxman! Tu rimani qui e proteggi Sita.
Dopo aver detto questo, si recò sul luogo dove le gazzelle tranquillamente vagavano. Si avviò verso di lei nel bosco, che iniziò a correre più veloce del vento, più veloce di quanto si posa immaginare.
Rama non si allontanava da lei.
Ma lei appariva e scompariva era come un raggio di sole lampeggiante tra gli alberi: Rama prendeva la mira, ma in quell’attimo lei scompariva.
Rama fu irritato da questo suo gioco, finalmente smise, la prese di mira e, quando le sembrava molto vicino, tirò la freccia, la freccia la colpì nel cuore.
La gazzella freneticamente saltò sul posto e cadde a terra; Rama si precipitò verso di lei, ma barcollò all'indietro con orrore: davanti a lui vide un mostruoso demone che aveva preso la forma di gazzella.

Tutta insanguinata, la bestia notturna, gridò con la voce di Rama: Laxman! Laxman! Vieni a salvarmi! Vieni subito a soccorrermi, Laxman! Gridava.
Sita fu presa da una terribile angoscia.
Corri! Sta morendo il mio nobile, il mio splendido amore.
Calmati, bella Sita.
Nessuno è in grado di affrontare Rama, lui non è uno che si spaventa, però se non era in pericolo non avrebbe chiesto aiuto.
Non mi allontenerò da te nemmeno un gradino, ho dato la mia parola per proteggerTi, e la mia parola è sacra! Sita presa da veemente paura, tristezza e rabbia, iniziò a rimproverarlo crudelmente: ah! Ecco, che fratello e amico sei! Hai solo lo sguardo e tenere parole, mentre hai il cuore di serpente.
Sei un codardo e un traditore.
Io sono diventata sua moglie, se muore mio splendente Rama, mio sole, mio dio ... Mai! La sua morte è la mia morte!
Sita! Non è raro sentire le donne dire parole ingiuste e crudeli.
Te che adoro, come il sole, dovresti vergognarti.
Mi stai costringendo ad infrangere la parola che ho dato a tuo marito.
Così sia: dovrei lasciarti qui da sola per farti divorare da tutte le divinità dei boschi!
Il mio cuore sta sprofondando al pensiero che tu possa morire senza di me!

Vai, va in fretta, se Rama morirà, mi precipiterò nel baratro, nell’acqua, nel fuoco, e non lascerò, a nessun uomo, toccare i miei piedi.
Laxman pensò di consolarla, ma lei singhiozzava, in lacrime, battendosi il petto senza dire una parola.
Laxman lanciò uno sguardo d'addio a Sita, e si affrettò da dove proveniva la voce di Rama.
Sita era sola, in terribile ansia per la sorte di Rama e il suo destino: si sedette nella sua tenda e pianse amaramente, arrendendosi al dolore dei suoi pensieri in quel bosco oscuro pieno di bestie feroci e di rettili velenosi e demoni.
Quando sentì il fruscio di rami e di passi umani, saltò e il suo cuore cominciò a martellare con timore e gioia: "E' vero, mio caro Rama, il mio eroe nobile, invincibile."

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Ma non era lui, di fronte a lei c'era un mendicante bramino, con gli zaini sulle spalle, sandali fatti con corteccia di alberi e una brocca d’argilla per l'acqua.

Avvicinandosi a lei, cominciò a leggere i riti sacri dei Veda e disse:
Chi sei, bella donna, una bellezza così non si era mai vista in tutti i tre mondi? Perché sei qui, in questa foresta terribile, con condizioni di vita proibitive, con questi vestiti malandati da eremita? Tu dovresti vivere in magnifici palazzi, tra giardini lussureggianti e tuffarti nelle vasche ripiene d’acqua fredda delle sorgenti, con intorno bei fiori lussureggianti.
Chi sei tu, l'umiltà incarnata, vivace, affascinante immagine della felicità, gioia di vivere?
Sita, affascinata dalle belle parole che avvincono tutte le donne, con infantile credulità raccontò tutto di Lei, ed anche di Rama e Laxman, che erano andati via.

