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Categoria: SERBIA

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La Serbia principato (1830-1882)

La Serbia di Miloš territorialmente è ben lontana dall’avere limiti e centri di gravità identici a quelli della Serbia dei Nemanja. Nel procedere dei secoli i centri vivi e propulsivi della vita nazionale si erano spostati a Nord. Karagjorgje e Miloš operano quasi esclusivamente nella Šumadija, piccola regione di non più che 25.000 kmq, immediatamente a Sud del Danubio, con Kragujevac nel centro. Questa fu la Serbia di Miloš, nuovo nocciolo, come la Rascia ai tempi dei Nemanja, al quale si salderanno le altre regioni fatte nei secoli estranee alla vita ed allo spirito serbo.

Prima però che questo potesse avvenire, occorreva rinsaldarsi politicamente, assestarsi economicamente, incrementare, anzi creare, una cultura serba, sì che in ogni senso potessero svilupparsi forze centripete. Miloš non aveva le qualità necessarie ad agire in questo senso. Agl’interessi e ai bisogni nazionali egli anteponeva gl’interessi personali e dinastici. Nessuna differenza, nello spirito e nei mezzi, tra il suo regime e quello dei pascià che lo avevano preceduto.

La Serbia sotto di lui si avviava a diventare una monarchia assoluta. A tale tendenza si opposero in continue rivolte i nobili e le potenze sovrane, Turchia e Russia, che nel 1838 fecero in modo che a lato del principe fosse istituita una camera vitalizia con poteri assai lati. Miloš, sdegnato, il 12 Giugno 1839 abdicò a favore del figlio Milan e abbandonò la Serbia. Milan, dopo 16 giorni di non esercitato potere, morì e il principato toccò al figlio minore, Michele.

Michele continuò tenacemente la politica paterna e cercò in ogni modo di governare al difuori e al disopra della camera. Si sviluppò tra il principe e gli «Ustavobranitelji» (difensori della costituzione), sempre a base di insurrezioni armate, un’aspra lotta che nel 1842 terminò con la destituzione degli Obrenović e il richiamo dei Karagjorgjević nella persona del principe Alessandro. Alessandro governò dal 1842 al 1858 senza poter però dare al paese pace e concordia, anzi riscuotendo, per le sue tendenze autostrofile e turcofile, l’opposizione di fortissime correnti, sì che anch’egli nel 1858 dovette ritirarsi per cedere un’altra volta il potere agli Obrenović.

Intanto nel 1856 il Congresso di Parigi, dopo la guerra di Crimea, aveva sostituito al protettorato russo la garanzia delle grandi potenze.In quegli anni il prestigio della Skupština (assemblea popolare) crebbe assai e largamente penetrarono le idee liberali, sì che al nuovo avvento degli Obrenović la tradizionale lotta tra il principe e i partiti costituzionali poteva dirsi risolta in favore di questi ultimi. Dal 1858 al 1860 tenne il potere l’«antico signore» Miloš, e dal 1860 suo figlio Michele, già spodestato nel 1842.

Il governo di Michele fu dei più brillanti.

Creò l’esercito; liberò il principato da ogni residuo di sovranità turca; intavolò normali relazioni con le potenze estere innestando la Serbia come elemento attivo nel giuoco diplomatico europeo; stabilì intese con gli Slavi dell’Austria, della Bosnia-Erzegovina, del Montenegro, promuovendo in tutti la coscienza della comune anima etnica e suscitando vive aspirazioni all’unità; si volse agli stati balcanici e fece considerare il disegno di un’alleanza e federazione antiturca; visse intensamente nell’atmosfera delle correnti liberali e irredentistiche, avendo contatti non solo ideali, con Kossuth e i patrioti italiani. Tutto faceva presentire grossi avvenimenti quando, il 10 Giugno 1868, un emissario dei Karagjorgjević lo assassinò.

L’azione subì un immediato arresto. Seguirono quattro anni di piatto governo di reggenza, poi, dal 22 Agosto 1872, il principato di Milan. Nel 1875, affatto impreparata, la Serbia fu sorpresa dalla insurrezione antiturca dei Bosniaci, a lato dei quali, quasi suo malgrado, dovette intervenire col Montenegro e, più tardi, con la Russia. La campagna, nonostante l’affluire di volontari, anche garibaldini italiani, si risolse in una serie di sconfitte.

La Serbia fu costretta a chiedere la pace, mentre la Russia, per assicurarsi la neutralità dell’Austria nella futura guerra contro la Turchia, le abbandonava nel convegno di Reichstadt dell’8 Luglio 1876 la Bosnia- Erzegovina.

Quando l’anno dopo la Russia prese le armi, i Serbi le furono nuovamente a fianco, conseguendo questa volta notevoli successi e ottenendo nel trattato di Santo Stefano (3 Marzo 1878) i distretti di Niš e Mitrovica.Ma, contro questo trattato, che a danno degl’interessi inglesi e del prestigio austro-tedesco stabiliva una prevalenza russa nei Balcani e a danno degli stati balcanici consacrava una grande Bulgaria, si misero subito in azione le potenze occidentali convocando il Congresso di Berlino, che, con il trattato del 13 Luglio 1878. smembrò la Bulgaria e ampliò la Serbia di atri quattro distretti.

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