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Categoria: GINNASTICA ED ESERCIZI

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L’ASSISTENZA - ATTIVITA' GINICHE


E’ l’insieme delle precauzioni che l’insegnante o il maestro deve adottare per prevenire irregolarità o infortuni che potrebbero verificarsi durante le attività ginniche.
L’assistenza può essere:
-    preventiva
-    attuale
-    successiva
L’assistenza preventiva consiste nell’accertamento, prima dell’inizio dell’attività, delle condizioni fisiche delle persone, della perfetta efficienza dei sussidi didattici (condizioni del luogo scelto per le attività, degli attrezzi e loro sistemazione, ecc.) e delle favorevoli condizioni, specialmente igieniche, dell’ambiente destinato all’attività.
L’assistenza attuale consiste nella vigilanza diretta e continua esercitata dall’insegnante o maestro per intervenire prontamente a salvaguardia dell’incolumità dei partecipanti all’allenamento o alla gara.
L’assistenza successiva consiste nell’esigere il ricollocamento dei sussidi didattici nel modo abituale, perché siano ordinati e ne sia assicurata la buona conservazione, non trascurando di effettuare un controllo al fine di accertare che essi non siano deteriorati dall’uso e non abbisognino di eventuali riparazioni.

 

 

L’ALLENAMENTO


L’allenamento, dal punto di vista fisiologico, occupa un posto importante nell’applicazione della Medicina Sportiva.
Le fondamentali condizioni che, in ogni tipo di attività fisica, migliorano la struttura psico-somatica e il rendimento lavorativo sono:
-    notevole potenza dei gruppi muscolari impegnati nelle specifiche attività;
-    possibilità di un adeguato rapporto di ossigeno ai muscoli che lavorano;
-    buon funzionamento del sistema nervoso adibito al controllo dei muscoli in attività.
Il significato etimologico di “allenamento” è “acquistar lena”, cioè fiato e il fisiologo Angelo Mosso definisce scientificamente l’allenamento come: “istruzione incosciente del sistema nervoso che insegna a contrarre i muscoli nella giusta misura, allo scopo di sciupare meno energie”.
Infatti, sotto l’azione di un determinato lavoro, tutti gli organi e apparati vengono stimolati e acquistano quelle particolari caratteristiche di forma e funzione che permettono di aumentare l’entità e migliorare l’esecuzione di un esercizio nonché di ritardare il più a lungo possibile la comparsa della fatica.
In altri termini, si potrebbe dire che l’allenamento è il metodo che insegna ad ottenere il massimo rendimento con il minimo sforzo.
Ma tali definizioni non esprimono compiutamente i molteplici aspetti dell’allenamento: la più aderente è quella espressa: “l’allenamento è la ripetizione periodica di un determinato lavoro al fine di aumentare l’entità e perfezionare l’esecuzione, evitando la insorgenza della fatica”.
Nella pratica sportiva esistono l’allenamento basale o generico o funzionale e l’allenamento specifico o tecnico: a questi si deve aggiungere un allenamento psichico.
Il primo tende a sviluppare progressivamente l’efficienza fisica del soggetto e cioè la quantità di lavoro muscolare che egli è capace di sviluppare senza incorrere nei fenomeni della fatica, ciò si ottiene mediante un adattamento progressivo dell’apparato muscolare del cuore e del respiro all’aumentato lavoro.
Il secondo impegna particolarmente il sistema nervoso e tende a perfezionare la tecnica individuale nel singolo sport, al fine di eseguire con la massima precisione e rapidità i movimenti da questo richiesti.
L’allenamento psichico, invece, persegue lo scopo di sviluppare nel soggetto destinato all’attività agonistica qualità morali, spirituali e di carattere le quali si esprimono in concreto nella volontà di superare momenti di crisi, nel mordente, nella sicurezza in se stesso, nell’intelligenze dell’azione, nella coordinazione neuromuscolare, nella capacità di superare stati di orgasmo e di eccitazione.
Prima di esaminare particolari tipi di allenamento, è opportuno fissare determinati concetti che sono nel linguaggio sportivo di uso corrente, quali “condizione”, “forma”, “classe”, “stile”.
Per “condizione” s’intende lo stato organico del soggetto in rapporto all’attività svolta; pertanto “buona condizione” è quella dell’individuo in equilibrio fisiologico perfetto rispetto a un’attività fisica determinata; ad esempio, si dice in “buona condizione” un atleta che s’impegna in un’attività fisica di molti minuti (una partita di calcio) e che, al termine di essa, non presenta fenomeni di affaticamento nei vari organi e apparati; se ciò non avvenisse, si direbbe che il soggetto è in “cattiva condizione”.
Lo “stato di forma” si riferisce invece al rendimento di un soggetto in un determinato sport e a esso concorrono in eguale misura le condizioni fisiche e quelle psichiche del soggetto stesso: quanto più è perfetto l’equilibrio di tali condizioni tanto più è elevato lo “stato di forma”.
Mentre la “condizione” può essere controllata clinicamente e conservata nel tempo, la “forma” invece è per sua natura incostante e capricciosa, appunto perché risente dello stato psichico dell’atleta tanto da influenzare i risultati.
La “classe” è l’insieme dei caratteri fisici e psichici costituzionali che rendono un soggetto particolarmente idoneo per un determinato sport.
Ad esempio, un longilineo di statura superiore alla media, arti lunghi, controllo muscolare perfetto e riflessi pronti ha “classe” per la pallacanestro.
Lo “stile” è l’impronta personale o di scuola che un atleta dà alla sua azione, perché essa risulti rapida, precisa ed armoniosa.
Allo stile si giunge attraverso l’allenamento tecnico, cioè attraverso la ripetizione costante, puntigliosa del singolo movimento fino a renderlo automatico e quasi indipendente dalla volontà.