Padre, perché stai vagabondando nel bosco tutto da solo? Resta qui, vivi con noi, Rama tornerà presto, sarebbe bello averti come nostro ospite, ella amava intrattenersi con gli eremiti parlando degli oggetti sacri. Non aveva ancora finito di parlare quando davanti a Lei apparve non più un eremita, ma un demone mostruoso con dieci teste, che regnava sull'isola di Ceylon.

Sita gridò con orrore: Rama! Laxman! Aiuto!Ma era troppo tardi: il demone di tutti i demoni la afferrò , e la trattenne vicino a lui, poi improvvisamente apparve un carro, scintillante con le ruote d’oro, si levò in aria e inizio a volare verso il regno del demone.
Sita lottava con tutte le sue forze, tentando di liberarsi dalle mani del demone, lamentandosi, gridava, saturando con le sue implorazioni lo spazio puro circostante, sperando di farsi udire.
Sulla cima di una montagna, d’altezza irraggiungibile, nel maestoso silenzio della solitudine, stava riposando una potente aquila, re degli uccelli, deliziandosi con la schiena verso il cocente sole.
Le urla di Sita scossero, come un tuono, il cuore generoso dell’uccello.

Nell’uccello, il grido risvegliò il ricordo affievolito della sua lunga amicizia con il Re Dasarata. Scrutò con i suoi occhi tutto lo spazio del cielo e vide il demone Ravana, sul carro scintillante, con la bella Sita avvinghiata dalle mani del demone.
Ehi tu, demone con dieci teste, io sono Dzhatayyu, il re degli uccelli; io sono vecchio: ho sessantacinquemila anni, tu sei giovane, corri sul carro, hai il petto coperto dall’armatura, nelle mani tieni la freccia, ora vieni davanti a me se hai il coraggio e la forza sufficiente e combatti, perché io ti ucciderò. Lascia Sita!
Ma Ravana, stava volando sempre più velocemente.
Falco volò più in alto, cominciò a descrivere cerchi sul carro e, pieno di rabbia, si precipitò su Ravana.
Il demonio cominciò a scagliare le frecce e le lance su di lui, come la rete coprì il corpo dell’aquila, il sangue scorreva dalle ferite del nobile uccello.
Falco, nell’agitazione del combattimento, si agrappò alla spina dorsale superiore del nemico e con il becco e gli artigli lo affrontò.
Ravana combatteva con la pesante arma e, pertanto, l’uccello subiva duri colpi.
Re degli uccelli volò in alto, molto in alto, poi si precipitò con tutta la sua forza e la rapidità delle sue possenti ali sul demone, e cominciò a graffiare la faccia di Ravana, gli spezzò a metà l’arco e la freccia, gli strappò la corona d'oro e la gettò a terra, gli ruppe il carro d'oro, uccise gli asini che lo trainavano, uccise il cocchiere, stracciò il suo corpo e gettò il cadavere.
Ravana, stringeva Sita con forza, con un salto si trovò a terra.

Possente aquila vedendo Ravana disarmato, lo picchiava e feriva, tutte le creature terrene con gioia esultavano e salutavano il re degli uccelli incitandolo e ripetendo in coro: Brava, aquila! Brava!
Ma Falco, esausto dagli anni e le ferite, dall’ emorragia, volò via per riposare e recuperare le forze.
Ravana contento prese Sita e volò via.
Ma, contemporaneamente l’aquila, riprese le sue forze, e riattaccò a combattere con ferocia.
L’aquila incise l'intero corpo di Ravana.
Entrambi i contendenti stavano a terra, in piedi.
Ravana combatteva con la spada, le mani e i piedi; Falco lo picchiava utilizzando le sue ali, il becco e gli artigli.
Ravana, decise di lasciare andare Sita, afferrò la sua spada e colpì l’aquila di lato amputandogli le ali e le gambe.
Falco cadde morto a terra.

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Consulta altri libri di Ramayana

Libro 1 - Bala Kanda(libro dell'infanzia)

Libro 2 - Ayodhya Kanda (libro di ayodhya)

Libro 4 - Aranya Kanda (libro della selva)

Libro 5 - Sundara Kanda (libro bello)

Libro 6 - Yuddha Kanda (libro della battaglia)

 

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