SCUOLA SCIENTIFICA TESLIANA DI NATUROPATIA OLISTICA

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CENNI STORICI SUL CADORE

ANNO 1917

Più lunga ancora che nell’inverno precedente fu la sosta delle operazioni, per il protrarsi delle nevi e delle intemperie; valanghe frequenti e micidiali popolarono di nuove, numerose croci i solinghi cimiteri di guerra delle vallate.

Durante l’anno 1917 non si ebbero, del resto, nella zona della 4ª Armata, che azioni di dettaglio, con l’intento precipuo di mantenere sempre desto negli animi lo spirito offensivo e di migliorare le situazioni tattiche.

Ricorderemo, tra queste, la conquista di una seconda, importante cima del gruppo di Costabella, compiuta il 4 marzo del ’17 da un nucleo del citato Gruppo Garibaldi; un bel colpo di mano di reparti della Brigata Alpi e del Battaglione alpini Val Cordevole, il 21 settembre, sulla Forcella Serauta (Marmolada); la conquista della cosiddetta Piramide Nevosa, oltre la vetta del monte Sief, che fu scalata il 20 settembre da reparti della Brigata Reggio, ma non si poté poi mantenere.

Due volte il nemico tentò, il 14 gennaio ed il 17 settembre, di far saltare le nostre posizione della Cengia Martini sul Piccolo Lagazuoi, ma entrambe le volte, sia per l’assidua vigilanza delle nostre truppe, sia per nostri tempestivi lavori di contromina, l’insidia fu sventata. Il 21 giugno, per contro, fummo noi a far brillare, nella stessa zona del Piccolo Lagazuoi, una potente mina, che permise l’occupazione della quota 2668.

La grande offensiva austro-tedesca,infine, dell’ottobre 1917 ebbe il suo inizio nella zona della 4ª Armata, all’alba del 21 ottobre, con un attacco diversivo, sferrato da truppe in prevalenza germaniche contro le nostre posizioni di monte Piana, presidiate dal 54° Fanteria.

Riuscì all’avversario di impadronirsi di un nostro vasto trinceramento detto “Ghirlanda”, ma due giorni dopo, con un impetuoso contrattacco, il III battaglione di quel reggimento riconquistava completamente la posizione.

I dolorosi avvenimento che in quella fine di ottobre si svolsero sulla fronte Giulia costrinsero le truppe della 4ª Armata ad abbandonare quelle montagne e quelle vallate del Cadore – ove esse avevano dato tante prove di valore e di sacrificio – per accorrere a difendere  il monte Grappa, pilastro della nostra nuova linea.

Il vasto movimento di ritirata, iniziato il giorno 2 novembre, si compì il 10 dello stesso mese, e fu segnato da qualche increscioso episodio, come quello di Longarone, ove forze nemiche, improvvisamente sboccate dal Passo di sant’Osvaldo, riuscirono a tagliare la ritirata a una nostra colonna, catturando parecchie migliaia di prigionieri.

Il grosso delle forze, tuttavia, raggiunse le nuove posizioni assegnatele, e la Vecchia Armata del Cadore costituì il primo nucleo di quell’Armata del Grappa, che meritò d’essere definita “fascio infrangibile d’anime più che di baionette”.

Per un anno circa il forte Cadore, terra di libertà e di avite glorie, dovette subire l’onta del giogo straniero, ma ai primi di novembre del ’18 le nostre truppe vittoriose, precipitandosi dalle balze del Grappa nel grande solco Fonzaso-Feltre-Belluno, dietro al nemico in fuga, portavano l’annunzio della liberazione.

Ed il 4 novembre il tricolore sventolava sui termini sacri del confine che natura assegnò alla Patria e le anime di Tiziano Vecellio e di Pier Fortunato Calvi, numi indigeti, salutavano al fine

……….. il trionfo d’Italia,

assunta novella tra le genti.

Tratto da:

CENNI STORICI SUL CADORE

edito dalla

BRIGATA ALPINA CADORE

SM – UFFICIO OAIO

Generale di Brigata (ris) Antonio GELSOMINO

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