 

·    L’allenamento basale o generico o funzionale

E’ fondato su tutti gli esercizi tendenti a migliorare le condizioni generali del soggetto. A questo scopo servono gli esercizi ginnici che determinano l’irrobustimento dei gruppi muscolari dell’addome, del torace e degli arti, lo sviluppo dei muscoli della respirazione e l’aumento del tono funzionale cardiorespiratorio: esercizi di marcia, corsa, salti, pre-attrezzistica, esercizi respiratori, ecc.
L’allenamento generico o basale o funzionale costituisce perciò la base di lavoro per ogni tipo di attività fisica; durante questa fase di attività si stabilisce la maggior parte di modificazioni anatomo-fisiologiche, che contraddistinguono l’organismo dello sportivo.
Le principali modificazioni organiche e funzionali cui tende l’allenamento basale, interessano essenzialmente l’apparato locomotore e la funzione cardiorespiratoria.
Le ossa diventano più robuste e resistenti per l’azione meccanica delle trazioni e delle pressioni esercitate dal peso del corpo e dalle contrazioni muscolari.
Le articolazioni diventano più elastiche e flessibili e acquistano capacità di movimenti più estesi, più facili e più rapidi.
I muscoli tendono all’ipertrofia, cioè a un aumento di volume delle fibre, specialmente in quelle masse muscolari poco attive nella vita sedentaria, e a un aumento di forza e di potenza, sia per il maggior accumulo locale di riserve energetiche, sia per la migliorata sensibilità agli impulsi nervosi.
Viene smaltito perciò il tessuto adiposo intermuscolare e sottocutaneo, per cui il muscolo assume una consistenza più dura ed elastica e diventa sempre più marcato ed evidente.
La pressione arteriosa tende a stabilirsi su valori massimi e minimi, generalmente più bassi di quelli del soggetto sedentario.
Il sangue presenta un aumento di globuli rossi.
I polmoni tendono ad aumentare di volume; si ha, inoltre, una diminuzione della frequenza degli atti respiratori (bradipnea), che si fanno più ampi e profondi; la capacità vitale può salire fino a 6-7 l. di aria.
A seguito di queste modificazioni si determinano:
-    l’irrobustimento della struttura scheletrico-articolare, condizione essenziale per l’espletamento di qualsiasi attività sportiva;
-      lo sviluppo dei muscoli atti a compiere movimenti rapidi e potenti e a sostenere sforzi fisici senza danno;
-      l’aumento del tono e della resistenza al lavoro del cuore, i cui meccanismi di compenso, in occasione di uno sforzo, entrano più rapidamente in azione;
-      il miglioramento delle capacità respiratoria del sangue che permette il trasporto attraverso l’organismo di maggiori quantità di ossigeno e di anidride carbonica;
-       la comparsa di un ritmo di funzioni respiratorie, efficacissimo nel ritardare la comparsa dell’affanno e nel superare agevolmente il “punto morto” durante lo sforzo.

·      Allenamento tecnico o specifico

 

E’ fondato su tutti gli esercizi tendenti a perfezionare la tecnica individuale del soggetto, allo scopo di portare al massimo le sue doti di forza, di agilità e di resistenza secondo l’esigenze del tipo di attività sportiva praticata.
Tali esercizi tendono quindi a esaltare il rendimento atletico di una determinata branca dello sport, nonché ad impostare e correggere lo stile dell’atleta. Essi costituiscono, pertanto, l’essenza stessa di una determinata attività sportiva e investono sia il fattore fisico, sia il fattore psichico del soggetto.
Vi sono sport che interessano quasi esclusivamente il sistema muscolare, sia quando richiedono movimenti veloci (atletica leggera in genere), sia quanto richiedono movimenti lenti e potenti (atletica pesante).
Altri sport richiedono, oltre all’attività del sistema muscolare, anche un notevole funzionamento cardiorespiratorio, ora potente e costante (gare di sci, nuoto, canottaggio, ciclismo, ecc.), ora alternato con periodi di sosta e relativo riposo (pugilato, lotta, calcio, ecc.).
Altri sport, infine, richiedono l’intervento notevole di fattori neuro-psichici, come l’intelligenza e la prontezza delle reazioni nervose, la calma, la particolare acutezza della vista (scherma, automobilismo, tiro, ecc.), oppure una speciale finezza e un preciso controllo dei movimenti (tuffi, sci acquatico, ginnastica artistica, ecc.)
L’allenamento specifico, perciò, assume caratteristiche diverse a seconda del tipo di sport verso il quale l’atleta è orientato.
In linea di massima, in questa delicata fase di preparazione fisica e morale, è particolarmente impegnata la funzione neuromuscolare e precisamente la coordinazione neuromuscolare.
I movimenti tendono a una perfezione sempre maggiore, sia perché compiono contrazioni muscolari nelle proporzioni e nei tempi voluti, sia perché si stabilisce una reciproca coordinazione degli atti volitivi e motori.
Ciò avviene per una migliorata sensibilità dei centri della ricezione periferica e per una facilitazione dei riflessi motori e psichici che portano all’effetto finale di creare meccanismi automatici di movimento.
I movimenti cioè, sganciati dall’attività cerebrale generalmente inibente, si svolgono con celerità e precisione.
La possibilità di coordinare perfettamente e di eseguire con precisione e velocità i vari movimenti è quindi lo scopo essenziale dell’allenamento specifico.
Dipende poi dalle particolari caratteristiche costituzionali del soggetto avere la “classe dell’atleta”, cioè la possibilità di eccellere in una determinata attività fisica, fino al superamento dei limiti della media ed al raggiungimento di quelle eccezionali prestazioni che laureano il “campione”.
L’allenamento sportivo consta quindi in due fasi: la prima tende a mettere il soggetto nelle condizioni di poter sostenere senza danni lo sforzo fisico; la seconda a far raggiungere all’atleta la perfezione tecnica e stilistica nella specialità in cui si è impegnato.
In realtà, però, non è mai possibile una netta separazione delle due fasi di preparazione, in quanto, anche durante i gradi più avanzati di specifica attività, è sempre necessario il mantenimento di buone condizioni fisiche di base.

 

 

Un allenamento razionale potrebbe essere raffigurato, sviluppando il suo andamento nel tempo, con il seguente diagramma:


allenamento
In esso notiamo:
-       una fase ascendente (AB), graduata nel tempo, che segna l’esecuzione del lavoro progressivo sotto stretto controllo medico, allo scopo di individuare, sin dalle prime manifestazioni, gli eventuali fenomeni di affaticamento (allenamento basale): ogni errore di dosaggio del lavoro, per eccessiva fretta di raggiungere lo stato di “condizione” viene pagato con maggiore perdita di tempo, perché occorre interrompere l’allenamento, smaltire gli effetti dell’affaticamento e poi ricominciare;
-    una seconda fase (BC) che segna una costante nella continuità dell’allenamento e un dosaggio esatto della quantità di lavoro giornaliero; durante questa fase, in cui è stato raggiunto lo stato di “condizione”, il soggetto acquista doti tecniche e stilistiche particolari, tendenti al massimo rendimento sportivo (allenamento specifico);
-   una successiva fase discendente (CD), corrispondente ad un periodo (24-48 ore) di ridotta attività che precede la prestazione agonistica;
-    una fase ascendente (DE), corrispondente al rendimento della prestazione agonistica; il vertice “E” è tanto più alto quanto più l’atleta è in “forma”;
-    infine, una fase discendente (EF) corrispondente al riposo psichico e fisico dopo la prestazione; è di durata relativamente breve ed è commisurata allo sforzo ed allo “stato di condizione” dell’atleta.
Seguendo tale schema di allenamento, le modificazioni organiche e funzionali da esso indotte nell’organismo, acquistano un carattere pressoché permanente e l’atleta è sempre pronto, o è pronto in breve tempo (5 giorni), all’evento agonistico successivo (FG-GH-HI-IL-LM).
Sospendendo ogni attività, lo “stato di condizione” dell’atleta comincia a regredire (in genere dopo il quinto giorno di inazione) e si può ritenere che dopo un mese di inattività il soggetto abbia perduto definitivamente gli effetti dell’allenamento.
Da quanto detto si deduce che ogni “exploit” sportivo dipende da due fattori fondamentali:
I.    qualità atletiche dell’individuo, intese come costituzione fisica e morale dell’interessato e come allenamento allo sforzo in genere;
II.    qualità tecniche, intese come adattamento dei mezzi fisici dell’atleta alle caratteristiche particolari di un determinato sport.
Pertanto, buoni risultati si otterranno solo quando questi due fattori verranno potenziati al massimo ed armonicamente.
Stabilito che il rendimento dell’atleta dipende dall’allenamento atletico e dall’allenamento tecnico, è necessario curarli entrambi non trascurando, nel contempo, la preparazione morale dell’atleta.

 

Coloro i quali ritenevano, il famoso Zatopek, un fenomeno vivente, hanno ricevuto dallo stesso atleta questa risposta che, per brevità ed incisività, delineava il problema di ogni allenatore: “I miei record non hanno nulla di eccezionale”. Trovate…Trovate un sistema di allenamento migliore di quello da me praticato e mi batterete”.
Nell’allenamento non c’è posto per l’improvvisazione. Tutto è frutto di ricerche, applicazione, organizzazione ed esperienza.
Negli ultimi tempi si sono, particolarmente, affermati i seguenti metodi di allenamento:
-      “Interval Training” o allenamento frazionato;
-      “Circuiti Training” o allenamento a circuito.

E’ il metodo, generalmente, più diffuso ed è nel complesso di semplice attuazione.
Consiste nel far percorrere ad un atleta, nella stessa seduta di allenamento, una o più distanze stabilite, un certo numero di volte, con breve riposo fra una corsa e l’altra.
L’ Interval Training è, in ultima analisi, un metodo di condizionamento fisico particolarmente indicato per il miglioramento delle condizioni interne dell’organismo.
Infatti, la ripetizione di prove a determinate scadenze, sempre inferiori alle possibilità effettive dell’atleta e intervallate con esercizi di minore impegno, tende a riportare il battito cardiaco all’optimum per la prova successiva.
Con l’Interval Training si sviluppa, quindi, una ginnastica circolatoria che tonifica il cuore e facilita le funzioni interne ad esso collegate.
I problemi posti da questo tipo di allenamento sono:
-       scelta della distanza (o frazione di essa) nel percorso di gara sulla quale effettuare l’allenamento;
-       definizione della velocità con la quale si deve percorrere la distanza prescelta;
-       determinazione della durata dell’intervallo fra una corsa e l’altra;
-        scelta delle attività da svolgere durante l’intervallo.
A seconda dell’effetto ricercato, è possibile fissare delle costanti ed agire su una variabile, in modo da ricavare delle formule di allenamento strettamente individuali e adatte al singolo atleta.

Questo metodo tende a sviluppare con gradualità la capacità vitale e la potenza muscolare dell’individuo, in base al principio che il muscolo si sviluppa in dimensioni e potenza, solo se sollecitato sino al limite delle proprie capacità (Overlaal, Principle).
Si attua, di massima, mediante l’effettuazione di esercizi opportunamente scelti in relazione alle condizioni dell’individuo ed agli scopi perseguiti e ripetuti seconda una successione prestabilita con particolari modalità esecutive.
Comprende:
-    una fase di apprendimento degli esercizi;
-    la compilazione di schede individuali di rendimento;
-    l’esecuzione dell’allenamento.
Scopo dell’allenamento è quello di ottenere che il partecipante riesca a superare la prova, secondo le suddette modalità, impegnando in ogni seduta di allenamento un tempo inferiore a quello della seduta precedente.
Il metodo si applica facendo eseguire il percorso di prova per tre volte successive, correndo senza mai sostare.
Il circuito training:
-    offre la possibilità di allenare individualmente un gran numero di partecipanti in contemporaneità di tempo e nella stessa località;
-    può essere praticato indifferentemente all’aperto ed in ambiente chiuso;
-    richiede attrezzature facilmente approntabili;
-    consente ai partecipanti di esercitarsi da soli in base al programma di lavoro redatto;
-    dà modo all’insegnante di seguire con facilità l’attività degli atleti;
-    rende possibile, in breve tempo, la realizzazione di risultati notevoli tanto più apprezzabili in quanto sono rilevabili dagli stessi interessati.

 

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